domenica 21 Luglio 2024
Energia

Il coronavirus ucciderà l’auto elettrica?

Le nubi cupe che si addensano sull’industria mondiale dell’auto rischiano di trasformare il 2020 in una riedizione della crisi di un decennio fa, forse persino peggio. Sul fronte dell’offerta, prima la chiusura totale della Cina per il Covid-19 poi quella di Europa e Nordamerica hanno congelato le catene globali dell’automotive, mettendo in crisi i piani di tutti i costruttori. Stesso copione dal lato della domanda, con i consumatori costretti a rinviare qualsiasi acquisto se non quelli dei beni di prima necessità.

I venti contrari…
In uno scenario simile, che ne sarà dell’auto elettrica? I motivi per essere pessimisti non mancano: la contrazione dei margini potrebbe costringere le case a rinviare i costosi investimenti green e il lancio di nuovi modelli; la crisi economica comprimerà i redditi medi e con essi l’acquisto di auto premium come quelle «alla spina»; il crollo dei prezzi del petrolio renderà più economiche le auto a benzina e diesel. Infine le difficoltà finanziarie dei costruttori potrebbero convincere l’Unione Europea a rinviare gli sfidanti obiettivi di riduzione delle emissioni.

… e quelli favorevoli
Tutti scenari plausibili, è vero. Ma secondo la maggior parte degli analisti interpellati dal Sole 24 Ore, se una frenata della corsa all’elettrico è possibile nel breve termine, la tendenza di fondo non cambia e anzi nel quadro fosco dell’automotive globale il settore a zero emissioni potrebbe essere l’unica parziale eccezione. Questo per un mix di fattori che comprendono gli investimenti già realizzati dai costruttori, il quadro regolamentare europeo, gli incentivi fiscali dei governi e forse anche le scelte dei consumatori, che nonostante la crisi potrebbero continuare a premiare i veicoli green.

Processo irreversibile
La trasformazione dell’auto da termica ad elettrica passando dall’ibrido plug-in è dunque un processo irreversibile e sostanzialmente anelastico rispetto alla difficile congiuntura generata dall’emergenza coronavirus.
Negli ultimi anni le maggiori case automobilistiche hanno investito ingenti risorse finanziarie nei programmi per la produzione in massa di Bev (Battery electric vehicles) con una roadmap precisa per il lancio dei modelli. Una tabella di marcia che l’emergenza virus potrebbe ritardare ma non interrompere perché in ballo ci sono decine di miliardi e la sopravvivenza delle stesse case automobilistiche, che hanno la necessità di recuperare almeno parte gli investimenti e dunque devono continuare a produrre e vendere i nuovi modelli elettrici.
La produzione della Id.3, il modello nativo elettrico di Volkswagen, nello stabilimento tedesco di Zwickau, in Sassonia (foto di Mario Cianflone)
La produzione della Id.3, il modello nativo elettrico di Volkswagen, nello stabilimento tedesco di Zwickau, in Sassonia (foto di Mario Cianflone)

Investimenti già fatti
«Prima del Covid-19 avevamo previsto per le società quotate europee investimenti totali per 75 miliardi nel 2020 – osserva Mike Dean, esperto del settore auto per Bloomberg Intelligence – Ora ci aspettiamo un taglio di almeno il 25% ma crediamo che i progetti nell’elettrico resteranno prioritari». «Non dimentichiamo – concorda Matthias Schmidt, analista dell’auto specializzato nel comparto elettrico – che la gran parte degli investimenti sull’elettrico è già stata fatta e dunque il problema per ora non si pone. Il prossimo traguardo fissato dall’Unione Europea è il 2025, quando le emissioni dovranno essere ridotte di un altro 15% rispetto al 2021, ma è una data che offre un minimo di margine ai produttori».

La costosa piattaforma-gioiello di Volkswagen
I costruttori hanno iniziato a produrre una nuova generazione di vetture elettriche a lunga autonomia. Il gruppo Volkswagen ha messo sul piatto circa 45 miliardi di euro sulle elettriche pure. Ha creato una piattaforma modulare battezzata Meb (Modulare Elektrifizierungsbaukasten), che sfrutta il concetto di massima modularità introdotto 7 anni fa con la famosa Mqb, che permette di costruire stile Lego decine di modelli diversi. Meb è studiata solo per le vetture 100% elettriche di ogni marca del gruppo (Seat, Skoda e Audi).

Le native elettriche Id.
Tecnologicamente è un gioiello ma per essere redditizio deve diventare la base per milioni di vetture: il gruppo tedesco punta a superare il milione di full electric entro i prossimi 5 o 6 anni. Il gigante di Wolfsburg ha iniziato la rivoluzione con la nuova gamma Id., composta da vetture che, basate su piattaforma Meb, sono native elettriche. Le Id. rappresenteranno la terza era di Volkswagen dopo il maggiolino e la Golf. Il primo modello, la Id.3, una media cinque porte, è in produzione a Zwickau, il più grande stabilimento di auto elettriche di Vw con una capacità di 330.000 veicoli l’anno, più di ogni altra fabbrica del gruppo. E guarda caso è stato il primo a riaccendersi nella fase 2 post Covid.

I piani di Audi e Bmw…
Per restare nel gruppo tedesco Audi già produce due suv anti-Tesla (e-tron ed e-tron Sportback) mentre Porsche la Taycan. Sempre in Germania Mercedes ha creato la gamma di auto elettriche EQ, frutto di un piano per decine di miliardi, Mentre Bmw, che sugli ioni di litio punta da 10 anni con la prima i3, sta per lanciare sul mercato la i4 e la variante alla spina del suv X3. Insomma in Germania l’auto elettrica va avanti e compete con la celebrata Tesla di Elon Musk.
LA CLASSIFICA DELLE CASE

Auto elettriche pure (Bev), quota di mercato per costruttore in Europa occidentale nel primo trimestre 2020. (*) Renault-Nissan-Mitsubishi – (Fonte: schmidtmatthias.de)

… e quelli di Psa, Fca e Renault
Lo stesso avviene in Francia con Psa (Peugeot, Citroën, Opel e Ds), che ha avviato un irreversibile processo per l’auto elettrica. Il gruppo utilizza una piattaforma battezzata Cmp (Common modular platform). È un’architettura “multi energy” per auto compatte che supporta powertrain termici o elettrici e, infatti, dà vita a vetture come Opel Corsa, Peugeot 208, 2008 e Ds3 Crossback progettate fin dall’inizio per muoversi con combustibili fossili o con l’energia degli ioni di litio. Ci saranno poi le future elettriche create con Fca dopo l’integrazione tra i due gruppi. E intanto Fiat ha lanciato la Nuova 500 ed è pronta a sfidare la Mini a batterie.

Il gruppo Renault, che sull’elettrico ha investito oltre 10 miliardi in tempi non sospetti, sta rinnovando la gamma con la prima Dacia a ioni di litio, mentre l’alleato Nissan è leader nelle auto alla spina con la Leaf e sta per lanciare nuovi modelli. E non bisogna dimenticare il gruppo Hyundai (insieme a Kia) che vende e produce, anche in Europa, modelli elettrici e ne ha altri in fase di lancio.

L’eccezione Toyota
Toyota è un caso a parte. Il gigante nipponico, leader e pioniere dell’ibrido, sta approcciando il mondo delle Bev con il suo marchio Lexus e sta lavorando in collaborazione con Mazda anche sul fronte delle batterie a stato solido. Tuttavia Toyota continua a scommettere sulle elettriche con cella a combustibile a idrogeno (Fuel cell electric vehicles).

La spada di Damocle delle maxi-multe
L’auto elettrica insomma non è più un oggetto alieno: fa ormai parte della gamma dei costruttori al pari di ogni altro tipo di motorizzazione. Tutta questa offerta crescente è funzionale ad evitare le multe Ue per le emissioni di CO2. Le case sono infatti sotto pressione per i limiti sempre più stringenti imposti dall’Unione Europea. Da quest’anno non possono emettere in media più di 95 grammi di CO2 per chilometro. «Sono obiettivi sfidanti – osserva Aleksandra O’Donovan, capo del team auto elettrica di Bloomberg New Energy Finance – e per centrarli non c’è alternativa al rapido aumento delle vendite di auto elettriche. Per raggiungere i target 2020 della Ue la loro quota non potrà essere inferiore al 4-6% del mercato. Insomma, la strada è segnata».
IL RISVEGLIO DEI BIG EUROPEI

Elettrico unica nota positiva in un mercato da brividi
Un’offerta tanto ampia e articolata in ogni segmento è funzionale non solo al rispetto dei limiti regolamentari ma anche alla domanda: il crollo del mercato dell’auto nei grandi Paesi europei ha già mostrato che l’unica frazione in crescita è stata quella dell’auto elettrificata.

Nel primo trimestre le vendite di veicoli elettrici nell’Unione Europea sono salite del 117% grazie al traino dei marchi premium – a fronte di un crollo del 26% del settore auto generale – e la loro quota di mercato nel continente è quindi salita all’8% (considerando elettrico più plug-in). «Il secondo trimestre – prevede Mike Dean, analista del settore auto per Bloomberg Intelligence – sarà quello più difficile, prevediamo un segno meno anche per le elettriche e questo metterà a rischio i target europei di riduzione della CO2. Nel secondo semestre la ripresa sarà frenata dai ritardi nel lancio di nuovi modelli. Nel complesso del 2020 tuttavia prevediamo un aumento delle vendite di auto elettriche in Europa rispetto al 2019».

Contraccolpo limitato
La crisi economica dunque potrebbe pesare sulla domanda dei prossimi mesi, ma poiché gran parte dell’offerta di elettrico si colloca nella fascia premium del mercato il contraccolpo potrebbe essere minore. «In tempo di risorse economiche scarse si spende con molta attenzione e si cerca una tecnologia destinata a durare – afferma Fabio Orecchini, ordinario di sistemi per l’energia e l’ambiente all’Università degli Studi Guglielmo Marconi -. Questo nell’auto significa elettrificazione. Inoltre, la maggior parte delle case ha ormai un’offerta così ampia da avere tutto l’interesse a continuare a spingere l’elettrico».

La Cina proroga gli incentivi
Un aiuto alle vendite di auto green potrebbe arrivare dai governi (con l’eccezione degli Stati Uniti dove l’amministrazione Trump ha allentato i limiti sulle emissioni). Negli ultimi anni gli incentivi fiscali all’acquisto di veicoli a basse emissioni sono stati decisivi per il decollo del mercato in Europa e Cina. Pechino – che appena ha ridotto gli aiuti ha visto crollare le vendite nel 2019 – ha da poco deciso di estendere di altri due anni gli incentivi fiscali per l’acquisto di veicoli a nuova energia. Gli aiuti saranno prorogati fino al 31 dicembre 2022 con una mini-riduzione del 10% e saranno concessi solo per i veicoli che costano fino a 300mila yuan (circa 42mila dollari). Il nuovo tetto ha spinto Tesla a ridurre il prezzo della sua Model 3 per rientrare negli incentivi. Il mercato cinese, dopo un primo trimestre molto negativo per l’elettrico, mostra i primi segnali di ripresa.

La Germania pensa a una rottamazione green
Misure simili sono già in vigore in diversi Paesi europei, e altri potrebbero seguire. Le case tedesche stanno premendo sul governo perché adotti un nuovo piano di rottamazione per sostenere il mercato. L’Esecutivo, che il 5 maggio ha incontrato i Ceo di Volkswagen, Bmw e Daimler, si è detto disponibile, a patto che gli incentivi siano legati ai consumi di CO2. Uno schema del genere, al quale sta pensando anche la Francia, potrebbe dare una grossa spinta agli acquisti di elettriche e plug-in.
IL SORPASSO DELL’EUROPA SULLA CINA

Immatricolazioni di veicoli elettrici puri (Bev) in Europa occidentale e Cina (i dati cinesi includono i veicoli commerciali) in migliaia di unità. (Fonte: Associazione cinese dei produttori di auto, elaborazioni di Matthias Schmidt)
IL SORPASSO DELL’EUROPA SULLA CINA

I vincoli Ue alle emissioni
Il fattore ambientale sarà in effetti decisivo. Gli ambiziosi limiti alle emissioni di CO2 imposti dall’Unione Europea restano il principale “motore” della transizione all’elettrico. La crisi potrebbe convincere Bruxelles ad allentarli? «Non credo – risponde Matthias Schmidt – I big francesi e tedeschi hanno dichiarato che non chiederanno slittamenti. Questo perché hanno già fatto gli investimenti necessari a entrare nei limiti».

«Non solo – aggiunge O’Donovan – ma un allentamento dei limiti sulle emissioni sarebbe in contrasto con l’agenda di decarbonizzazione espressa dal Green New Deal. La Commissione Europea è convinta che ogni nuovo pacchetto di stimoli debba essere finalizzato a investire in una economia sostenibile e non nel business as usual».

La rotta dunque è tracciata. «All’uscita dal Covid-19 – conclude Orecchini – le urgenze ambientali saranno ancora lì ad aspettarci. La soluzione chiave per l’ambiente è nella riduzione del consumo di combustibili fossili e nell’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia, che nella mobilità ha come principale mercato proprio l’auto elettrica. Nello scenario futuro l’auto elettrificata avrà un ruolo decisivo».