giovedì 30 Aprile 2026
ArticoliArticoli 2011

Ma quale lotta alla mafia?

mafia.jpg
Grazie alla legge di
stabilità del governo Berlusconi le vittime della mafia e i loro
familiari hanno subito un taglio di 10 milioni di euro sui 12 fino a
quel momento destinati al fondo per chi ha subito reati di tipo
mafioso, compresi racket e usura.

È per questo che Carlo
Lucarelli e don Luigi Ciotti hanno condiviso un appello affinché il
nuovo governo Monti ripristini tali somme.

Nell’appello si legge: “La
lotta alle mafie dovrebbe essere considerata una priorità
dell’azione di qualunque governo in questo Paese. Il prezzo che
l’Italia paga alla criminalità organizzata in termini civili,
morali, politici ed economici è tale da rappresentare uno degli
ostacoli principali del nostro sviluppo. In un periodo di difficoltà
critiche e ricostruzione, questo sforzo economico deve essere
considerato un investimento, non un costo. Dai tagli alle risorse non
può nascere mai niente di buono, a meno che non si tratti di quelli
agli sprechi. Questi invece sono tagli alla legalità ancor prima che
alla cultura
”.

Tra i vari tagli, le
vittime di mafia si sono viste togliere il risarcimento per le spese
processuali: spese che servono per arrivare alla verità.
Lucarelli sostiene che il
problema è all’origine e cioè che “vittime si diventa, quando lo
stato è assente”. Ci si chiede allora se esiste una volontà
politica di combattere la lotta alla mafia, perché come afferma
Lucarelli “se la mafia fa politica, la fa proprio in questo
modo, asciugando le risorse. Ma in questo caso non credo ci sia stata
un’intenzione mirata quanto piuttosto l’ignoranza nel pensare che
queste siano questioni secondarie per il nostro Paese e forse anche
l’antipatia che certa politica ha nel trattare questi argomenti
”.

All’appello hanno già
aderito Pina Maisano Grassi (vedova di Libero Grassi), il magistrato
Gian Carlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Lirio Abbate (giornalista),
Enzo Ciconte (storico), Dario Vassallo (fratello di Angelo Vassallo,
sindaco di Pollica ucciso nel settembre 2010) e anche l’attore
Giulio Cavalli (finito sotto scorta per i suoi spettacoli teatrali
sulla ‘ndrangheta al nord).