martedì 28 Maggio 2024
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Il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America

Joe Biden ha giurato come 46° presidente degli Stati Uniti. Alle elezioni del 3 novembre 2020 Biden, del Partito democratico, ha sconfitto il presidente uscente Donald Trump, che non ha mai accettato il risultato. Trump è stato il primo presidente dal 1869 a non partecipare all’insediamento del suo successore. La cerimonia è stata ridimensionata sia a causa delle restrizioni contro il covid-19 sia per i timori di attacchi terroristici da parte di gruppi di estrema destra.
La profanazione di Capitol Hill avvenuta il 6 gennaio sarà ricordata come uno dei momenti più bui della storia americana.

Il nuovo Presidente degli Stati Uniti è una persona preparata, civile e di grande esperienza: tre elementi che erano assenti in Trump. Biden è un politico abituato a dialogare con la gente invece di disprezzarla o incitarla ad azioni violente.

Il nuovo Presidente degli Stati Uniti dovrà affrontare tre emergenze: pandemia, recessione e crisi della democrazia. Lo fa con il suo American Rescue Plan, piano di salvataggio americano. La prima manovra di Biden prevede 1.900 miliardi di dollari di nuova spesa pubblica – tutta in deficit, senza nuove tasse, almeno all’inizio.
La seconda ondata dei contagi e dei lockdown ha provocato una ricaduta nella recessione: in una sola settimana le richieste di indennità di disoccupazione sono aumentate di un milione. Nel frattempo c’è un’America che si è arricchita ancor più grazie a questa calamità. “Da quando è iniziata la pandemia – denuncia Biden – l’un per cento dei più ricchi ha aumentato il proprio patrimonio di 1.500 miliardi”.  Come ha scritto Federico Rampini: “C’è un non-detto dietro questa severa constatazione: BigTech e Wall Street, che nel Covid hanno trovato una miniera d’oro, sono gli stessi poteri forti sempre più identificati con l’establishment democratico, un’alleanza che per il popolo di destra continuerà ad alimentare sospetti e teorie complottiste”.
Per Biden quindi il termine “unificare l’America” non è solamente riferito alla frattura tra i democratici e i repubblicani ma anche e soprattutto all’unificazione della classe operaia il cui disagio economico è stato aggravato dalla recessione e che quell’America “con laurea” guarda dall’alto verso il basso.

Ci sono poi altri temi importanti che Biden dovrà affrontare:

  • Russia (Mosca teme altre sanzioni ma spera nel trattato sulle armi);
  • Cina (Pechino è pronta al sorpasso su economia e high tech);
  • Israele (L’incognita Iran pesa sugli equilibri regionali);
  • Germania (Berlino cerca la riconciliazione su gas e truppe Usa);
  • Unione Europea (Bruxelles scommette su una svolta nei rapporti con gli Stati Uniti);
  • Regno Unito (Johnson punta sull’Irlanda per la “relazione speciale”).

C’è infine la questione ambientale che il nuovo Presidente degli Stati Uniti dovrà gestire nella sua agenda politica.
Joe Biden non ha mai dimostrato una posizione aggressiva rispetto al cambiamento climatico, ma affrontarlo è ora una delle sue priorità. Io credo che sia corretto il suo approccio pragmatico.
Penso che una strategia più opportuna per trattare i cambiamenti climatici, come quella che vuole portare avanti Biden, sia quella di adottare un approccio che investa l’intera amministrazione di un Paese, riconoscendo che intervenire sul cambiamento climatico non significa solo favorire forme di energia pulita, ma riguarda il modo in cui tale energia viene prodotta e distribuita.
Vuol dire affrontare il futuro del settore agricolo, dei trasporti e dell’industria, il finanziamento della ricerca e i trattati da negoziare. La tattica iniziale dovrà essere quella di utilizzare massicci investimenti governativi per consentire al programma sul clima di creare posti di lavoro.