Nuove scintille tra Usa e Russia

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Accade
periodicamente che qualche leader mondiale ci ricordi che la
questione delle armi nucleari è ancora un problema attuale.

Così
il 29 dicembre 2009 Vladimi Putin, primo ministro russo, in occasione
della sua visita a Vladivostok (porto sul Pacifico dell’estremo
russo) ha dichiarato: “Per mantenere l’equilibrio senza
sviluppare un sistema di difesa antimissile come gli Stati Uniti, noi
dobbiamo sviluppare un sistema offensivo. Con una sorta di
‘ombrello’, i nostri partner si sentiranno sicuri e faranno tutto ciò
che vorranno, l’equilibrio sarà infranto e ci sarà una maggiore
aggressività sia in politica che in economia e quindi se vogliamo
salvaguardare l’equilibrio, dobbiamo stabilire lo scambio di
informazioni. Il nostro partner americano ci fornirà tutte le
informazioni sul sistema di difesa missilistico e noi ricambieremo
fornendogli tutte le informazioni sulle nostre armi offensive
”.
In
precedenza, precisamente il 24 dicembre, il presidente russo Dmitri
Medvedev aveva affermato che Mosca e Washington avrebbero raggiunto
un accordo sul nuovo trattato sulle armi nucleari, ma che la Russia
avrebbe continuato a sviluppare missili nucleari di difesa.

Le
parole di Putin hanno già prodotto conseguenze concrete, visto che
alcuni giorni fa la Russia ha lanciato con successo un missile
balistico intercontinentale capace di trasportare dieci testate
nucleari. L’RS-20V, pesante 22 tonnellate, classificato dalla Nato
con il nome di «Satan», è stato lanciato da una base nel distretto
di Orenburg, presso la frontiera con il Kazakistan, e ha colpito il
bersaglio nella penisola della Kamchatka a quasi 6.500 chilometri di
distanza.