sabato 13 Aprile 2024
Immigrazione

Immigrazione, la strada storta del Governo

Il Governo ha sicuramente smarrito la strada per gestire i numeri record dell’arrivo di migranti in questo 2023. Facile dall’opposizione sparale grosse, – “La soluzione? Il blocco navale!” diceva la Meloni dai talk show e dai banchi dell’opposizione – per poi dimostrarsi confusa una volta al Governo. Nonostante gli sbarchi siano più che raddoppiati rispetto i primi 8 mesi dell’anno (+103%), la Meloni è decisa a non cambiare strada: «La direzione intrapresa è quella giusta: accordi con i Paesi del Nord Africa, di partenza e transito dei flussi, ma è necessario aggiungere a questa direzione di marcia un di più, stringere le maglie, dare segnali chiari ai trafficanti e serve un coordinamento maggiore tra noi», ha detto con una testardaggine record quanto i numeri. Eppure, nelle cinque settimane precedenti il memorandum fortissimamente voluto dalla Meloni e sottoscritto in pompa magna dall’Unione europea con Kais Saied, gli sbarchi dalla Tunisia in Italia erano stati 17.352. Nelle cinque settimane successive al memorandum, gli sbarchi dalla Tunisia in Italia sono stati 23.907 (+38%). No, il memorandum con la Tunisia presentato come una svolta, non funziona per l’inaffidabilità del presidente Saied. Traballano anche gli accordi con la Libia per l’incerto destino del premier Dabaiba, che a Tripoli non controlla neanche più il cortile di casa. Sicuri che ragionare sulle frontiere esterne sia davvero la strada?

 

Giorgia Meloni dovrebbe invece ascoltare e riflettere sulle parole del presidente Mattarella che il 25 agosto al Meeting di Rimini ha indicato l’unica strada possibile: “I fenomeni migratori vanno affrontati per quel che sono: movimenti globali, che non vengono cancellati da muri o barriere.

(…) Certo, occorre un impegno, finalmente concreto e costante, e proprio dell’Unione Europea. Occorre sostegno ai Paesi di origine dei flussi migratori. È necessario rendersi conto che soltanto ingressi regolari, sostenibili, ma in numero adeguatamente ampio, sono lo strumento per stroncare il crudele traffico di esseri umani: la prospettiva e la speranza di venire, senza costi e sofferenze disumane, indurrebbe ad attendere turni di autorizzazione legale.
Inoltre, ne verrebbe assicurato inserimento lavorativo ordinato; rimuovendo la presenza incontrollabile, di chi vaga senza casa, senza lavoro e senza speranza; o di chi vive ammassato in centri di raccolta, sovente mal tollerati dalle comunità locali. Occorre percorrere strade diverse”.

 

Già, una strada diversa cominciando da questi passi: a) mettere in cantiere il pensionamento della legge Bossi-Fini del 2002; b) convocare un tavolo per confronto aperto tra governo, comuni, regioni e reti del terzo settore impegnate nell’accoglienza – che permetta di affrontare la questione dei migranti in modo strutturale e non emergenziale; c) ricostruire e riaprire il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) oggi smantellato dai decreti sicurezza di Salvini-Conte. Se non si farà così torneranno le tendopoli e le proteste di sindaci e governatori. E le polemiche più o meno strumentali da destra e da sinistra.

Siamo alle solite? Dovremo accontentarci delle polemiche tra Meloni e Salvini sul tema?