mercoledì 22 Maggio 2024
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Guerra o Scuola?

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E’ da diversi mesi che
l’Italia, insieme ad altri paesi della Nato, partecipa alla guerra in
Libia. La motivazione “televisiva” è quella di proteggere i
civili, mentre la motivazione vera è quella di cacciare Gheddafi e
mettere le mani sulle ricchezze libiche, petrolio in primis.

E’ da mesi che i nostri
aerei partecipano ai raid causando non poche morti civili… i soliti
“effetti collaterali” di ogni guerra!
Basterebbe già questo per
allontanarci dalle scelte guerrafondaie, ma a tutto ciò possiamo
aggiungere che mentre il nostro governo è impegnato ai tagli
economici per scuola, sanità e lavoro, ogni giorno spendiamo soldi
per far viaggiare aerei da guerra.
Un’ora di volo dei
caccia-bombardieri Tornado costa 32.000 euro, che passano a 60.000
per gli aerei da ricognizione. In una sola ora costano quanto
tre/quattro salari annui di un operaio.

Un missile costa 170.000
euro, un raid aereo costa dai 200 ai 300mila euro, mentre per lo
stazionamento di 5 navi militari davanti alle coste libiche servono
oltre 10 milioni di euro al mese.
Il totale, finora, è di
circa 100 milioni di euro al mese gettati via per andare a buttare
bombe e missili sulla Libia.

Parlando con un fan di
Berlusconi mi è stato detto che: “Dovremo pure far lavorare i
militari… anche questo crea occupazione!”. Probabilmente è così,
anche la guerra aumenta il Pil. Ma allora posso rispondere che anche
insegnanti in più possono far aumentare ugualmente il Pil.
La questione quindi è
semplice: che si tratti di guerra o tagli alla scuola, è sempre una
scelta politica.