sabato 5 Settembre 2026
Disarmo / Nonviolenza

Satan, il nuovo missile di Putin: 15 testate nucleari e navetta con velocità ipersonica

Il nuovo missile russo Sarmat, che non a caso viene chiamato dalla Nato Satan II, sulla carta è un ordigno terrificante. Può trasportare quindici testate nucleari, percorrere un’orbita che non permette di calcolare il punto d’impatto e – secondo alcune fonti – sganciare nella fase finale una navetta che compie manovre a velocità ipersonica: promette di essere in grado di rendere inutile ogni difesa.

Per questo è prevedibile che il suo ingresso in servizio, annunciato ieri da Vladimir Putin, acceleri la corsa agli armamenti atomici e spinga Donald Trump a insistere per la costruzione dello scudo spaziale “Golden Dome”: una barriera che secondo il Congresso americano costerà 1200 miliardi di dollari, sette volte più delle stime della Casa Bianca.

Il Sarmat è riuscito a compiere martedì l’ultimo volo di prova, partendo dal poligono di Plesetsk, una delle basi segrete nella regione di Arkhangelsk, per schiantarsi in una zona militare della Siberia: c’erano stati altri due test nel 2018 e nel 2022, seguiti da una serie di fallimenti che, stando alle foto satellitari, avrebbero causato danni gravi. Si tratta di un progetto che il Cremlino ha sempre considerato prioritario: uno degli strumenti con cui vuole ottenere la supremazia strategica sugli Usa, e non solo. Putin ha seguito il lancio in collegamento televisivo dal suo ufficio, esultando per “il grande evento e il netto successo”. Poi ha spiegato: “Ha un raggio d’azione di 35mila chilometri ed entro la fine dell’anno un reggimento di Sarmat sarà operativo nel reparto Uzhur di Krasnoyark Krai”.

Le reali capacità sono controverse. Gli studi sono iniziati nel 2014, la prima foto è stata diffusa nel 2018, sostenendo che sarebbe entrato in servizio nel 2020. Non è chiaro se il ritardo sia dovuto alla carenza di fondi causata dall’invasione dell’Ucraina o alle difficoltà tecniche nella messa a punto. C’è una caratteristica che ha sorpreso gli osservatori occidentali: utilizza un propellente liquido, mentre dalla metà degli anni Sessanta si preferisce il carburante solido che è più affidabile e rende l’arma subito pronta al lancio. Non si esclude che i tecnici russi abbiano elaborato una nuova miscela, in grado di venire conservata a lungo – le armi del passato andavano rifornite solo prima della partenza – e allo stesso tempo offrire la possibilità di variare la velocità.

Il Sarmat è lungo 35 metri, pesa oltre 200 tonnellate e ne trasporterebbe dieci: un colosso destinato a restare nei silos sotterranei, sostituendo quasi cinquanta R36M introdotti ai tempi della Guerra Fredda. La propaganda russa ha più volte magnificato le sue doti, concepite per impedire che venga intercettato. Come la possibilità di sganciare “inganni” per nascondere la sua posizione. O la spinta iniziale potenziata che riduce i tempi di reazione dopo l’avvistamento dei satelliti spia. Oppure la capacità di tenere un’orbita bassa sopra il Polo Sud, mentre le batterie antimissile statunitensi sono disposte per fermare solo un attacco proveniente da nord.

Spesso si è ipotizzato che sul missile venga inserite un’altra delle super-armi di Putin: la navetta ipersonica Avangard che piomba nell’atmosfera a una velocità pari a trenta volte quella del suono, potendo però modificare la rotta e sganciare testate nucleari o convenzionali. Ogni Sarmat potrebbe seminare tre di questi “cavalieri dell’apocalisse”, che sarebbero già in distribuzione ai reparti nucleari russi pur restando misteriosi.

Finora non ci sono state reazioni di Washington al test e alle dichiarazioni del Cremlino. Ma la volontà di Trump è nota: vuole costruire una cupola spaziale che protegga gli Stati Uniti da qualsiasi missile balistico, con sistemi di controllo e intercettori innovativi – inclusi i laser – tutti a bordo di satelliti. Per lui, distruggere gli ordigni fuori dall’atmosfera metterà l’America al sicuro da tutto: un’immunità considerata pericolosa, perché potrebbe alimentare la tentazione di colpire per primi senza temere ripercussioni nucleari. Non si sa però quando il Golden Dome sarà pronto, né quanto costerà. Trump lo ha varato ipotizzando una spesa di 175 miliardi di dollari per essere pronti in cinque anni. Ora un organismo tecnico del Congresso – il Congressional Budget Office – ha formulato una stima sette volte superiore: 1200 miliardi di dollari.