domenica 10 Maggio 2026
Medioriente

Israele, stretta sugli aiuti a Gaza: stop acqua e gas alle sedi Unrwa. L’Onu: bimbo annega nel fango

Le trattative sono ancora aperte, ma Israele non sembra intenzionato a retrocedere. Mentre il premier Benjamin Netanyahu festeggiava il Capodanno a Mar-a-Lago con Donald Trump, Rudy Giuliani, il miliardario emiratino Hussain Sajwani, il ministro per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo, Amichai Chikli, ha annunciato che 37 organizzazioni internazionali dovranno cessare le loro attività a Gaza e nei territori palestinesi dal primo marzo. «Le licenze sono scadute ed è vietato loro far arrivare aiuti. Hanno due mesi per ritirare i loro team», ha spiegato un portavoce del ministero.

 

La richiesta sarebbe motivata da ragioni di sicurezza, ovvero «impedire l’infiltrazione di operatori terroristici all’interno delle strutture umanitarie» straniere. Chikli è stato categorico: «L’assistenza umanitaria è benvenuta, lo sfruttamento delle strutture umanitarie a fini terroristici non lo è». Lo scontro va avanti da marzo, quando Israele ha introdotto nuove regole per la registrazione delle organizzazioni non governative.

 

Nella lista delle Ong bandite ci sono anche il Norwegian Refugee council, Oxfam, World Vision, Medici senza frontiere. «Continuiamo a negoziare con le autorità israeliane per cercare di revocare questa decisione che sarebbe un ulteriore disastro per la popolazione palestinese a Gaza», spiega a Repubblica la presidente di Msf Italia, Monica Minardi. Le nuove regole prevedono, tra le altre cose, che le Ong forniscano una lista completa dello staff palestinese, «in un contesto in cui il personale sanitario e il personale umanitario non solo non sono stati protetti, ma a volte sono stati anche presi di mira».

 

Foglio di via alle ong impegnate a Gaza. E nuovo stop ai cronisti

di Anna Lombardi

31 Dicembre 2025

 

Quindici operatori di Msf sono stati uccisi durante la guerra a Gaza. «Abbiamo chiesto più trasparenza riguardo all’utilizzo di questi dati: a fronte di questa incertezza al momento noi abbiamo fornito le informazioni che riteniamo non mettano a repentaglio la sicurezza del nostro staff», dice Minardi, che respinge le accuse rivolte a Msf dalle autorità israeliane secondo cui alcuni membri dello staff palestinese hanno legami con Hamas e altri gruppi armati. «Queste contestazioni non sono mai state supportate da prove, che ovviamente tratteremmo con la massima rigidità. Medici senza frontiere non assumerebbe mai, volontariamente e in modo consapevole, persone che sono vicine a gruppi armati. Abbiamo standard rigidi di reclutamento».

 

Quale potrebbe essere l’impatto per i palestinesi dello stop alle attività della sola Msf è scritto nei numeri: un bambino su tre a Gaza nasce in strutture supportate dalla organizzazione, un letto su cinque negli ospedali disastrati della Striscia funziona grazie a Msf, nel 2025 la Ong ha curato più di 100mila pazienti traumatizzati. «Bloccare queste attività sarebbe un ulteriore disastro per la popolazione di Gaza». Oltre un milione di sfollati nella Striscia vive in condizioni di estrema precarietà. Si muore anche solo per la pioggia. Ieri l’Onu ha denunciato che un bambino è annegato nell’acqua fangosa che ha allagato il campo di tende in cui viveva, fonti sanitarie locali dicono che avesse 9 anni.

 

L’Unione europea, attraverso la commissaria alla cooperazione Hadja Lahbib ha chiesto a Israele di rivedere la legge sulla registrazione delle Ong, ma il 29 dicembre, il Parlamento israeliano ha approvato un inasprimento delle norme che regolano anche i rapporti con l’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi: stop alla fornitura di acqua e gas alle sedi dell’Agenzia. La decisione è stata contestata dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha chiesto a Israele di ripristinare le tutele legali internazionali che proteggono il lavoro dell’Unrwa e delle altre agenzie Onu.