giovedì 30 Aprile 2026
ArticoliArticoli 2013

Il nuovo Vescovo di Roma

papafrancesco-539x404.jpg
Alcuni aspetti che mi
hanno più colpito dei primi giorni di Papa Francesco sono la
semplicità e l’umiltà dei suoi gesti. Il silenzio della preghiera,
l’inchinarsi verso la folla e le espressioni comuni come “Buona
sera” o “Buon pranzo” mi fanno pensare che sia stato scelto il
Papa più opportuno per l’attuale momento storico.

Un Papa che possa far
riavvicinare le persone alla Chiesa, intesa non tanto come realtà
identitaria ma come luogo nel quale far riscoprire l’importanza della
Spiritualità per ogni Donna o Uomo del nostro tempo.

Ma ciò che mi ha
maggiormente colpito del nuovo Papa è il fatto che non si è mai
definito come Pontefice ma sempre come Vescovo. E’ un aspetto molto
importane se si considera il fatto che il Papa è considerato il
vicario di Cristo. La parola “vicario” deriva dal termine
latino vicarius, che significa “in vece di”. Definire il
Papa “vicario di Cristo” implica che egli ha lo stesso
potere e la stessa autorità che ha Cristo sulla Chiesa. Il Concilio
Vaticano I del 1868 decretò che quando il Papa si esprime ex
cathedra su questioni di fede la sua parola è infallibile.

Occorre ricordare che il
“vicariato di Cristo” è il principale ostacolo che ha impedito
l’unificazione dei cristiani (cattolici, anglicani e ortodossi).

Se l’intenzione di Papa
Francesco fosse proprio quella di unificare i cristiani sarebbe
certamente un mutamento epocale. Da una struttura verticalista la
Chiesa si trasformerebbe in un ordinamento orizzontale nel quale
diminuirebbe il potere del Papa e della Curia mentre aumenterebbe
l’influenza dei Vescovi (più vicini alla gente e più capaci di
interpretare il proprio tempo). Anche il ruolo dei laici e dei
diaconi ne uscirebbe rafforzato, con grandi benefici per la vita
delle parrocchie.

Mi sembra che l’elezione
di Jorge Mario Bergoglio possa ben rappresentare il futuro che
l’analisi di
“Noi Siamo Chiesa”
auspicava alcuni giorni prima che
divenisse Papa Francesco.