giovedì 30 Aprile 2026
Mafia

Mafia, il pentito Brusca definitivamente libero. Azionò il telecomando della strage di Capaci

Di buon mattino, va a fare la spesa. Poi, rientra nel suo piccolo appartamento e si dedica alle pulizie, prepara qualcosa per pranzo. A tavola, apparecchia sempre per una persona. Giovanni Brusca, il boss che ha azionato il telecomando della strage di Capaci, il mandante dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, non vive più in carcere dal 2021, ma fino a qualche giorno fa era in libertà vigilata: poteva uscire da casa solo dopo le 8 e doveva rientrare entro le 20. Periodicamente, doveva anche firmare in una caserma dei carabinieri. Adesso, non ha più questi obblighi, i quattro anni di libertà vigilata sono terminati. E il collaboratore di giustizia è tornato un uomo libero, dopo avere scontato 25 anni in cella da collaboratore di giustizia.

«Il paradosso è che questa libertà me l’ha donata il magistrato che ho ucciso, Giovanni Falcone», ripete Brusca a don Marcello Cozzi, il sacerdote lucano ex vicepresidente di Libera, componente della commissione voluta da Papa Francesco per la scomunica alle mafie. «Giovanni Brusca fa riferimento alla legge sui collaboratori ispirata proprio dal giudice Falcone — ha spiegato il sacerdote, che da anni ha un dialogo con l’ex capomafia — quelle norme si sono rivelate uno straordinario strumento per sconfiggere la Cosa nostra delle stragi».

La nuova vita di Brusca

Il boss che dal 1997 è diventato un implacabile accusatore di mafiosi accanto ai magistrati vorrebbe adesso proseguire l’impegno contro Cosa nostra da uomo libero. «Lontano dai riflettori», ha detto a don Marcello Cozzi. Magari, facendo volontariato. Ma Giovanni Brusca dovrà essere autorizzato, perché è ancora scorato dal Servizio centrale di protezione.

Dopo la scarcerazione, era stata imposta a Busca la sorveglianza speciale. Perché è «scemata, ma tuttora esistente la sua pericolosità sociale», avevano scritto i giudici di Palermo. E perché «non può radicalmente escludersi una possibile ricaduta nel reato». A Brusca era stato imposto anche l’obbligo di soggiorno nella località dove è andato a vivere all’indomani della scarcerazione, avvenuta il 31 maggio del 2021. Ma, adesso,tutti gli obblighi sono decaduti per l’ex boia di Capaci.

«Non è facile ricominciare – ha detto Brusca a don Cozzi, in un libro pubblicato alcuni mesi fa – con un passato come il mio alle spalle vorrei rendermi utile agli altri, ma non è facile… non riesco ad avere neanche tante possibilità; ma io non mi abbatto». Libro che ha sollevato diverse polemiche. A San Giuseppe Jato, il paese dei Brusca, il sindaco si è opposto alla presentazione: «Le ferite causate da quell’uomo – ha detto – sono ancora vive».