Centrali a carbone
A proposito di transizione energetica in questi giorni a Pego, in Portogallo, ha chiuso i battenti l’ultima centrale a carbone del Paese responsabile del 4% delle emissioni totali nazionali di gas serra.
L’obiettivo di eliminare il carbone entro il 2030 è stato raggiunto con nove anni di anticipo e ora sono quattro i paesi dell’Unione Europea che hanno rinunciato al carbone per produrre energia elettrica. Prima del Portogallo lo hanno fatto Belgio, Austria e Svezia.
In Italia le centrali a carbone ancora in funzione sono otto e il piano nazionale integrato per l’energia e il clima prevede che vengano tutte chiuse entro il 2025.
Quella di Brindisi, tra le più grandi e le più inquinanti di Europa, contende con quella di Civitavecchia il primato ai danni associati alle emissioni di CO2. In entrambe le località si stanno progettando nuovi poli energetici in cui convivranno fonti rinnovabili, batterie per l’accumulo di energia e impianti a gas ad altissima efficienza.
Ci sono progetti di riconversione ambiziosi anche per le due centrali della Sardegna. Qui per lo spegnimento ci vorrà qualche anno in più, in attesa che il fabbisogno energetico sia garantito dal doppio cavo destinato a collegare la Sardegna alla Sicilia e alla Campania. L’elettrodotto sottomarino al quale sta lavorando Terna si chiama Tyrrhenian link è lungo 950 km e a regime sarà costato quasi 4 miliardi di euro. Sarà l’elettrodotto più profondo al mondo, consentirà di sfruttare l’energia green prodotta dalle isole e sarà qualcosa di non effimero che potremmo finalmente lasciare a chi verrà dopo di noi.
