Libertà di stampa: facciamo un po’ di chiarezza?

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In
questi giorni il problema della libertà di stampa è la questione
politica principale. Le dimissioni del direttore del quotidiano
“L’Avvenire” hanno in qualche modo determinato un interesse
generale sullo stato di salute dell’informazione nel nostro paese.

Possiamo
porci alcune domande Le preoccupazioni sulla libertà di stampa in
Italia sono serie?
Quanto
è importante questa faccenda? Ne stiamo esagerando le dimensioni?
La
mia personale risposta è che ciò che è accaduto in questi giorni è
molto grave e che il problema dell’informazione è fondamentale in
una democrazia. Giustificata quindi, a mio avviso, la manifestazione
del 19 settembre a Roma.

In
tutta questa storia ciò che personalmente ritengo più preoccupante
è il modo con il quale Silvio Berlusconi ha voluto reagire alla
crisi della sua leadership. Una crisi nata da un piccolo articolo di
Conchita Sannino apparso a maggio sul quotidiano “La Repubblica”.
In
quel trafiletto si raccontava che il Presidente del Consiglio aveva
stranamente partecipato, a Napoli, alla festa di una diciottenne dal
nome Noemi Letizia. In quell’articolo non si dava nessuna
valutazione, ma l’autrice faceva solamente intendere come fosse
insolito il fatto che un Capo di governo partecipasse alla festa di
una ragazza così giovane e del tutto sconosciuta.
Il
giorno dopo però la notizia divenne importante perché provocò la
reazione della moglie di Berlusconi, Veronica Lario, che in una
dichiarazione all’Ansa comunicò la sua volontà di divorziare.
Veronica Lario non sembrava accettare l’episodio della partecipazione
di Berlusconi alla festa di Noemi giudicandolo con parole dure:
“ciarpame politico”, “un negozio tra ragazze e la carriera
politica”, “mio marito non sta bene”.
Berlusconi
rimase zitto fino a quando partecipò a una puntata di Porta a Porta
con il sempre-disponibile Bruno Vespa. In quella trasmissione
raccontò una versione dei fatti che però non trovò conferma. Ne
nacque quindi un caso politico, seguito dalle dieci domande del
quotidiano “La Repubblica”.

In
questa situazione, già imbarazzante, irrompe l’articolo di Fiorenza
Sarzanini sul quotidiano “Il Corriere della Sera” che in due
pagine racconta dell’indagine della Procura di Bari su alcuni episodi
di induzione alla prostituzione in luoghi esclusivi di Roma e della
Sardegna. L’inchiesta, che coinvolge Gianpaolo Tarantini,
responsabile con il fratello Claudio della Tecnohospital, società
barese che si occupa della fornitura di tecnologie ospedaliere,
sarebbe scaturita da elementi acquisiti nell’ambito di accertamenti
per presunti episodi di corruzione relativi a forniture di protesi.
Nell’inchiesta si ipotizza che l’imprenditore abbia contattato e
inviato in residenze private alcune ragazze.
Nel
corso dell’indagine sarebbero state intercettate conversazioni che
riguardano «alcune feste organizzate a Palazzo Grazioli (residenza
romana di Berlusconi) e a Villa Certosa». Nell’articolo la
giornalista sostiene che i personaggi coinvolti avrebbero fatto cenno
al «versamento di soldi alle ragazze invitate a partecipare a queste
occasioni mondane».
A
quel punto il racconto della escort Patrizia D’Addario ha l’effetto
di una vera e propria valanga.

In
queste gravi vicende, che il Presidente del Consiglio avrebbe subito
dovuto chiarire, si inserisce la singolare reazione di Berlusconi:

  • non
    risponde alle dieci domande poste da “La Repubblica”;

  • invita
    in più occasioni gli imprenditori a non fare pubblicità sui
    quotidiani che, secondo lui, “pubblicano menzogne”;

  • fa
    partire una campagna mediatica per far apparire tutto il racconto
    come un semplice gossip, dimenticandosi del fatto che il decoro
    delle istituzioni e la dignità della persona non sono gossip ma
    questioni politiche.

La
sua reazione genera sconcerto perché tutta questa storia comincia a
pesare sulla dignità delle istituzioni italiane all’estero e sulla
sicurezza (possibilità che in queste feste siano entrate persone
“poco raccomandabili” e che abbiano potuto mettere un Presidente
del Consiglio in situazione di ricattabilità).

Tutto
ciò a mio avviso è materia più che sufficiente per allarmarci
perché ora Berlusconi tenta di “imbavagliare” l’informazione.
Sono i fatti a parlare: da un lato non fa chiarezza su quanto
riportato qui sopra e dall’altro denuncia i quotidiani “La
Repubblica” e “L’Unità” costringendo inoltre alle dimissioni
Boffo, direttore de “L’Avvenire” (quotidiano dei vescovi
italiani), che si era “permesso” di chiedere al nostro Presidente
del Consiglio più sobrietà.
A
tutto questo aggiungiamo che Berlusconi sta cercando di mettere le
mani anche su “Raitre”, per poter mettere in sordina alcune
trasmissioni.

Riuscirà
Berlusconi nel suo intento di bloccare l’informazione? Non so, certo
è che la crisi economica rende più vulnerabile l’autonomia dei
quotidiani.

La
qualità della nostra democrazia corre il rischio di essere
dimezzata, e noi quello di ritrovarci un giorno in un paese meno
libero (come
spiega in un’intervista Geoff Andrews, docente di storia italiana,
autore di un libro sul nostro paese e commentatore del sito Open
Democracy
).