Di Maio propone il governo «chiavi in mano»

Alleanze, limite dei due mandati, Europa. Luigi Di Maio sta ancora battendo il nord del paese e proprio nel corso di una giornata che ha avuto il suo snodo centrale nell’incontro con i piccoli e medi imprenditori della Cna di Milano, il candidato premier del Movimento 5 Stelle ha affrontato alcune delle questioni ineludibili che la sua formazione si trova davanti.

NEL M5S L’OBIETTIVO è sempre quello: prendere il 40% dei voti per ottenere la maggioranza dei parlamentari. Ma sanno che difficilmente questa condizione si realizzerà. E allora scatta il piano B: se il M5S sarà il primo partito, Di Maio punterà a ricevere l’incarico cercando una maggioranza. «Vogliamo presentare la nostra squadra di governo prima del voto – spiega il vicepresidente della camera – Poi, la sera delle elezioni faremo un appello a tutte le forze politiche per metterci insieme sui temi e non sugli scambi di poltrone. Quindi sia chiaro: eliminiamo dal vocabolario le parole alleanza o coalizioni». I grillini, è noto, immaginano uno schema a due forni, con Liberi e Uguali da una parte e una Lega svincolatasi da Berlusconi dall’altra. A questi verrebbe sottoposto un pacchetto già chiuso: sostenere un esecutivo già definito, non oggetto di trattativa. Da questa condizione parrebbe ragionevole considerare che la squadra sarà composta soprattutto da tecnici, al contrario di quanto sostenuto solo fino a qualche mese fa. «Faremo presente chi sono i nomi dei nostri ministri e del nostro presidente del consiglio, che sono io», spiega ancora Di Maio.

LA STRATEGIA RISULTA ardita ma caratterizzerebbe l’ultima occasione del leader grillino di andare al governo, visto che lui stesso ha ribadito che anche in caso di stallo e ritorno al voto, la prossima per lui sarà l’ultima legislatura. «Il vincolo dei due mandati non si tocca, è il nostro asset principale», ribadisce Di Maio. La questione è caldissima e tutt’altro che scontata. Proprio in questi giorni il sindaco di Pomezia Fabio Fucci ha manifestato la sua volontà di ricandidarsi, sforando il vincolo e dunque ponendosi al di fuori del M5S. Nel suo caso, il primo mandato era stato da semplice consigliere comunale ed era durato solo un anno. Fucci dunque ambirebbe a completare il suo lavoro percorrendo un ciclo amministrativo di dieci anni. Oltre alla faccenda dei due mandati, nel M5S ci sono altre regole che, incrociate con la nuova legge elettorale, rendono ingarbugliatissima la composizione delle liste, come il tetto di quarant’anni per candidarsi alla Camera (oltrepassato da molti dei deputati uscenti) e l’obbligo di presentarsi nelle liste del comune di residenza.

TUTTI PALETTI che configurano una sorta di percorso a ostacoli per le aspirazioni di riconferma della nutrita truppa grillina. Di Maio ha ribadito anche il rispetto di quest’ultima norma: «Bisogna conoscere il territorio per candidarsi e non usare i paracadute in giro per l’Italia». Si è poi esercitato sulla questione europea. Alla domanda su cosa voterebbe ad un eventuale (e al momento incostituzionale) referendum sull’euro, ha risposto che sarebbe per l’uscita.

POI HA CHIARITO, sfumando non di poco: la consultazione dovrebbe esserci in casi estremi: «Noi vogliamo portare più ricchezza nelle tasche degli italiani e si può farlo restando nell’euro accogliendo le nostre proposte. Ma se l’Europa sarà rimasta sorda a tutte le nostre richieste, non sacrificheremo la ricchezza e il benessere degli italiani sull’altare dell’euro», ha scritto su Facebook dopo che la sua posizione aveva sollevato un vespaio di polemiche ed era stata battuta dalle agenzie internazionali.