martedì 28 Maggio 2024
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Convegno della Caritas

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Si è svolto sabato 17
novembre il convegno “Educare alla Fede educando alla Carità”,
iniziativa organizzata dalla Caritas Diocesana che ha visto la
presenza di don Renzo Gradara, direttore della Caritas Diocesana di
Rimini.

In concomitanza con
l’avvio del nuovo anno liturgico dedicato alla fede, il 50°
anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e all’interno
del decennio su “Educare alla vita buona del Vangelo”, la Caritas
diocesana ha voluto promuovere attraverso questo convegno la
riflessione sul percorso di testimonianza della fede attraverso
l’educazione alla carità e al servizio.

Non sono un volontario
della Caritas ma ho pensato di partecipare perché mi interessa molto
il tema: non sono rimasto deluso. L’incontro è stato preceduto da
una riflessione del Vescovo della Diocesi locale Armando Trasarti,
che personalmente ho molto apprezzato.

Trasarti ha ricordato che
la Caritas non può essere solo “distribuzione dei pacchi
viveri
” (occorre certamente fare anche questo!) ma deve essere
soprattutto “azione pastorale che vada a disturbare la cultura
del benessere
”.

Il Vescovo ha ricordato
che la Caritas nasce nel 1971, per volere di Paolo VI, nello spirito
del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II. Per questo nuovo
organismo pastorale l’allora Papa indicava mete non assistenziali, ma
pastorali e pedagogiche. E’ per questo che, secondo Trasarti, il
volontario non può essere razzista”.

Una premessa importante
che però non deve far dimenticare la dimensione della Fede. “E’
la Fede
– dice Trasarti –che trasforma le persone e che
permette poi di testimoniare la Salvezza attraverso le opere. La
Carità è connaturale alla Fede!
”.

Il Vescovo ha anche
ricordato che “gli operatori Caritas sono quindi chiamati a
seguire il metodo esistenziale di Gesù: Vedere, Prendersi cura,
Accompagnare. Le persone che si aiutano devono entrare nella nostra
vita
”.

Trasarti ha voluto inoltre
puntualizzare che per “fare” il volontariato occorre “non
cercare la propria soddisfazione o il proprio tornaconto di
immagine
”.

Il Vescovo ha infine
concluso che “Carità non significa ‘parlare bene’ ma
testimoniare con la propria vita. ‘Mostrami le opere!’ ci ricorda il
Vangelo. Occorre arginare i continui racconti di esperienza della
fede perché l’esperienza di Dio non si può raccontare. E’ come il
Talamo che è segreto e indicibile.

L’incontro è poi
proseguito con la relazione di don Renzo Gradara.

Il direttore della Caritas
Diocesana di Rimini ha ricordato che Fede e Carità sono le due facce
di una stessa medaglia. Una moneta non ha valore se manca di una
delle due facce, così è l’esperienza cristiana che non può
esistere se manca di Fede o Amore.

Dopo aver ricordato la
Missione della Chiesa nella lettura del capitolo 21 di Giovanni
(Ascolto della Parola, Eucarestia e Servizio) Gradara ha ricordato ai
presenti che la crisi non può essere valutata solamente come aspetto
economico. Secondo il direttore occorre cogliere l’opportunità di
questa crisi nel messaggio di una maggiore sobrietà di vita e di
unità tra gli uomini.

La Carità deve essere
necessariamente un PERCORSO EDUCATIVO ALLA SOLIDARIETA’.

Su questo Gradara ritiene
che in questa fase di crisi economica probabilmente la Chiesa
Cattolica non ha “brillato”, forse più preoccupata a non essere
troppo “toccata” dai tagli del Governo.

Gradara ha poi rivolto un
invito finale ai presenti: “Cercate sempre occasioni di
confronto, non fate i battitori liberi o i cani sciolti perché
solamente uniti si possono fare i cambiamenti migliori. Fate in modo
che il vostro operare sia un servizio concreto e uno stimolo
educativo
”.

Me ne sono tornato a casa
molto soddisfatto da quanto ascoltato nel corso del pomeriggio. Come
hanno detto i relatori è vero, non sono le parole che fanno Carità
ma le opere. E’ però anche vero che le belle Parole spesso
restituiscono slancio e prospettive che a volte la vita quotidiana
tende a sopire.
In questi mesi si è parlato tanto della Chiesa
per avvenimenti che purtroppo nulla hanno a che vedere con Fede e
Carità. Credo che questo incontro abbia ridato prospettiva, semmai
ci fosse stato bisogno, a quei tanti volontari della Chiesa Cattolica
che in maniera nascosta e senza tanto clamore operano ogni giorno con
costanza e passione.