Il Covid-19 fa crollare del 20% le rimesse di denaro. In Italia agenzie in sofferenza

Un 2020 da dimenticare e un 2021 che (forse) segnerà un rialzo. Non si parla di Borse ma di rimesse che gli emigranti, destinate a crollare a causa del Covid-19. Lo mette nero su bianco la Banca mondiale che ha appena dato alle stampe il rapporto “La crisi Covid-19 vista attraverso la lente delle migrazioni”.

Quest’anno la diminuzione sarà del 20%, a causa del calo dei salari e dell’occupazione dei lavoratori migranti, più esposti degli altri alla crisi economica del Paese che li ospita. A risentire del calo saranno

innanzitutto i Paesi a basso e medio reddito. Le rimesse, nelle previsioni della Banca Mondiale, toccheranno quota 445 miliardi rispetto ai 554 del 2019, il che rappresenta la perdita di un’importante polmone finanziario per molte famiglie.

In passato, le rimesse erano anticicliche. I lavoratori mandavano più denaro a casa in tempi di crisi ma questa volta la pandemia ha colpito pressoché tutti i paesi, dando vita ad ulteriori incertezze. Nonostante il declino, i flussi di rimesse saranno comunque un importante fonte di finanziamento, visto che gli investimenti diretti esteri dovrebbero crollare, sempre secondo le previsioni della Banca Mondiale, del 35% nei Paesi a basso e medio reddito.

Il prossimo anno
Nel 2021, le rimesse in quegli stessi Stati. rosicchieranno il 5,6% rispetto all’anno in corso e dovrebbero raggiungere 470 miliardi di dollari di denaro inviato dai connazionali sparsi nel mondo.

«Le rimesse sono una fonte vitale di reddito per i Paesi in via di sviluppo. La recessione economica in corso causata dal Covid-19 sta mettendo a dura prova la capacità di inviare denaro a casa e rende ancora più vitale accorciare i tempi di recupero per le economie avanzate – ha affermato David Malpass, presidente della Banca mondiale –. Le rimesse aiutano le famiglie a permettersi cibo, assistenza sanitaria e bisogni di base. Mentre la Banca mondiale ha in corso azioni rapide e di ampia portata a sostegno dei Paesi, lavora allo stesso tempo per mantenere aperti i canali di rimessa e salvaguardare l’accesso delle comunità più povere».
IL TREND NEL BIENNIO

Giù in tutto il mondo
I flussi di rimesse sono destinati a scendere in tutto il mondo. In particolare in Europa e in Asia centrale (27,5%), seguite dall’Africa sub-sahariana (23,1%), dall’Asia del sud (22,1%), dal Medio Oriente e dal Nord Africa (19,6%), America Latina e Caraibi (19,3%) e Asia orientale e Pacifico (13%).

«Sistemi di protezione sociale efficaci sono fondamentali per salvaguardare i poveri e i vulnerabili durante questa crisi sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli avanzati. Nei paesi ospitanti, gli interventi di protezione sociale dovrebbero anche sostenere le popolazioni migranti», ha affermato Michal Rutkowski, direttore della protezione sociale presso la Banca Mondiale.

Il costo delle rimesse
Nel primo trimestre del 2020, il costo medio globale per l’invio di 200 dollari è stato del 6,8%, leggermente al di sotto dell’analogo periodo dell’anno precedente anche se per la Banca Mondiale resta sempre elevato. L’Africa sub-sahariana ha continuato a presentare il costo medio più elevato, circa il 9%. «Le azioni rapide che facilitano l’invio e la ricezione di rimesse possono fornire il supporto necessario alla vita dei migranti e delle loro famiglie. I servizi di rimessa devono essere considerati essenziali e devono essere resi più accessibili ai migranti», ha dichiarato Dilip Ratha, autore principale del rapporto della Banca Mondiale.
PREZZI ELEVATI

Tendenze regionali
I flussi di rimesse verso l’Asia orientale e il Pacifico sono cresciuti del 2,6% a 147 miliardi di dollari nel 2019, circa 4,3 punti percentuali in meno rispetto al 2018.

Nel 2020, i flussi di rimesse, però, dovrebbero diminuire del 13%. Il rallentamento dovrebbe essere guidato da un calo degli afflussi dagli Stati Uniti, la più grande fonte di rimesse nell’area. Diversi Paesi dipendenti dalle rimesse, come quelli nelle Isole del Pacifico, avverte il rapporto, potrebbero vedere le famiglie a rischio. Nel 2021 è prevista una ripresa della crescita del 7,5%.

Il costo medio di invio di 200 dollari nella regione è sceso al 7,13% nel primo trimestre del 2020, rispetto allo stesso trimestre del 2019. I cinque “corridoi” (vale a dire il binomio Stato che spedisce/Stato che riceve) più economici della regione hanno registrato una media del 2,6% mentre i cinque corridoi più costosi hanno evidenziato un costo del 15,4% a partire dal quarto quadrimestre 2019.

Europa e in Asia centrale
Le rimesse verso i paesi in Europa e Asia centrale sono rimaste elevate nel 2019, con 65 miliardi di dollari nel 2019 (più 6% rispetto al 2018). L’Ucraina è rimasta il principale destinatario di rimesse nella regione, con un record di quasi 16 miliardi nel 2019. Le economie della Repubblica del Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan hanno beneficiato del rimbalzo dell’attività economica in Russia.

Per il 2020 la Banca Mondiale stima che le rimesse diminuiranno di circa il 28% a causa dell’effetto combinato della pandemia globale di coronavirus e della riduzione dei prezzi del petrolio.

Nel primo trimestre 2020 il costo medio di invio di 200 dollari nella regione è sceso al 6,48% rispetto al 6,67% dello stesso periodo dell’anno precedente. Le differenze nei costi tra i corridoi della regione sono sostanziali. I costi più elevati per l’invio di rimesse sono dalla Turchia alla Bulgaria, mentre i costi più bassi sono dalla Russia all’Azerbaigian.

America Latina e Caraibi
Le rimesse in America Latina e nei Caraibi sono cresciute del 7,4% a 96 miliardi di dollari nel 2019 ma la crescita degli afflussi è stata disomogenea tra i Paesi.

Nel 2019 Brasile, Guatemala e Honduras hanno registrato un aumento delle rimesse di oltre il 12%. Colombia, Ecuador, Nicaragua e Panama hanno registrato un aumento di oltre il 6%, mentre le rimesse in Bolivia e Paraguay sono diminuite rispettivamente del 3,8% e del 2,2%. Nel 2020, i flussi di rimesse verso la regione diminuiranno, secondo il report, del 19,3%.

Il costo medio di invio di 200 dollari nella regione è stato, nel primo trimestre 2020, del 5,97%. Nel mezzo della crisi Covid-19, i costi di trasferimento delle rimesse nella regione potrebbero aumentare a causa delle sfide operative che devono affrontare i fornitori di servizi di rimessa (chiusure di agenti e uffici, accesso a contanti, valuta estera, sicurezza) e conformità alle normative antiriciclaggio.

Medio Oriente e Nord Africa
Le rimesse nel Medio Oriente e del Nord Africa dovrebbero scendere del 19,6% a 47 miliardi di dollari nel 2020, dopo la crescita del 2,6% registrata nel 2019. Il calo atteso è attribuibile al rallentamento globale e all’impatto del calo dei prezzi del petrolio nei Paesi del Golfo. Le rimesse dall’area-euro sarebbero inoltre influenzate dal rallentamento economico pre-Covid-19 e dal deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro Usa.

Nel 2021 la Banca Mondiale prevede che le rimesse verso la regione si riprenderanno, sebbene a un ritmo lento: l’1,6%, a causa della crescita moderata nell’area dell’euro (sempre al netto dell’evoluzione della pandemia).

Il costo per l’invio di 200 dollari nella regione nel 2019 è stato del 7%, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. I costi variano notevolmente tra i corridoi. Il costo dell’invio di denaro dai Paesi Ocse ad alto reddito in Libano continua a essere a doppia cifra. L’invio di denaro dai paesi dell’area in Egitto e Giordania costa, in alcuni corridoi, dal 3% al 5%. Il corridoio tra l’Arabia Saudita e la Siria ha subito un drastico calo dei costi a causa della guerra civile in Siria.

Asia meridionale
Le rimesse in Asia meridionale dovrebbero diminuire del 22% a 109 miliardi di dollari nel 2020, dopo la crescita del 6,1% nel 2019. Anche per questa regione, la decelerazione delle rimesse nel 2020 è spinta dal rallentamento economico globale a causa dell’epidemia di coronavirus e dal calo del prezzo del petrolio.

È probabile che il rallentamento economico influenzi direttamente i deflussi di rimesse dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dai Paesi dell’Ue verso l’Asia meridionale. La caduta dei prezzi del petrolio influenzerà i deflussi di rimesse dalla Malesia.

L’Asia meridionale fa registrare i costi di rimessa medi più bassi rispetto a qualsiasi altra regione, con il 4,95%. Alcuni dei corridoi più economici avevano costi inferiori al 3%. Questo è probabilmente dovuto agli alti volumi, ai mercati competitivi e alla diffusione della tecnologia di spedizione. I costi sono ben oltre il 10% nei corridoi più costosi a causa di bassi volumi, poca concorrenza e limitazione normative. Le normative bancarie relative all’antiriciclaggio aumentano il profilo di rischio dei fornitori di servizi di rimessa e quindi aumentano i costi per alcuni Paesi riceventi, come l’Afghanistan e Paesi di invio come il Pakistan.

Africa sub-sahariana
Le rimesse nell’Africa sub-sahariana hanno registrato un calo dello 0,5%, con 48 miliardi di dollari nel 2019. A causa della crisi Covid-19, i flussi di rimesse verso la regione dovrebbero diminuire del 23,1% per raggiungere 37 miliardi di dollari nel 2020, mentre si prevede un recupero del 4% nel 2021.

Il declino atteso, spiega la Banca Mondiale, può essere attribuito a una combinazione di fattori trainati dall’epidemia di coronavirus in destinazioni chiave in cui risiedono i migranti africani, tra cui l’area Ue, Stati Uniti, Medio Oriente e Cina. Queste grandi economie ospitano un’alta percentuale di migranti dell’Africa subsahariana e, insieme, rappresentano una fonte di quasi un quarto delle rimesse totali inviate nella regione. Oltre all’impatto della pandemia, molti Paesi della regione dell’Africa orientale stanno vivendo l’invasione delle locuste, che attaccano le colture e minacciano l’approvvigionamento di cibo.

Nel primo trimestre del 2020 l’invio di 200 dollari di rimesse nella regione è costato in media l’8,9%, una modesta riduzione rispetto al costo medio del 9,25% dell’anno precedente. I corridoi più cari sono principalmente nell’Africa meridionale, con costi fino al 20%. I corridoi meno costosi hanno costi medi inferiori al 3,6%.
FLUSSI DI RIMESSE E STOCK DI POPOLAZIONE

Nota: I dati riferiti alla popolazione sono in milioni di unità. Il dato sulla popolazione straniera residente in Italia al 31 dicembre 2019 non era ancora disponibile alla data di pubblicazione di questa nota; il dato riportato corrisponde a quello del periodo precedente; le rimesse sono in miliardi di euro; la rimessa pro capite in unità di euro. (Fonte: Banca d’Italia (rimesse), Istat (stranieri residenti in Italia), AIRE (italiani all’estero).)
FLUSSI DI RIMESSE E STOCK DI POPOLAZIONE

Le difficoltà
I fornitori di servizi hanno dovuto affrontare la chiusura di molti punti di rimessa e l’interruzione dei servizi e, di conseguenza, il baricentro si è spostato verso i trasferimenti elettronici ma spesso i migranti più poveri e irregolari non hanno accesso ai servizi online. Le transazioni online (come i servizi basati su contanti) richiedono che i fornitori di servizi di rimessa esercitino la vigilanza contro le frodi e i reati finanziari, in conformità con la disciplina antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo.

La situazione in Italia
Le rimesse dall’Italia non fanno eccezione. Anzi. Alla luce dell’alto numero di lavoratori stranieri (regolari e no) è tra i Paesi dove le maggiori società di money trasnfer sono in sofferenza. Le bocche dei vertici di Western Union, Moneygram e Ria (tre tra le principali società del settore) restano cucite.

Il loro gruppo di lavoro comune (Mtwk) è attivo dal 2012 ma solo per dialogare con le Istituzioni sulle leggi e collaborare con le autorità di vigilanza nel monitoraggio del mercato e per la promozione del contrasto ai reati finanziari. Se si tratta di fornire dati sull’andamento rimandano la richiesta collettiva al mittente anche se è certo che anche in Italia, per i colossi del settore, è tempo di riflessioni sul mantenimento delle attuali strutture e sul potenziamento dei servizi online.

Parla Bankitalia
Se il Gruppo non parla, lo fa la Banca d’Italia con uno studio del 2 aprile 2020. Al netto della differenza del significato della parola “rimessa” che non coincide perfettamente con la definizione (e dunque le stime) della Banca Mondiale, lo studio si concentra sui flussi in entrata ed in uscita.
Nella media el periodo 2010/2019 la rimessa media inviata in patria dai lavoratori stranieri in Italia è rimasta intorno al valore medio di 1.000 euro all’anno, al netto di alcuni valori anomali registrati all’inizio del periodo.

Le rimesse in entrata registrano importi circa 10 volte inferiori a quelle in uscita, nonostante il numero di cittadini residenti all’estero registrato dall’Aire (l’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero) sia molto vicino a quello degli stranieri residenti in Italia (5,3 milioni).