Giù le mani

Appena salta fuori qualche
politico corrotto, salta su
qualche partito con l’i-
deona di ripristinare il finanzia-
mento pubblico. Infatti ora, in
pieno scandalo Ue-Qatar, il Pd
vuole raddoppiare i finanzia-
menti indiretti, assegnando ai
partiti anche il 2 per mille delle
tasse dei cittadini che non voglio-
no. E Articolo 1 vuole tornare ai
finanziamenti diretti pre-2013.
Lo slogan implicito è: “Così non
rubiamo più”. Ma, a parte il fatto
che rubare è proibito dal VII co-
mandamento e dai codici penali
di tutto il mondo dalla notte dei
tempi, le euromazzette non fini-
vano ai partiti. Bensì nelle tasche
di singoli eurodeputati e porta-
borse. E soprattutto non c’è alcu-
na prova dell’equazione “più fon-
di pubblici, meno mazzette”. An-
zi, c’è la prova del contrario: il fi-
nanziamento pubblico fu varato
nel 1974 con lo scandalo petroli,
quando i pretori genovesi Alme-
righi, Brusco e Sansa scoprirono
che i partiti erano sul libro paga
dell’Unione petrolifera, che ogni
anno girava loro una percentuale
sugli sconti fiscali votati in Parla-
mento. Da allora i miliardi statali
non impedirono ai partiti di con-
tinuare a foraggiarsi illegalmente
con tangenti da imprenditori in
cambio di appalti pilotati e altre
marchette; fondi neri di aziende
di Stato gestite da loro manuten-
goli; dollari americani (alla
Dc&alleati) e rubli sovietici (al P-
ci). Nel 1992, quando scoppiò
Tangentopoli, i partiti ricevevano
fondi pubblici legali (dal finan-
ziamento statale) e illegali (da Iri,
Eni, Enel, municipalizzate ecc);
fondi privati legali (quelli regi-
strati nei bilanci delle imprese e
nel registro dei partiti in Parla-
mento) e illegali (tangenti e fi-
nanziamenti occulti). Perciò, al
referendum del ’93, gli italiani
votarono in massa per abolire il
finanziamento pubblico.
Questo però, appena uscito
dalla porta, rientrò dalla finestra
travestito da “rimborsi elettorali”.
Che, calcolati a forfait e senza ri-
cevute, coprivano 4-5 volte le spe-
se per le elezioni. E aumentavano
di anno in anno con voti biparti-
sa n, fino a diventare una tas-
sa-monstre di 10 euro l’anno per
ogni elettore (contro 1,1 del ’93).
Nel 2009 la Corte dei conti rivelò
che in 15 anni i partiti avevano
prelevato 2,2 miliardi di euro dal-
le casse dello Stato. Nel 2013, per
frenare l’avanzata dei 5Stelle, il
governo Letta passò al finanzia-
mento pubblico indiretto e volon-
tario: chi vuol aiutare un partito
gli devolve il 2xmille delle tasse.
Soluzione ragionevole, che obbli-
ga i partiti a curare il rapporto con
gli elettori per meritarsi il loro so-
stegno: chi non ha elettori o se ne
guadagna il disprezzo, peggio per
lui. Tornare al vecchio magnama-
gna, oltreché vergognoso, sareb-
be suicida. Lo slogan “Così non
rubiamo più” verrebbe subito tra-
dotto: “Siccome i nostri rubano,
noi derubiamo gli italiani”.