martedì 28 Maggio 2024
Politica locale

Ceriscioli alla seconda quarantena: «Ma stavolta il virus l’ho preso davvero»

L’ex governatore infettato dai genitori. Lo scorso aprile rischiò il contagio dopo aver incontrato Bertolaso, poi risultato positivo. «Se le Marche oggi sono gialle, lo dobbiamo anche a lui e al Covid hospital»

di Luigi Luminati L’ex presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, dopo aver battagliato con il virus per tutta la prima ondata, adesso è ufficialmente contagiato. Il politico che ha scelto di fare il professore ha i sintomi del virus compresa una febbre fastidiosa. «Purtroppo il virus è arrivato a casa dei miei genitori e ci sono incappato anche io. La febbre è piuttosto bassa e ho qualche dolore. Sono un po’ preoccupato per i miei genitori ed in particolare per mio padre che ha un solo polmone ed anche per questo è stato ricoverato in ospedale. Ma non è in gravi condizioni». Problemi per l’istituto Bramante-Genga? «Decide il preside, sabato sono stato a lavorare in presenza con una sola classe con una certa distanza essendo nell’aula di chimica che è molto vasta. Spero che non ci siano conseguenze per i ragazzi. La struttura sanitaria è molto attenta». Sarà una coincidenza ma è appena tornato in auge Guido Bertolaso. «Nessuna coincidenza se non il fatto che ad aprile, dopo averlo incontrato, dovetti stare due settimane in quarantena perché lui era divenvato positivo. Fu un problema per l’allungamento dei tempi del Covid Hospital di Civitanova. Non mi meraviglio che Guido Bertolaso sia stato richiamato dalla Lombardia, la Regione era di nuovo in affanno e ha chiesto ancora una volta aiuto a lui». Portandolo nelle Marche per il Covid hospital di Civitanova lei fu criticatissimo. «Sì ci fu una reazione politica negativa a sinistra e, a Civitanova, anche a destra. Bertolaso ad Ancona fu frenato dal contagio del virus». Le terapie intensive sono tornate utili nella seconda fase… «Molto utili, importanti per affrontare la seconda ondata. Se le Marche sono gialle un po’ dipende anche da Civitanova». Lei dice? «Avere un ospedale nuovo con 80 posti letto di terapia intensiva non è facilissimo. L’avvio del piano governativo con 100 nuovi posti letto di terapia intensiva ad inizio estate ha prodotto circa 40 posti letto a Pesaro a gennaio di quest’anno. Marche Nord ha lavorato benissimo, diciamolo. In più ci sono stati 8-10 posti sparsi dell’Asur…». C’è qualcosa che ancora la fa arrabbiare? «Aver bloccato un investimento da 200 milioni di euro. Il nuovo ospedale di Pesaro-Fano avrebbe dato una grande spinta al Pil regionale. Lo stop vuol dire lasciare due grandi città in emergenza sanitaria senza prospettive concrete. E mezza regione senza un investimento importante».