mercoledì 22 Maggio 2024
ArticoliArticoli 2010

Protezione civile

bertolaso.jpg
E’
la notizia della settimana: Guido Bertolaso, capo della Protezione
civile, sarà presto ministro. Una nomina promessa da Berlusconi in
persona alcuni giorni fa dal palco dell’Auditorium di Coppito, a
L’Aquila… non si sa però ancora per quale ministero… chissà che
si inventeranno!

Una
promozione strana maturata appena qualche giorno dopo l’incidente
diplomatico con l’amministrazione statunitense rea, secondo
Bertolaso, di non aver saputo gestire bene l’emergenza di Haiti. La
replica seccata degli Stati Uniti ha obbligato poi Bertolaso e il
governo a precisazioni abbastanza imbarazzanti.

E
così Berlusconi cerca di riabilitare Bertolaso con una bella nomina:
Dopo quello che ha fatto qui a L’Aquila, il minimo che possiamo
fare per Guido Bertolaso è di nominarlo subito ministro
”.
Ciò
che implica questa affermazione è che la carica di ministro della
repubblica è più che altro un premio alla carriera e non più un
impegno istituzionale per il Paese. E’ bene saperlo… così difatti
si spiegano tante cose della politica italiana…

Per
spiegare il ruolo di Bertolaso e della Protezione civile credo sia
utile questo articolo di Alberto Burgio tratto dal quotidiano “Il
Manifesto”1:

Ex
ungue leonem: basta un’unghia per capire con chi si ha a che fare. Il
principio vale anche per un’istituzione niente affatto marginale – la
Protezione civile – che, sotto il materno nome, è in realtà un
vettore del più generale processo di privatizzazione autoritaria
dello Stato. Che procede nella pressoché generale disattenzione, o
complicità.
In
paesi ad alto rischio sismico e idrogeologico la Protezione civile è
un fondamentale strumento di autoprotezione dei cittadini, costituito
da una rete di soggetti, volontari e forze di soccorso, dotati di
competenze scientifiche e operative. Con una pericolosa
particolarità: dover fronteggiare emergenze e calamità naturali
impone che la Protezione civile possa agire in deroga alle leggi
ordinarie, tramite ordinanze e cumulando poteri normalmente
sottoposti al controllo di organismi elettivi o ispettivi. Proprio
per questo, si richiede la dichiarazione di stato di calamità
naturale da parte dei governi, che, di norma, sono molto attenti in
materia. Ma c’è un ma, che ci riporta bruscamente all’attuale fase
politica, alla crisi di legittimazione dei sistemi democratici e alla
risposta neo-oligarchica delle classi dirigenti.
In
Italia è sempre più marcata la propensione del governo di abusare
delle clausole emergenzialistiche per ampliare a dismisura i propri
poteri e agire di fatto al di fuori della legge. Dal 2001 a oggi la
Protezione civile ha varato oltre 600 ordinanze, gran parte delle
quali nulla ha a che fare con calamità naturali. Si va dalle
ordinanze per «emergenza traffico», che in molte città (Roma,
Milano, Napoli, Catania) hanno permesso ai sindaci di agire senza un
voto dei Consiglio comunale, a quelle per i grandi eventi come il G8
previsto alla Maddalena e dirottato all’Aquila, i mondiali di nuoto e
persino i funerali di Giovanni Paolo II. In tutti questi casi il
governo ha avuto mani libere, semplicemente perché se le è sciolte
da sé, indossando le vesti dell’angelo custode della sicurezza
pubblica. In taluni casi si sono mobilitate anche funzioni militari.
È avvenuto nella Campania governata dalla Protezione civile per
l’emergenza rifiuti, con la dichiarazione di siti di interesse
strategico militare per le discariche e l’inceneritore di Acerra. A
maggior ragione i poteri di ordinanza sono usati per una
incontrollata gestione del territorio quando si tratta di calamità
naturali. All’Aquila, con questo sistema, sono state imposte
trasformazioni urbanistiche radicali come il piano C.a.s.e. E qui
viene il bello.
Con
un decreto-legge (il 195, in discussione in senato) il governo ha
istituito la Protezione civile Spa. È un privatizzazione, ma non la
solita. Continua, beninteso, la rapina «modernizzatrice» delle
risorse pubbliche, in linea con le ordinanze della Protezione civile
che hanno già fruttato appalti per miliardi di euro (300 milioni
alle imprese Marcegaglia solo per il G8 abortito della Maddalena). Ma
la posta in gioco è ben altra.
Il
decreto amplia ulteriormente i poteri dell’esecutivo, prevedendo la
figura dell’«emergenza socio-economico-ambientale», una dizione
talmente vaga da permettere, per dir così, la normalizzazione
dell’emergenza. Torna alla mente una legge speciale firmata da Scelba
nel 1951 (VII governo De Gasperi) che, «in caso di eventi che
costituiscano pericolo o danno per la incolumità pubblica delle
persone e delle cose», prevedeva il conferimento dei pieni poteri al
governo, compresa la facoltà di derogare alle leggi vigenti e di
«requisire prestazioni personali».
Come
si vede, lo stato d’eccezione esercita sui nostri politici un fascino
potente. E lo strumento è anch’esso in qualche modo un classico:
quel processo di strisciante svuotamento del parlamento ed
incapacitazione del potere giudiziario che Foucault chiamava
«governamentalizzazione». Di questo si tratta. Se la democrazia è
il governo delle leggi, che cos’è un sistema in cui l’esecutivo
dispone delle leggi a proprio piacimento?
Del
resto, Berlusconi e i suoi non inventano nulla. Il modello è la
Fema, l’Agenzia federale per la gestione dell’emergenza alla quale,
dopo l’11 settembre, il governo Bush attribuì poteri militari
talmente ampi da far parlare di un governo segreto degli Stati uniti,
dotato del potere di sospendere la Costituzione, imporre un comando
militare e istituire campi di concentramento.
Tornando
a noi, sessant’anni fa in parlamento l’opposizione fu durissima.
Giorgio Amendola osservò che il governo avrebbe potuto definire
calamità naturale anche «il riacutizzarsi di contrasti politici»,
e su questa base mettere in atto un colpo di Stato. La legge proposta
dal ministro Scelba fu fermata. Torna oggi, sotto mentite spoglie,
come misura preventiva contro il «riacutizzarsi dei contrasti»
sempre possibili in una fase di devastante crisi economica. Insomma,
la storia si ripete. Salvo che ai tempi di Scelba c’era il Pci.

1Articolo
del 30 gennaio 2010 dal titolo “Protezione civile modello Scelba”