Risposta all’on. Amedeo Ciccanti

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Signor Amedeo Ciccanti,
sento il dovere morale di esprimere la mia solidarietà alla
studentessa che aveva fatto, nella giornata del 25 aprile, una
similitudine tra le persecuzioni subite degli ebrei nell’Europa
nazi-fascista e quelle subite oggi dal popolo palestinese.

Il paragone è un
raffronto tra due termini allo scopo di stabilire affinità e
differenze, non è un’equazione. Leggo sul sito www.ciccanti.it e
su alcune testate locali, che lei definisce “arbitraria, fuorviante
e forse gravemente antisemita” quella similitudine, che
infonderebbe “odio e risentimento verso gli ebrei”, e si dissocia
“con sdegno”. Poi consiglia loro di fare una gita a Gerusalemme,
così capirebbero quanto inappropriato è il loro paragone.

Ora, forse lei non saprà
neanche (ma qualche studente invece si) che proprio Gerusalemme è,
secondo la giurisdizione internazionale, territorio sotto occupazione
militare israeliana. In barba alle leggi internazionali è occupata
dal 1967 ed è stata unilateralmente annessa. Se gli studenti
andassero a Gerusalemme si renderebbero immediatamente conto delle
politiche di apartheid che Israele adotta nei confronti dei
palestinesi. Vedrebbero con i loro occhi le politiche di
“giudaizzazione”, eufemismo che indica la pulizia etnica dei
palestinesi lì residenti. Pulizia etnica che continua dalla Nakba,
termine arabo che indica la “catastrofe” del 1948, quando le
forze armate sioniste cacciarono dalle proprie case quasi un milione
di palestinesi e ne uccisero decine di migliaia. I figli dei figli di
quei disperati attendono ancora nei campi profughi il diritto al
ritorno e alla compensazione, così come sancito da varie risoluzioni
delle Nazioni Unite. A Gerusalemme, gli studenti vedrebbero anche il
Muro dell’Apartheid, costruito interamente in Cisgiordania, col suo
percorso che si snoda per inglobare il massimo numero di coloni
israeliani col minor numero di palestinesi. Il Muro e le colonie
attorno a Gerusalemme sono state dichiarate dalla Corte
Internazionale di Giustizia nel 2004 illegali e da smantellare. I
crimini di apartheid e di colonialismo sono considerati crimini
contro l’umanità perché violano una norma cogente della legge
internazionale: il principio di autodeterminazione dei popoli. Ma
forse lei non sa neanche questo, o forse le fa comodo non sapere. Se
gli studenti andassero a Gerusalemme, passeggiando per le viuzze del
quartiere musulmano della città vecchia, vedrebbero sventolare le
bandiere israeliane, segno che l’esproprio dei palestinesi non
risparmia neanche le pietre della città santa. Molti studenti
sapranno anche che quasi due milioni di palestinesi sono prigionieri
nel più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo, la
Striscia di Gaza, in condizioni disumane. Così come sapranno del
Rapporto di inchiesta delle Nazioni Unite sull’operazioni Piombo
Fuso, dicembre 2008/gennaio 2009, che documenta i crimini di guerra e
possibilmente contro l’umanità commessi dall’esercito israeliano
(olte 1400 morti, quasi tutti civili, 5000 feriti, tutte le
principali infrastrutture civili duistrutte).
Ma non sono affatto sicuro
che tutto questo susciterà ugualmente il suo “sdegno”.

Naturalmente tra nazismo e
sionismo ci sono molte differenze, ma anche dei tratti comuni: il
sionismo – ideologia colonialista e razzista – dichiara che gli ebrei
appartengono tutti ad una determinata etnia, al “popolo eletto”,
un pò come la “razza ariana” nel caso nazista. Quello che ne
deriva circa il trattamento degli “inferiori”, i palestinesi nel
caso israeliano, e gli ebrei nel caso nazista, è cosa nota. O
dovrebbe esserlo. Per fortuna, moltissimi ebrei nel mondo si
dichiarano antisionisti e si oppongono senza mezzi termini alle
politiche criminali dello Stato di Israele. Ce ne sono in Israele, ce
ne sono molti anche in Italia (rete-eco.it). Noi sappiamo benissimo
distinguere tra antisemitismo e antisionismo, e ci guardiamo bene
dall’attribuire a tutti gli ebrei del mondo i crimini dello Stato
israeliano. Lei invece rischia proprio di cadere in questa trappola,
questa si di carattere antisemita. Norman Finkelstein, intellettuale
ebreo statunitense, dichiarò: “Se gli israeliani non vogliono
essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente
smettere di comportarsi da nazisti”. Provi ad accusare di
antisemitismo anche lui, che ha avuto entrambi i rami della propria
famiglia sterminati nei campi nazisti. O Primo Levi, che ammonì:
“Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di
Israele”.

Le ricordo infine, signor
Ciccanti, che molti dei sostenitori dell’apartheid in Sud Africa e
del nazismo in Europa si presentavano come persone moderate, miti,
ragionevoli, e non si rendevano conto che in realtà si stavano
schierando dalla parte di chi compiva quegli orrendi crimini contro
l’umanità. Le consiglio quindi, se trova il tempo, di organizzare
un incontro con quegli studenti che lei denigra o con chi si occupa
della tragedia palestinese da anni e magari ne sa qualcosina in più
di lei, anche per esserne stato testimone diretto.
Imparerà a rivolgere lo
sdegno anche altrove.

Enrico Bartolomei
Membro della Campagna Palestina Solidarietà March
e