giovedì 30 Aprile 2026
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“Pulizia etnica” nella Repubblica Centrafricana

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La Repubblica
Centrafricana è un piccolo paese dell’Africa centro-occidentale,
una ex colonia francese dove da oltre un anno imperversa una guerra
tra milizie islamiche e milizie cristiane. Si contano migliaia di
persone mutilate a colpi di machete.

La guerra di religione è
esplosa quando i Séléka, ribelli musulmani, a marzo dello scorso
anno hanno rovesciato il governo di François Bozizé e insediato
Michel Djotodia, primo presidente musulmano a guidare il Paese, a
maggioranza cristiana.

Le milizie di Djotodia
hanno via via incrementato le proprie fila con la presenza di soldati
jihadisti di Ciad e Sudan. I combattenti islamici dopo aver assunto
il controllo del territorio centrafricano hanno aumentato
vigorosamente i numeri di violenze e saccheggi indiscriminati. Loro
bersagli principali: civili di religione cristiana e strutture come
chiese e ospedali. Hanno dato alle fiamme centinaia di villaggi,
torturando, stuprando le donne e uccidendo gli uomini della
popolazione a maggioranza cristiana.

Il risultato di tanta
brutalità è una spirale infinita di rappresaglie, mutilazioni,
genocidi e pulizie etniche.

All’inizio dell’anno
il parlamento della Repubblica Centrafricana ha nominato presidente
ad interim Catherine Samba-Panza.

Lo scorso dicembre l’ONU
ha dato mandato alla Francia per un intervento militare, destinato a
ristabilire l’ordine nel Paese. Obiettivi: la protezione dei civili
e l’allestimento di corridoi umanitari, in modo sicuro e senza
ostacoli.

Adesso a regnare nella
Repubblica Centrafricana è la logica della legge del taglione, per
cui alla violenza perpetrata per mesi dai ribelli musulmani contro le
comunità cristiane rispondono ora altre violenze, linciaggi, gole
tagliate, massacri, saccheggi e distruzioni casa per casa da parte
dei cristiani contro i musulmani. Una barbarie sfacciata che ha tutti
i caratteri di quella che Amnesty International e personale delle
Nazioni Unite hanno definito “pulizia etnica”.

La fuga in massa della
minoranza musulmana – costituita in gran parte da commercianti,
bottegai e pastori – sta oltretutto pregiudicando gravemente
l’economia locale e aumentando i timori di una grave crisi
alimentare.

Sono centinaia e centinaia
i morti, 600 solo nell’ultima settimana. Sono circa 750mila gli
sfollati interni e 250mila i rifugiati nei paesi confinanti, su una
popolazione che non supera i quattro milioni.

La situazione politica e
umanitaria nella Repubblica Centrafricana è ormai fuori controllo,
non rispondendo né alle sempre fragili istituzioni locali né alle
forze governative regionali e occidentali ma solo a una sorta di
spirale ipnotica della violenza dell’uno contro l’altro che non
risparmia nessuno, in un conflitto che non ha però né caratteri né
finalità religiose, ma è pilotato da lontano in nome di ben chiari
interessi politici ed economici.