venerdì 23 Febbraio 2024
Immigrazione

Succede in Libia

«Lasciatemi morire!»: è questo il grido disperato dell’ennesimo ragazzo torturato dalla mafia libica, nel video (attenzione le immagini sono forti).  diffuso questa settimana da Refugees in Libya. La vittima è un migrante subsahariano e, come molti altri, è finito nelle mani della mafia libica, che lo ha chiuso nel lager. Lì la mafia libica, in affari con i guardiacoste che l’Italia sostiene, lo tortura per mandare il video alla famiglia al fine di estorcere loro un riscatto. Il lager in cui si trova questo ragazzo è a Bani Walid, la stessa città dove sono stati girati altri video dell’orrore, diffusi nelle scorse settimane. Refugees in Libya, movimento degli stessi rifugiati, continua a rilanciare questi video per svegliare le coscienze dell’Europa e dell’Italia che continua a patteggiare e finanziare bande libiche, ma da questa sponda del mare tutto tace.

Per questo vi propongo di attivarvi firmando l’appello ICE su questa emergenza (Iniziativa dei Cittadini Europei), si tratta di uno strumento a disposizione di noi cittadini per smuovere l’Unione: occorrono le firme di un milione di cittadini residenti in un quarto almeno degli Stati membri chiederanno alla Commissione UE un intervento legislativo che chiede il rispetto dell’art.4 della Carta fondamentale dei diritti europei.

 

È scritto nell’appello: “L’Unione Europea si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà”, così recita il preambolo della Carta dei diritti fondamentali della UE. Da anni, tuttavia, assistiamo alla continua e sistematica violazione di questi principi. Ne sono innegabili esempi: la militarizzazione ed esternalizzazione delle frontiere interne ed esterne; i respingimenti brutali; le violenze perpetrate nell’ambito degli Stati membri e nei Paesi terzi con cui l’Europa ha stretto accordi per impedire l’ingresso nel proprio territorio dei richiedenti asilo.

In Croazia, Francia, Grecia, Italia, Spagna, come in Libia e Turchia, si verifica ormai da tempo l’impietosa sospensione dei diritti umani. Gli abusi e le violenze sono diventate il tratto dominante della governance europea nella gestione del fenomeno migratorio.

 

È il momento di unire in una azione politica comune tutti coloro che si oppongono alle violazioni dei diritti fondamentali, alle torture, agli abusi nei confronti di esseri umani inermi, colpevoli solo di cercare una vita dignitosa e una speranza per il futuro, lontani dai propri Paesi di origine”.

 

Per firmare e far firmare andate a questo sito.