domenica 26 Maggio 2024
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Rajudu-reale

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Arriviamo a Corridonia fra
una nuvola e l’altra, pioggia fina e sole visto da lontano. Siamo
un corpo unico coi ragazzi della Sciarada, che da Aprile discutono,
progettano e lavorano per questa giornata.

Tutto nacque, o almeno le
idee presero corpo, per rispondere alla propaganda della Lega, con i
suoi manifesti che vedevano gli italiani, poveretti, fare la fila dal
dottore per ultimi, dopo gli arabi, i neri, magari i giovani, i
drogati, etc. Parafrasando Antoine De Saint Exupery, è lo sforzo
prodotto che rende valida l’iniziativa. Non ci sarebbero stati
tempo cattivo, vento, stanchezza o impegni concomitanti a rendere
vana la preparazione: ne eravamo sicuri. Sono le 15, siamo presenti
solo io e Nicoletta, e gli organizzatori: Marco, poi Andrea, poi
Silvia, l’elettricista, il barista del chiosco di Villa Fermani,
sempre pronto a lucrare sulle carenze delle organizzazioni “povere”,
come Rifondazione, centri sociali, aggregazioni giovanili. Ci
fornisce gli stracci per le seggiole e i tavolini, ci ospita sotto la
tettoia, mentre le donne completano la mostra di foto appese ai fili,
dentro la villa, e qualche coraggioso prova a collegare cavi
elettrici per i concerti in notturna. Il primo migrante, Adan
pakistano di Porto Sant’Elpidio, arriva poco dopo. Ha il merito di
averci messi in comunicazione, premiando la testardaggine di chi,
quasi 10 anni fa, trasformò un impegno proposto dai partiti, in una
casa aperta. Adan si preoccupa delle percussioni e dei manifesti
colorati. Giusto. Poco dopo appaiono le mostre della Rete MIgranti
“Diritti Ora!”, con molte foto marchigiane, poi l’AVULSS. “Tu
chi sei? Ah, allora mi puoi aiutare”. Tutta la parata dei banchetti
ruota attorno alla villa ben tre volte, per sfuggire alla pioggia,
poi al vento, poi alle piante che sgocciolano. Arrivano Gabriele
Sospiro,professore all’Università Politecnica delle Marche, che
assicurerà la statistica della Caritas (e anni di militanza al
nostro fianco) e Roberto Mancini, docente ordinario di Filosofia
Teoretica all’Università degli studi di Macerata . Con loro
arriva il primo assalto al cielo, decomporre quello che in tutto il
mondo occidentale viene affrontato come “un problema”, cioè il
flusso delle migrazioni, fornendo al popolo comune, cioè tutti noi,
elementi oggettivi per non essere sopraffatti e non sopraffare. La
personalità lavorativa, l’imprenditorialità diffusa che accresce
del 17,9% il valore aggiunto nell’artigianato nelle Marche del
2008, non costituiranno elemento di convivenza se si considera
l’immigrazione un processo avulso dalla crisi della globalizzazione
mondiale. Questo il primo messaggio di Sospiro, che è ben a
conoscenza come la sua città, Ancona, soffre della descolarizzazione
“bianca” nei quartieri dove si concentrano gli immigrati, guarda
caso vittime anche della speculazione sugli affitti da parte di
quella popolazione indigena che si era arricchita nell’ultima
generazione. Se noi italiani continueremo ad immaginarci il flusso
migratorio di un senegalese, puntualizza Mancini, come una libera
scelta individuale, e non uno spostamento coatto di massa, generato
dalle variazioni delle politiche economiche in quei paesi, non ci
renderemo conto di essere adescati ed usati per combattere una guerra
diversiva. Molto efficace da parte di Roberto Mancini
l’individuazione delle categorie di tutti coloro che sono colpiti
dai razzisti: divisioni ben individuabili, come ebrei, neri, rom,
poveri, drogati. Poi è molto chiaro come nasca in contrasto il
rifiuto da parte degli stessi di essere racchiusi in una descrizione,
i razzisti appunto, per il pericolo di essere discriminati a loro
volta. L’assimilazione fa paura, fa perdere una peculiarità. Il
contrario esatto di quanto sosterrò come Rete, che ci siamo sentiti
utili a poter diffondere il viaggio di conoscenza di Sciarada, e di
scoprire proseliti della nostra azione, che fossero o meno a
conoscenza della nostra esistenza. La serie di punti di vista seduti
attorno al tavolo si è arricchita poi dell’AVULSS, con Giuseppina
Porfiri, ed il suo giudizio, sincero, di luci e ombre con le donne
del mondo, e Paola Dari, insegnante mediatrice linguistica nella
scuola di Corridonia, quella che ospitava anche Anni Ye, morta un
anno fa all’età di 11 anni in un episodio che aveva riportato
all’attenzione la condizione infantile adolescenziale nelle zone ad
alto sviluppo imprenditoriale. Si potrebbe aprire, qualcuno lo fa,
una discussione sulle infanzie e sulle adolescenze che lavorano e non
sono seguite da condizioni di sicurezza.

E’ importante ricordare
quanto gli ultimi interventi, e quello del sindaco di Corridonia, pur
meno ottimisti e speranzosi dei precedenti, acquistino valore perché
inseriti in una giornata dedicata alla convivenza, alla conoscenza,
come strumenti per scardinare il sospetto e la disinformazione,
presupposti dell’odio e del razzismo. Fra le considerazioni a
latere, le più importanti perché molti rifiutano i riflettori, ci
sono queste: i migranti sono persone come noi, per cui non è
obbligatorio che vengano qui a discutere con noi, ora e adesso. E’
altrettanto vero che la possibilità di “fraternizzare” con
persone che d’estate incontro come venditori in spiaggia, fa si
che gli stessi costruiscano un percorso di frequentazione meno
episodico, e anche meno “istituzionale” nei ruoli. Le seconde
generazioni non sono generazioni tanto italiane, perché molti
andavano a scuola nel paese d’origine, e la loro istruzione è
duplice. L’operosità “originale”, o imprenditorialità, si
muove seguendo la crisi, e reinventandosi.

Corridonia è la città
che vedeva il no dei cittadini alla nascita del CPT, deciso dal
Governo, nel 2004, perché tutti temevano l’aumento di presenze di
immigrati e parenti. Ma quel centro nascondeva anche affari legati
alla Quadrilatero, una delle più pericolose incursioni della finanza
nell’economia marchigiana. Ed infine Corridonia vide centri
sociali, movimenti no global e sinistra prendere posizione durante
quel famoso consiglio comunale nel febbraio 2004, perché il CPT,
riproposto oggi a Falconara, non è solo un luogo di detenzione
assurdo per “reati amministrativi”, ma anche uno strumento armato
di controllo del territorio. Non è un caso se da Corridonia, legata
allo sviluppo indotto con l’ampliamento delle statali 76 e 77,
siamo passati a Falconara, stretta fra una API che non si vuole
dismettere, ed anzi avanza pretese di costruire due centrali
elettriche, la ferrovia, la statale e l’aeroporto Raffaello Sanzio.

Alle 18 viene inaugurata
la mostra di foto e di dvd curati da Sciarada e Matteo Antonini, con
riprese e interviste allocate all’Hotel House ed a Macerata. Le
foto sono molto belle, e disposte con una cura sentita. I dvd sono
storia, ambiente, e mi fanno pensare che nelle Marche ce ne sarebbero
altri, che testimoniano un’attività fatta dai migranti per loro
piacere, non per permettere a noi italiani di mostrare quanto siamo
bravi e democratici, ed è questo il miglior insegnamento. Ci
vorrebbe il semaforo, all’ingresso della villa, per regolare il
traffico, visto l’interesse e lo spazio più dedicabile ad una
stanza da te. Ma nell’attesa ci si può istruire ai banchetti della
Rete, di Amnesty, del Collettivo Antirazzista fermano, del GUS. Si
parla, si fanno le foto, si discute, non ci si ripara più dalla
pioggia. Anzi, arriva la cena a scaldarci, insieme ai primi
stornelli. La cornice è eccezionale, i pini blu ed il cielo azzurro
ci avvolgono, solo le candele portano un po’ di chiaro, i fuochi da
lontano scoppiettano ed annunciano un nuovo giorno on the road,
SCIARADICO.