«Ridate le ricette rosse ai medici in pensione»

Nuova tegola sull’emergenza determinata dall’insufficiente numero di medici ‘di famiglia’, particolarmente grave nei comuni dell’entroterra. Per tamponare la situazione, circa un anno fa fu consentito ai dottori in pensione di riprendere il lavoro, sia pure con la limitazione di effettuare solo visite in ambulatorio, e non anche a domicilio, e di non rilasciare certificati. Dal primo gennaio, però, questi medici non possono più fare le cosiddette ‘ricette rosse’, e quindi eventuali farmaci o prestazioni sanitarie da loro prescritti sono sempre a prezzo pieno, ed è chiaro che così hanno perso gran parte della loro efficacia a supporto degli altri dottori. In provincia i medici in quiescenza ma tornati ‘operativi’ sono una decina e tre di questi hanno dato una mano importante nel garantire il servizio in altrettanti centri dell’alta Valcesano: il dottor Antonio Di Francesco a San Lorenzo in Campo, il dottor Ottorino Franceschini a Pergola e il dottor Maurizio Giorgetti a Frontone. Con la nuova regola, però, il loro contributo è fortemente compromesso ed è per questo che i sindaci dei tre paesi, Davide Dellonti, Simona Guidarelli e Daniele Tagnani, hanno scritto ai vertici regionali e sanitari e a tutti i parlamentari eletti nelle Marche, per chiedere che a questi dottori in pensione, ma che hanno ripreso a lavorare (le ultime norme gli consentono di andare avanti fino al 31 dicembre 2023), venga ridata la possibilità di rilasciare ‘ricette rosse’. «A partire dal primo gennaio – si legge nella missiva dei tre primi cittadini – si è venuta a creare sui nostri territori, con riguardo al servizio sanitario di base, una situazione inconcepibile ed illogica. Purtroppo, stiano attraversando da tempo una situazione di carenza cronica di medici di medicina generale convenzionati, con i medici rimasti in servizio, laddove vi siano, al massimale di mutuati (portato da 1.500 a 1.800, ndr) o peggio, dovendo ricorrere a medici con ambulatorio nei comuni limitrofi, in una situazione di disagio viario ed infrastrutturale, nonché in un contesto di popolazione sempre più fragile ed anziana. Una soluzione temporanea che Regione e l’allora Asur avevano messo in campo era quella di re-immettere in servizio tramite contratti di collaborazione professionale, medici posti in quiescenza, ma tale servizio dal primo gennaio ha perso molta della sua efficacia, in quanto questi medici sono impossibilitati a prescrivere prestazioni sanitarie col ricettario del sistema sanitario nazionale (‘ricetta rossa’). E ciò, ha di fatto snaturato la funzionalità, in termini di efficacia nei confronti del cittadino, dei medici che sono stati reperiti fra quelli in pensione, a servizio dei territori, come quelli che amministriamo, ove vi è grave carenza di medici di base». «Chiediamo, quindi – termina la missiva –, che a detti professionisti venga immediatamente ridata la possibilità di emettere prescrizioni con il ricettario del Sistema sanitario nazionale, al fine di poter continuare a erogare un servizio di qualità, efficace ed efficiente».