Tiviroli, difesa a tutto campo «È sicuro, non puzza e non inquina»
L’ad di Marche Multiservizi: «Da noi massima trasparenza. Reso pubblico il preliminare di vendita L’accordo prevede 1,1 milione di euro per il terreno. Contarina? Vuole fare un impianto come il nostro»
Un milione e 100mila euro. E’ il prezzo inserito nel preliminare d’acquisto del terreno a Talacchio individuato dalla Green Factory per ospitare l’impianto integrato di biodigestione anaerobica e compostaggio. Il dato è emerso dall’atto firmato davanti al notaio Luisa Rossi a Pesaro e reso pubblico da Marche Multiservizi. La trasparenza. «Sul biodigestore la trasparenza è massima: questo lo dimostra – osserva Mauro Tiviroli, amministratore delegato MMS e rappresentante della società Green Factory –. Tanto che è stato redatto in forma di atto pubblico perfino il preliminare di acquisto del terreno a Talacchio. Il documento è disponibile su richiesta al notaio e contiene gli accordi tra l’attuale proprietario, Giuseppe Mariotti, e l’acquirente. Naturalmente le condizioni per la conclusione della compravendita sono legate al buon fine dell’operazione assoggettata all’iter autorizzativo della Provincia». Ci tiene a puntualizzarlo Tiviroli, presente ieri all’incontro con Franco Macor, ingegnere, tra i progettisti dell’impianto da 105mila tonnellate annue di rifiuti organici che la Green Factory vorrebbe realizzare a Talacchio di Vallefoglia. «L’impianto di recupero materiale come è definito il biodigestore non produrrà odori, non sarà motivo di inquinamento ambientale e di rischi per la salute», sintetizza Tiviroli. E Macor è pronto ad illustrare le ragioni tecniche per cui è così». Il modello Contarina. «A quanti prendono come riferimento il modello operato da Contarina – dice l’ad di MMs – vorrei ricordare che l’azienda veneta ha appena presentato il progetto per la realizzazione di un impianto integrato come il nostro, in grado di produrre cioé biometano e compost dal recupero della frazione organica. Giusto per ribadire che quello che faremo a Talacchio è all’avanguardia». No odori. «Non ce ne saranno nemmeno nella fase di compostaggio – osserva Macor – perché è pensata, intanto, in modo tale da evitare all’esterno la circolazione incontrollata dell’aria. Questa viene mantenuta dentro il capannone garantendo internamente una pressione più bassa. Quella che esce è veicolata tramite ventilazione forzata e assoggettata sia a biofiltri – sistemi naturali di abbattimento degli odori tramite azione batterica – e sia a lavaggio. Il lavaggio dell’aria è un trattamento fatto con attrezzature specifiche. Qualcuno le ha chiamate ciminiere: nulla di più assurdo. Per eliminare qualsiasi odore l’aria attraversa una corrente di acqua». Qualità del compost. «Sarà un compost di qualità – conferma Macor –, certificato dal Consorzio italiano compostatori perché a monte è stata fatta una selezione dei codici rifiuti che verranno introdotti. Quelli e solo quelli, non altri. Inotre abbiamo previsto l’introduzione della parte cellulosica (ramaglie) in proporzione elevata, proprio per generare la qualità ammendante. Abbiamo scelto di accettare solo scarti di cibo (cucina, mense, ristorazione) e potature. Non accetteremo fanghi degli scarichi civili e di impianti di depurazione, no deiezioni animali e no scarichi da allevamenti intensivi. Proprio questa selezione evita a monte la formazione di botulino, per esempio. E comunque il compost è soggetto a verifica microbiologica e certificazione prima di essere messo sul mercato. Nel nostro impianto il digestato è un prodotto intermedio quindi viene lavorato da batteri termofili 64 giorni, non smaltito. Il sovvallo è dell’ordine del 10%. Si tratta di quello che arriva all’impianto, ma ha bisogno di essere verificato. Perché purtroppo se nel fare la differenziata ci finisce un pezzo di plastica questo va intercettato, isolato e portato in discarica per evitare il degradamento della qualità. Proprio per migliorare questo aspetto MMs farà una campagna di sensibilizzazione». Solidea Vitali Rosati
