giovedì 30 Aprile 2026
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Il fantasma dei cambiamenti climatici

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Secondo
lo studio del National Oceanic and Atmospheric Administration,
l’agenzia oceanografica degli Stati Uniti, i ghiacciai della
Groenlandia si stanno ritirando ad una velocità impressionante, mai
registrata dal 1958. Fortissima riduzione anche per i ghiacciai del
Mar Artico, la terza in ordine di importanza da quando il fenomeno
viene misurato.

Edward
Markey, della commissione risorse naturali, ammette: “Il
rapporto mette in chiaro una cosa: il riscaldamento globale non sta
arrivando, è già qui e ora dobbiamo trovare il modo di bloccare
questo riscaldamento e farlo in fretta
”.

Il
problema è che la politica sembra aver dimenticato i cambiamenti
climatici. Gli impegni assunti dai governi sembrano ormai “parole
al vento” e lo spazio che i media ritagliano all’argomento è quasi
inesistente. D’altronde dopo il fallimento del vertice di Copenaghen
e la delusione della riunione Onu a Cancun le speranze che i governi
intervengano sullo stato di salute del nostro pianeta sono vicine
allo zero.
La
politica ha difatti delegato l’industria ad occuparsi dell’ambiente.
Di per se non è una cattiva notizia, anche perché i fatturati della
green economy sono aumentati in tutto il mondo, come è accresciuta
oltre ogni previsione la quota di energia pulita.
Il
problema però è che la soluzione ai cambiamenti climatici non può
avvenire senza un confronto e un’azione della politica. La crescita
demografica e l’aumento dei consumi pro capite, principali colpevoli
dell’inquinamento, sono temi che non possono non coinvolgere la
politica e i cittadini, anche perché una delle funzioni fondamentali
dei governi è quella di garantire la sicurezza della popolazione, e
discutere di cambiamenti climatici ne fa quindi parte.