Questa “rivoluzione” è anche nostra!

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Invitiamo
ad aderire all’appello della Tavola della Pace riguardante la
situazione in Libia e nell’intero Maghreb. Vi ricordiamo inoltre che
il 25 settembre 2011 ci sarà la 50^ edizione della Marcia
Perugia-Assisi.


Cari amici,

di fronte alla brutale repressione di molte manifestazioni in corso in Libia e in tanti paesi del mondo arabo,vi invito a sottoscrivere e diffondere l’appello della Tavola della pace ‘Questa “rivoluzione” è anche la nostra.’

L’Appello
contiene alcune prime importanti iniziative politiche e umanitarie che
chiediamo all’Italia e all’Europa di attuare tempestivamente.

L’Appello
contiene inoltre l’invito ad esporre la bandiera della pace al balcone
di casa in segno di solidarietà con i giovani e i popoli in lotta per la
dignità, i diritti umani, la libertà, la democrazia e lo stato di
diritto nel mondo arabo.

Nella speranza di ricevere quanto prima la vostra adesione, vi invio i più cordiali saluti

Flavio Lotti

Perugia, 24 febbraio 2011

***
Ora basta.

Questa “rivoluzione”
è anche la nostra!

Invitiamo tutti i cittadini
ad esporre la bandiera della pace al balcone di casa
in segno di solidarietà
con i giovani e i popoli in lotta per la dignità, i diritti
umani, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto nel mondo arabo.

“E’
indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche,
se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima
istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione,…”
(Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

“Tutti hanno il
diritto, individualmente e in associazione con altri, di promuovere e
lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle
libertà fondamentali a livello nazionale e internazionale”
(Dichiarazione Onu Difensori dei Diritti Umani)

Ora basta. Basta con il silenzio e le connivenze. Basta con il cinismo, con la stupidità, la miopia, l’indifferenza.

L’Italia
deve intervenire, senza ulteriori esitazioni, per fermare la brutale
repressione delle manifestazioni in Libia e negli altri paesi del nord
Africa e del Golfo. Allo stesso tempo l’Italia deve agire in seno
all’Europa, al sistema delle Nazioni Unite e alle altre istituzioni
internazionali democratiche all’insegna della ferma difesa dei diritti
umani, del dovere di proteggere, di assistere e di accogliere le vittime
della repressione. Le norme giuridiche non devono essere soltanto
scritte ma effettivamente applicate.

Basta con i proclami
ansiogeni da “stato di emergenza”. Basta con la diffusione di paure,
paranoie, allarmi e minacce. Basta con il pessimismo e il catastrofismo
politico.

Questa “rivoluzione” è anche la nostra. Prima di tutto
perché è pacifica e perché crediamo nella globalizzazione dei diritti
umani, della libertà e della democrazia. E ogni colpo assestato a regimi
e dittature è un passo nella giusta direzione. Secondo perché noi (noi
italiani ed europei) abbiamo tutto da guadagnare dal successo di queste
storiche rivolte. Lo sviluppo civile, politico e sociale della sponda
sud del Mediterraneo rappresenta una formidabile risorsa anche per lo
sviluppo del nostro paese. Un’opportunità unica, storica, che non
possiamo permetterci di sprecare. Per questo noi non dobbiamo invocare
stabilità, ma cambiamento. Per questo, senza ulteriori indugi, dobbiamo
essere concretamente al fianco di chi sta rischiando la vita per la
libertà, la giustizia e la democrazia contro ogni forma di repressione.

Per
questo l’Italia e l’Europa devono avere il coraggio di rompere con un
passato fatto di sfruttamento, traffici leciti e illeciti, complicità
con re, monarchi e dittatori, ingiustizie, violazioni dei diritti umani e
silenzi interessati. Ostinarsi a fare come si è fatto sin’ora non è
solo ingiusto ma anche impraticabile, miope e fallimentare. Un grande
errore strategico.

L’Italia e l’Europa devono avere il coraggio
di guardare al futuro e mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno
dei cambiamenti in corso. Oltre alla propaganda isterica sulla “minaccia
islamica” e sull'”Occidente satanico”, oltre alla teoria dello scontro
di civiltà, oltre alla vecchia logica delle armi e del muro contro muro,
noi sappiamo che un altro futuro è possibile. L’Italia e l’Europa
devono dare avvio immediato ad un radicale ripensamento delle relazioni
con i paesi del nordafrica e in particolare con quelli in via di
democratizzazione. E devono investire, con creatività e determinazione,
per fare del Mediterraneo un vero mare della pace, della solidarietà,
dell’incontro fertile tra persone e culture diverse, del dialogo tra le
grandi religioni, della sicurezza comune e dello sviluppo umano per
tutti.

Il nostro destino non sarà diverso da quello dei popoli
del Mediterraneo. O ci impegniamo a progettare insieme delle condizioni
di vita migliori per tutti o non ci sarà pace per nessuno.

Spetta
a noi di investire sulla costruzione di un Mediterraneo che può
diventare il cuore “dell’edificazione della storia nuova del
mondo”(Giorgio La Pira).

Invitiamo tutti i cittadini,i
gruppi, le associazioni, gli enti locali, le organizzazioni laiche e
religiose, solidali con i giovani e i popoli in lotta per la dignità, i
diritti umani, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto nel mondo
arabo, preoccupati per la dura repressione che stanno subendo e
indignati per l’inazione del governo italiano, favorevoli ad un più
coerente impegno per la pace e i diritti umani,ad esporre da subito la bandiera della pace ai balconi delle case.

Chiediamo insieme:

1. una chiara e forte condanna di tutte le forme di repressione contro le manifestazioni pacifiche in corso;

2.
l’immediato invio di osservatori internazionali (International Human
Rights Monitors) e delle agenzie umanitarie nei paesi interessati dalle
rivendicazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte
del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea;

3.
il riconoscimento dei bisogni umanitari e del diritto all’accoglienza
di tutti coloro che fuggono dalle violenze, dalle minacce e dalle altre
violazioni dei diritti umani in atto nel mediterraneo;

4. il
blocco della vendita delle armi e la sospensione di ogni forma di
cooperazione militare con tutti i paesi che non rispettano il diritto di
manifestare liberamente e pacificamente;

5. l’adozione
tempestiva delle necessarie misure di assistenza umanitaria alle
popolazioni sottoposte a deprivazioni dei diritti non soltanto civili e
politici ma anche economici e sociali;

6. l’apertura di una
inchiesta internazionale dell’Onu tesa a individuare, processare e
punire i responsabili delle uccisioni e delle violenze contro i civili;

7. l’immediata convocazione dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea;

8.
l’immediata definizione di un piano nazionale ed europeo di promozione
della cooperazione e del dialogo tra la società civile, le
organizzazioni e le culture, delle due sponde del Mediterraneo.

Facciamo
appello alle organizzazioni e ai movimenti di società civile europea
affinché attivino tutti le iniziative di solidarietà e di pressione sui
governi europei perché finalmente si realizzi una autentica “Comunità
del Mediterraneo per la sicurezza e lo sviluppo umano”.

Facciamo
appello agli enti locali e alle Regioni perché, sull’esempio di Giorgio
La Pira, diano vita ad una nuova stagione di diplomazia delle città
basata sull’incontro, il dialogo, lo scambio e la cooperazione tra i
popoli dell’Europa e del Mediterraneo.

Tavola
della pace, Acli, Agesci, Arci, Cgil, Cisl, Articolo 21,
Libera-Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Cipsi, Cnca,
Udu-Unione degli Universitari, Emmaus Italia, Pax Christi, Volontari nel
Mondo-Focsiv, Associazione per la pace, Legambiente, Beati i
Costruttori di pace, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti
e la liberazione dei popoli, Movimento Federalista Europeo, Flare,
Terra del fuoco, Forum Trentino per la pace, Reds-Rete degli Studenti
Medi
(prime adesioni).

Le adesioni vanno inviate alla Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5736890 – fax 075/5739337 emailsegreteria@perlapace.itwww.perlapace.it

Perugia, 24 febbraio 2011