giovedì 30 Aprile 2026
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Una scelta difficile?

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Mi è difficile
comprendere le motivazioni che hanno portato il partito di Grillo ad
assumere un atteggiamento così equidistante nelle elezioni dei
Presidenti di Camera e Senato.

Se fossero stati nomi
legati alla nomenclatura di partiti probabilmente avrei capito la
decisione, ma con nomi come quelli diLaura
Boldrini
ePietro
Grasso
mi risulta difficile giustificare il non voto del
Movimento 5 Stelle.

Diciamo innanzitutto che
l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato non ha nulla a che fare
con il Governo. Si tratta di una questione puramente istituzionale,
dato che per far nascere il Parlamento occorrono queste due
principali figure che sono, dopo il Presidente della Repubblica, le
due cariche più alte dello Stato italiano.

Sull’elezione di Boldrini,
volendo spezzare una lancia a favore del M5S, potremmo dire che il
voto dei grillini sarebbe stato ininfluente, visto e considerato che
alla Camera l’ex portavoce dell’UNHCR aveva i numeri per essere
tranquillamente eletta. Al Senato, invece, l’elezione di Grasso non
era per nulla scontata.

L’elezione del Presidente
del Senato prevede che dopo tre votazioni senza risultati si proceda
al ballottaggio tra i due nomi più votati. Nel caso attuale, si
trattava di decidere tra un ex procuratore antimafia (Pietro Grasso)
e un indagato per rapporti con la mafia (Renato
Schifani
), quest’ultimo Presidente del Senato nella scorsa
legislatura.

Per il partito di Grillo,
che mi sembra abbia sempre manifestato l’intenzione di combattere la
criminalità organizzata, la scelta non avrebbe dovuto essere così
tanto difficile!

Perché quindi tanta
riluttanza a votare Grasso?

Che cosa volevano
dimostrare i senatori del M5S decidendo di votare scheda bianca,
scelta adottata anche dal partito centrista di Monti? Che tra Grasso
e Schifani non ci sono differenze? Che chi si è occupato di
antimafia in tutti questi anni, non essendo grillino non può
ottenere un po’ di fiducia? Che tra destra e sinistra non esistono
mai differenze?

Credo che queste siano
domande legittime.

Mi permetto di dedicare
una piccola riflessione al partito di Grillo.

Nella vita si può fare
politica anche al di fuori dei partiti e delle istituzioni.
D’altronde è lo stesso Grillo che giustamente suggerisce che anche
facendo la spesa, quindi scegliendo un prodotto rispetto ad un altro,
si fa politica!

Di conseguenza, per fare
politica non è “obbligatorio” candidarsi alle elezioni. Chi però
decide di farlo (e personalmente sono felice quando si tratta di
volti nuovi) deve a mio parere comprendere che la politica in
Parlamento (ma vale lo stesso anche per un semplice consiglio
comunale) presuppone necessariamente il dialogo con le altre forze
partitiche.

A mio avviso sarebbe un
bene che i grillini prendessero coscienza del fatto che alle elezioni
sono stati votati dal 25% di coloro che si sono recati alle urne: un
risultato sicuramente ottimo e che li ha portati ad essere gli
effettivi vincitori di queste elezioni. Ne consegue però che di
fronte al 25% dei consensi c’è il 75% di cittadini che hanno votato
diversamente e che quindi, presumibilmente, non la pensano come loro.

La democrazia parlamentare
è questo: si punta a vincere le elezioni ma poi, per migliorare il
proprio Paese, si cerca di creare il dialogo con le altre forze
politiche affinché le scelte siano le più condivise possibili.

L’opposto della democrazia
parlamentare è la dittatura.

Non penso che il M5S miri
alla seconda opzione, quindi credo sia auspicabile che il partito di
Grillo si assuma la responsabilità di dialogare con quelle forze che
possono corrispondere maggiormente alle proprie idee e ai propri
obbiettivi.

Non farlo potrebbe
comportare, oltre al rischio di populismo, anche quello di rendere
ideologico (e quindi svuotato di concretezza) il proprio programma.
Un esempio ne è il partito di Rifondazione Comunista, che per
rimanere “duro e puro” è finito per scomparire.

Io sono un semplice
cittadino e in quanto tale non ho certo la pretesa di insegnare nulla
ai nuovi eletti in Parlamento. Quanto ho scritto va preso come la
semplice riflessione di una persona che aspira a vivere in un Paese
un po’ più “normale” dell’Italia di questi ultimi vent’anni.

Ai politici non chiedo
rivoluzioni, siamo noi cittadini a doverle fare nella nostra vita di
tutti i giorni. La politica è invece l’arte di saper unire le
aspirazioni e le legittime rivendicazioni utilizzando un po’ di sana
concretezza e il giusto realismo.

In politica nessuno ha il
monopolio della verità e il Parlamento rappresenta sostanzialmente
l’incontro, la discussione e la collaborazione tra diversi partiti
politici. Ognuno chiaramente differente e portatore di idee, ma tutti
impegnati nell’unico fine possibile: la crescita sociale, economica e
umana della comunità (e del Paese) nella quale si vive.