Taglio alle tariffe grazie alla convenzione regionale

ENTRO l’estate cesseranno i viaggi della speranza fuori regione per i malati che hanno bisogno della camera iperbarica. E cesseranno anche i ‘salassi’ da 93 euro a seduta per chi decideva di curarsi a Fano, nel centro clinico privato che è l’unico delle Marche. Grazie alla convenzione con la Regione, «si pagherà un ticket di 36 euro per 8 sedute». Parola del consigliere Federico Talè, membro della IV Commissione Sanità e Politiche Sociali che, con il coinvolgimento del presidente Luca Ceriscioli, di Lucia di Furia (dirigente del Servizio Salute Regionale) e di Alessandro Marini (direttore generale Asur), ha portato avanti il lavoro necessario per raggiungere l’obiettivo. «In questo modo – assicura Talè – tutti i malati marchigiani porranno usufruire in regime di ticket delle cure messe a disposizione da questa forma terapeutica, che non riguarda solo le emergenze da intossicazione da monossido di carbonio, embolia gassosa arteriosa e incidenti da decompressione, ma anche infezioni dei tessuti molli, ferite o piaghe torbide, patologie ossee, trapianti cutanei a rischio e molte altre problematiche».

LA CAMERA iperbarica è quella dell’ambulatorio di ossigenoterapia della Iperbarica Adriatica srl, in via Delle Querce 7, zona ex zuccherificio. «L’unica delle Marche – precisa Talè – anzi, di più: la sola in tutta la dorsale adriatica fra Ravenna e Bari, con l’aggiunta che le regioni Abruzzo e Umbria ne sono completamente sprovviste. Parliamo di una realtà che opera dal 1997, a cui manca ancora il convenzionamento, e ciò determina enormi problematiche per i pazienti».

TANTO per essere chiari: adesso chi si rivolge alle cure di questa struttura paga 93 euro a seduta, con un rimborso di 41 euro se residente nelle Marche, mentre con la convenzione l’utente arriverà con la ricetta rossa e pagherà un ticket di 36 euro per 8 sedute. «Oggi come oggi – argomenta Talè – il flusso di malati marchigiani verso Ravenna è altissimo e, aspetto ancora più grave, molti altri non intraprendono neppure questo viaggio della speranza rinunciando a terapie che potrebbero essere di fondamentale importanza, oppure – conclude – le intraprendono da noi e poi le interrompono a metà per insufficienza di risorse».