giovedì 30 Aprile 2026
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Resistere a mafiopoli

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Una
lezione di storia lunga una vita, introdotta in un pomeriggio per noi
di Ancona, e reiterata a Urbino, Fano, San Lorenzo in campo, per adulti e studenti.
Giovanni Impastato parla a nome di Peppino, dei suoi compagni, dei
siciliani che nel primo dopoguerra costruirono le cooperative di
contadini e portarono alla riforma agraria, di chi ancora combatte,
di chi si vuole unire e di chi deve ancora capire cosa voglia dire
mafia.


Ci
racconta come le istituzioni avevano preso un impegno per il futuro
con la legge 109/1996. La nascita delle Cooperative di Libera di Don
Ciotti dai beni confiscati alla mafia, è più di qualcosa di simile
alle cooperative che portarono alla riforma agraria in Sicilia
fermata da Portella della Ginestra il 1.5.1947. La prima strage di
Stato, a lungo mistificata come opera del Bandito Giuliano, anch’essa
crocevia d interessi capitalistici italiani e statunitensi. Ci mostra
il parallelo fra la legge Rognoni/La Torre, la legge 109 del ’96,
considerata una legge dal basso, al pari di quelle che difendono la
pubblicità dei beni comuni (acqua, trasporti, rifiuti, e servizi
connessi) e la riforma agraria del primo dopoguerra.

L’attualità:
nella finanziaria si rimettono in vendita i terreni e beni confiscati
alla mafia, non più con avviso pubblico ma trattativa nascosta,
possono riacquistare i prestanome.

Nelle
lotte ed alle iniziative, vedi l’inaugurazione del Parco Falcone
Borsellino davanti a Campus scolastico di Pesaro, con le porte della
dignità, alta, e quella della menzogna, in cui sei costretto ad
abbassarti, costruite dai ragazzi del liceo artistico, c’è la
presenza degli studenti oggi come ieri con le persone che hanno
militato in passato. Se al Nord la democrazia era ieri la Resistenza
ai fascisti e ai nazisti, oggi alla Lega, al Sud è ed è stata la
lotta alla mafia. La lotta alla mafia è lotta per un’economia
pulita, non gestita nell’interesse dei pochi sulle spalle dei
molti.

Nascono
Libera, le carovane antimafia, le coop Libera terra sulla base dei
beni confiscati in pochissimo tempo. Forse l’avete sentita nominare
durante gli ultimi arresti a capobastone mafiosi nelle ultime
settimane: Addio pizzo, un’associazione. Un popolo che paga il
pizzo non ha dignità. La battaglia di Tano Grasso, si qualifica
l’Antimafia sociale.

Giovanni
non si stanca di parlare, neanche noi di ascoltare. C’è da
imparare, confrontare, con la NO TAV, i NO PONTE, le lotte per le ATO
che non possono essere gestore e controllore. Sono battaglie che
uniscono sul territorio, nasce nei fatti una alternativa di società.
In Peppino troviamo di più: la presa in giro del nemico, Tano
Seduto, il sindaco, le curve sull’autostrada che servono a tenere
sveglio l’automobilista. E si sbocca, negli anni di Parco Lambro,
di Vastock, che sono le continuazioni italiane di Woodstock e
dell’isola di Wight, nell’accoppiata Musica e Cultura. Arti –
espressioni di se stesso – che aiutano a vivere perché combatti e
difendi ciò che di meglio hai. Non siamo tristi, Gerolamo Savonarola
della politica: vogliamo vivere, da questo nostro amore per la vita
nasce la forza per sacrificarsi, non c’è nulla di predeterminato.
Dal che viene a cascata l’amore di Peppino per i cantautori, i cui
lavori vennero riversati in radio Aut, radio libera delle radio
libere, epopea che va contrapposta alle radio private, intese come
riverbero di interessi di singoli impresari.

Le
radio libere nascono da una sentenza di un giudice di Milano che
liberalizzava le frequenze. In USA, il movimento dei diritti civili
che riparte con la ribellione di Rose che non cede il posto in
autobus. Dal sedile di un autobus della città di Montgomery nel Sud
degli Stati Uniti, nel lontano 1 dicembre 1955, iniziò uno dei più
grandi movimenti antirazzisti e per i diritti civili della storia del
novecento.

Quel
giorno, Rosa Parks, impiegata di colore di un grande magazzino,
sfinita dopo una giornata di lavoro, come al solito salì
sull’autobus che doveva riportarla a casa. Dato che i posti a
sedere nella parte riservata ai neri (quella posteriore) erano tutti
occupati, Rosa andò a sedersi in uno di quelli riservati ai bianchi
nella parte anteriore bianca dell’autobus.

Dopo
pochi minuti, il conducente bianco dell’autobus, dato che nel
frattempo erano saliti passeggeri bianchi che reclamavano i loro
bianchi posti, ordinò a Rosa di alzarsi e cedere ai legittimi
passeggeri bianchi il loro posto legittimo da bianchi.

Rosa
si rifiutò di farlo. Il conducente fermò il mezzo, chiamo due
poliziotti bianchi che la arrestarono immediatamente e la rinchiusero
in una galera per neri.

Il
giorno dopo, iniziò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery
da parte della comunità afro americana e degli attivisti per i
diritti civili, che durò esattamente 381 giorni e si estese in molti
Stati di tutto il Paese. Nel 1956, la Corte Suprema americana decretò
all’unanimità l’abolizione della segregazione razziale sui mezzi
pubblici, dichiarandola incostituzionale. Rosa Parks dovette lasciare
Montgomery a causa delle minacce di morte ricevute ed andò a vivere
a Detroit, dove ci ha lasciato nel 2005. Diventata uno dei simboli
delle lotte contro il razzismo, ha passato tutta la sua vita
nell’impegno politico e civile per la democrazia. Nel 1999 ha
ottenuto la medaglia d’oro al merito del Congresso degli Stati Uniti.
Le rivolte, il movimento dei diritti civili, MLK, Danilo Dolci nelle
marce della pace in Italia.

Gesù
Cristo, esempio di primo cristiano che per predicare l’amore si
arrabbia, per dirla con la canzone di Modugno ora ripresa da Carmen
Consoli, “Tu ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia nu bastone tira
fora li denti”.

Cosa
cambia ora, si chiede Giovanni, con gli arresti di cui il governo
Berlusconi si vanterà a lungo? La Borghesia Mafiosa è quella che
rimane dopo gli arresti di questi giorni, è un cambio di marcia, non
di sostanza. Basti pensare, a quel tempo, nel giorno in cui veniva
ritrovato morto Aldo Moro. Come è morto Peppino: prelevato, portato
nel casolare, legato, ucciso e fatto esplodere con la bomba. Abbiamo
dovuto rispondere al tentativo di farlo passare per terrorista; il
giorno dopo col coraggio di manifestare i suoi compagni trovano il
coraggio per continuare. La verità di come va avanti lo Stato si
legge nell’alternarsi dei depistatori che fanno carriera, e della
fine del procuratore che non ci crede. Antonino Caponnetto: seguendo
la strategia studiata da Giancarlo Caselli per la lotta al
terrorismo, realizzò un gruppo di magistrati con l compito di
occuparsi a tempo pieno solo della lotta alla mafia. Il pool, che
vide la partecipazione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino,
Giuseppe Di Lello, Giuseppe Ayala e Leonardo Guarnotta, istruì il
primo grande processo contro la mafia e si servì delle dichiarazioni
di pentiti come Tommaso Buscetta.

Concluse
la sua carriera nel 1990 e dovette assistere alla morte prima di
Falcone e poco dopo di Borsellino, assassinati dalla mafia
(straziante il suo commento alle telecamere subito dopo la strage di
via D’Amelio: «È finito tutto!»).

Non
si è arrivati subito alla verità, Tano Badalamenti è stato
condannato da pochi anni. La vena poetica che abbiamo ascoltato in
questo pomeriggio non si interrompe mai: Giovanni trova risposte a
tutte le domande, perché sa dove cercarle. Si rivolge alle persone
rassegnate: dall’amore per le cose che si hanno o si vogliono avere
nasce la reazione, e da questa la necessità di fare società.
Probabilmente non basta la repressione contro la mafia, occorrono
esempi positivi di quanto la società serva a tutti. L’importanza
di trovare il coraggio di rompere rispetto ad un padre mafioso:
Giovanni dice che il suo rapporto nei confronti di Peppino nasce, o
comunque rinasce, il 10 maggio 1978. Si assume sulle spalle tutto
quello che non aveva trovato il coraggio di fare, la mancata
“imitazione” delle azioni del fratello. Nei confronti del padre
molto deriva dalla dignità con cui lui si ribellò a Tano, ergendosi
a difensore del figlio di fronte alla “famiglia”.

Ancora
Giovanni: “Il Centro Impastato nasce nel 1978, sta in mezzo alla
storia contemporanea. La sua analisi è lottare contro qualcosa che è
in noi: in noi è la mafia, in noi è il consumismo. I nemici sono
l’economia che domina sulla ragione, l’informazione, la politica,
le istituzioni, tutti questi soggetti presi a sé, non come parte di
un tutto. La disobbedienza civile è forza, non debolezza, le armi
sono debolezza, perché partono dal principio che non si può
ragionare, si rinuncia a comporre un nuovo quadro. Un esempio mai
ricordato? Il coraggio di Albino Luciani, papa per pochi mesi nel
1978, che combatte la presenza dello IOR dentro al Vaticano. Muore
per questo, non perché aveva detto che Dio è anche donna
(dichiarazione che gli costò numerose polemiche in ambienti sia
laici che religiosi). Il consumismo furto nei nostri confronti.
Grande importanza di tutta la controcultura in quegli anni, nella mia
vita tutt’ora presente la musica, perché l’arte è un martello e
non uno specchio. Eravamo due tipi completamente diversi: però c’era
molta condivisione. Alla morte di nostro padre gli ho detto: devi
smettere. Lui ha detto che doveva andare avanti, perché non dovevano
credere che fosse un vigliacco. Felicia, nostra madre, aveva molto
senso della famiglia, ma poi ha scelto il figlio. Quando viene
incarcerato, condannato Tano, i giornalisti gli dicono: avete vinto,
oggi stapperete lo champagne. Non avete capito niente, perché se lui
ha l’ergastolo, vuol dire che abbiamo fallito un’altra volta”

Preferisco
terminare così, lapidariamente, un incontro che non ha avuto nulla
di formale e predeterminato, ma ha visto una presenza numerosa di
lavoratori, studenti, insegnanti, operatori dell’associazionismo e
militanti della sinistra.