martedì 28 Maggio 2024
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La guerra in Mali

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Dico la mia sul dibattito
aperto dal conflitto in Mali: a una settimana dall’inizio della
controffensiva francese la situazione resta difficile e incerta, non
solo sul piano militare, ma anche e soprattutto su quello umanitario.

Non ho mai creduto
all’intervento militare: non l’ho mai appoggiato in Kosovo, in
Afghanistan, in Iraq, in Libia e non credo affatto nella necessità
dell’intervento francese nel deserto africano.

Alcuni commentatori
sostengono che i jihadisti (che non sono per altro neanche la
maggioranza dei tuareg) avessero l’intenzione di prendersi Bamako, ma
al momento non c’è una straccio di prova. Con questo conflitto
invece si corre il rischio opposto: ricompattare il fronte tuareg
sotto la bandiera anticolonialista. Ho letto che i tuareg da oltre
trent’anni rivendicano l’Azawad, cioè il Nord desertico del Paese.
C’è chi afferma che invece di un’opzione militare si sarebbe potuto
agire diplomaticamente e concedere loro una parziale indipendenza ad
alcuni patti. Chiaramente se questo fosse stato il vero motivo del
conflitto…

E’ sicuramente vero che
chi governa ha informazioni più precise rispetto ai normali
cittadini (come me). Ma i normali cittadini (come me) hanno sempre
notato che un conflitto armato non ha mai risolto problemi, li ha
sempre complicati.

Allora perché un nuovo
conflitto armato oggi in Africa?

Forse Hollande aveva
bisogno di impiegare le armi nuove di zecca e spostare l’attenzione
dei francesi sulla politica estera…il solito gioco?

Forse perché ci sono gli
interessi forti di Areva sull’uranio scoperto nel confinante Niger?

Sono domande che
sicuramente non troveranno mai risposte ufficiali, ma ormai i normali
cittadini (come me) sanno che non esistono guerre umanitarie.
Soprattutto in questo periodo di crisi economica: nessun leader si
imbarca in un’avventura simile se non ci sono interessi specifici per
il proprio Paese.

Posso “comprendere”
(ma chiaramente non giustificare) l’intervento francese: trovo però
inspiegabile l’appoggio dato dal nostro Governo, senza la possibilità
di una discussione parlamentare. Tanto più che quello italiano è
nei fatti un governo tecnico privo di maggioranza e quindi
dimissionario che dovrebbe curare solo l’ordinaria amministrazione e
non impegnare il Paese in un nuovo sforzo bellico, anche tenuto conto
di ciò che questo comporta per l’erario.

In questi giorni
l’organizzazione non governativa Medici senza frontiere ha rivolto
un appello alle autorità di Bamako affinché consentano l’accesso
dei propri operatori a Konna, una città nel centro del Mali appena
sottratta al controllo dei ribelli.

Come in tutte le guerre le
vittime sono sempre quelle civili… quelle senza bandiere.