sabato 19 Settembre 2026
IA

Figalli: “Così l’intelligenza artificiale rischia di distruggere una generazione di futuri matematici”

Con l’intelligenza artificiale puoi dimostrare un teorema matematico senza aver capito nulla. Puoi delegare anni di pensiero a una macchina capace di arrivare alla soluzione in pochi giorni. Puoi riempire intere librerie di nuove dimostrazioni senza rispondere alla domanda: in che modo ci miglioreranno la vita? Non stiamo distruggendo così la futura generazione dei matematici? Questa competizione è diventata un delirio».

Alessio Figalli, 42 anni, insegna al Politecnico di Zurigo e nel 2018 ha vinto la medaglia Fields, considerata il Nobel dei matematici. Ieri con 24 colleghi, tutti come lui vincitori della medaglia, ha firmato una lettera di denuncia: «Gli obiettivi dell’intelligenza artificiale non coincidono più con quelli di noi matematici, né con quelli della società nel suo complesso».

La lettera segue di pochi giorni l’annuncio dell’azienda OpenAi della dimostrazione di un quesito matematico – il problema Navier-Stokes – inserito fra i “Problemi del Millennio”. Era quasi stato chiarito da due scienziati in carne e ossa, ma l’Ia è balzata loro davanti proprio al momento di tagliare il traguardo.

 

 

Non è comodo risolvere un problema in pochi giorni con l’IA?

«Molto comodo. Se un’azienda dovesse guardare solo all’efficienza non assumerebbe più giovani. Utilizzerebbe solo agenti di IA. Sarebbe la scelta più proficua, ma anche la più miope. Fra una generazione quell’azienda non avrebbe più nessuno a guidarla».

Accusate l’intelligenza artificiale di non far crescere i giovani?

«I giovani matematici crescono affrontando quesiti meno difficili dei “problemi del millennio” che li aiutano a sviluppare il pensiero critico, a prepararsi a teoremi più complessi. Gli studenti devono provare, sbagliare, sbattere la testa, esplorare strade nuove e alla fine capire. Se l’intelligenza artificiale risolve in un giorno i problemi di media difficoltà, cosa resterà ai ragazzi? E cosa aggiungerà tutto questo alla nostra conoscenza?».

Avremo più problemi risolti.

«Avremo migliaia, centinaia di migliaia di soluzioni che non capiamo. E in matematica l’obiettivo è capire. Il ragionamento che sta dietro a una dimostrazione conta più della dimostrazione. Quando OpenAi ha annunciato la soluzione del problema di Navier-Stokes ha pubblicato un articolo di 166 pagine scritto dalla stessa intelligenza artificiale. Nessuno di noi ha colto il ragionamento che c’è dietro, neanche i creatori dell’intelligenza artificiale. I modelli più efficienti infatti sono quelli più complessi, che non sono trasparenti. Non fanno cioè capire dall’esterno la traiettoria del pensiero seguito».

 

 

L’intelligenza artificiale non promette di migliorare il futuro?

«Se l’obiettivo è trovare una nuova molecola contro il cancro non importa come ci arrivo. Devo solo fare in fretta. Risolvere un problema matematico ha invece a che fare con la crescita del pensiero, la creatività, la capacità di trovare strade originali».

 

 

Perché le aziende ci spendono tanti soldi?

«Risolvere un problema del millennio dimostra la potenza dei nuovi modelli. Le aziende sono impegnate in una corsa per far vedere chi è più bravo, ma non è chiaro come questa accelerazione possa essere utile alla società. Il problema Navier-Stokes era praticamente stato risolto dai matematici. A cosa è servito spendere tanti soldi per far tagliare il traguardo a un’intelligenza artificiale?»

La matematica resterà priva di problemi da risolvere?

«I matematici del passato hanno disseminato il loro tragitto di problemi non risolti. Se oggi l’IA li scioglie tutti senza che una nuova generazione sia in grado di porne di nuovi, a cosa serviranno tutti questi modelli sempre più potenti? Chi spiegherà a un giovane che deve impegnarsi nell’affrontare un problema, se rischia di vedersi superato da un algoritmo? Dovremo cambiare il nostro modo di valutare gli studenti, con più discussioni davanti a una lavagna per misurare la capacità di ragionamento dei ragazzi».

I giovani matematici potranno dedicarsi allo sviluppo dell’IA.

«Che presto non avrà più bisogno di loro. Oggi al Politecnico di Zurigo abbiamo un calo di iscritti proprio a informatica. L’intelligenza artificiale ha imparato a scrivere i suoi stessi codici e ora ha molto meno bisogno degli esseri umani. Le aziende badano ai loro profitti, le scuole e le università allo sviluppo del pensiero. Oggi i due mondi sono disconnessi».