venerdì 24 Maggio 2024
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Non chiamatelo Euro

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Venerdì 29 luglio si è svolto a Mondavio l’incontro“Non chiamatelo Euro” con il giornalista del Tg1 Angelo Polimeno. L’iniziativa era organizzata dall’Amministrazione comunale di Mondavio.

Per
quanto la presentazione di un libro sia sempre meritevole, non sono
riuscito a comprendere a quali considerazioni finali volesse condurre
il relatore, coadiuvato dal moderatore, tal Simone Mattioli “esperto
di cooperazione, economia sociale ed internalizzazione delle
imprese”, almeno stando a quanto citava il volantino.
Non
che la serata sia stata noiosa, ma alla fine io personalmente devo
ancora capire cosa volesse suggerire il relatore (uscire dall’euro?
Uscire dall’Europa? Fare fronte comune con la perfida Albione e
adottare la sterlina? Uscire dalla Terra e chiedere asilo a Giove
contro le politiche finanziarie di Marte?). Insomma, tra un po’ di
storia e un po’ di critiche assortite espresse dal giornalista
l’incontro è terminato con più perplessità di quante ne avessi
all’inizio.
Avrei
voluto segnalare all’autore che il nostro problema non è Euro
Sì/Euro No e nemmeno Unione Europea Sì/Unione Europea No. A mio
modesto avviso la nostra più grave perdita di sovranità non è
quella relativa all’Unione Europea, quanto quella condizionata dal
sistema finanziario, che crea denaro dal nulla senza limiti: la massa
di denaro virtuale o fittizio creata negli ultimi anni è infatti
giunta a superare di quasi 11 volte il Pil del mondo, con un valore
nominale di oltre 700 trilioni di dollari contro 65.
Quanto
più cresce il “denaro virtuale”, tanto meno hanno
importanza il lavoro e la produzione di beni, mentre il sistema
finanziario acquisisce un immenso potere in tema di governo
dell’economia e dell’intera società, innescando un circolo vizioso
senza fine. E di conseguenza la politica deve portare obbedienza al
mercato: la politica non conta più nulla già da tanti anni…
purtroppo!
Il
giornalista invece non ha toccato minimamente la questione economica
rimanendo su un piano “storico”. Tra l’altro una
ricostruzione dei fatti abbastanza discutibile visto che Angelo
Polimeno sostiene che l’Euro sia stato imposto dalla Germania. Direi
piuttosto che sia stato voluto molto di più dalla Francia e da pezzi
di classi dirigenti di altri paesi, tra i quali anche l’Italia.
Questo aspetto viene trattato approfonditamente da Marco Bertorello
nel suo libro “Non c’è euro che tenga” e da Luciano
Gallino, autore de “Il denaro, il debito e la doppia crisi
spiegati ai nostri nipoti”.
Sarebbe
stato utile ricordare ad Angelo Polimeno, la cui testata di
appartenenza a suo tempo elogiava un giorno sì e l’altro pure
l’adozione della moneta unica, che ad oggi non c’è nessun controllo
democratico sulle oligarchie economiche che pilotano la politica.
Purtroppo anche in questo caso la Costituzione viene disattesa,
perché la nostra Repubblica dovrebbe disciplinare, coordinare e
controllare l’esercizio del credito. Tuttavia quanto sancito
dall’articolo 47 non viene applicato, anzi con la riforma
costituzionale (“imposta” dall’Europa con due lettere nel
2011 e dal documento della società finanziaria J.P. Morgan del 2013)
la situazione non potrà che peggiorare.
Come
scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1975: “continua sotto i
nostri occhi il processo per cui i politici non sospettano
minimamente che il potere che essi stanno gestendo sta cambiando
radicalmente natura. Essi coprono, con la loro manovra da automi e il
sorriso, il vuoto. Il potere reale procede senza di loro: ed essi non
hanno più nelle mani se non inutili apparati
“.
Personalmente
rimango un sostenitore dell’Unione Europea perché non è con i
vincoli che tradisce sé stessa, quanto piuttosto perché si sta
costituendo come un’unione di interessi economici e non come un
orizzonte culturale ed etico-politico. Ma tradisce sé stessa anche
perché viola ogni giorno l’articolo 10 del Trattato sull’Unione
stessa, secondo il quale: “Ogni cittadino ha il diritto di
partecipare alla vita democratica dell’Unione. Le decisioni sono
prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini.”
Le
norme europee non sono sovraordinate alla Costituzione Italiana, che
all’articolo 11 “consente, in condizioni di parità con gli altri
Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento
che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.
L’arma
più efficace che dovremmo utilizzare contro le politiche di
austerità non è quindi quella di organizzare incontri o scrivere
libri “per l’uscita dall’euro”, ma di far valere la nostra
legge fondamentale. Ed è stupefacente che chi è tanto attivo nel
modificare la nostra Costituzione non pensi a citarne i principi
essenziali come argine all’austerità e all’invadenza di organi non
democraticamente eletti (Fmi, Bce, Commissione europea) e di governi
stranieri (Germania). Anche perché secondo la Carta dei Diritti
Fondamentali dell’Unione Europea: “i diritti fondamentali quali
risultano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri
sono interpretati in armonia con dette tradizioni […] e nessuna
disposizione della presente Carta deve essere interpretata come
limitativa o lesiva dei diritti dell’uomo riconosciuti […] dalle
Costituzioni degli Stati membri (artt. 52 e 53)”.
Nella
speranza che, mentre i paesi vicini stanno organizzando il referendum
per fondersi, il Comune di Mondavio non ne voglia uno per uscire
dall’Unione Europea, suggerisco ai rappresentanti delle nostre
istituzioni di impegnarsi per rimanerci, attivandosi per sostenere
tutte quelle iniziative che in tanti anni organizzazioni e
associazioni (economiche, sindacali e sociali) hanno suggerito per un
controllo del credito che permetta di recuperare quella “sovranità”
monetaria che abbiamo perso, indipendentemente dalla valuta
utilizzata.
A
meno che non si voglia continuare a procedere sulla strada additata
da Pasolini già tanti anni fa.

11 pensieri riguardo “Non chiamatelo Euro

  • Girolamo Martino

    Commento
    Ringrazio Francesco Montanari per la sua dotta dissertazione sull’euro e sui problemi del mondo: tanta dottrina, tuttavia, avrebbe potuto e dovuto essere messa al servizio dei cittadini di Mondavio, accettando e non rifiutando l’invito a moderare l’incontro che gli era stato fatto .
    Il tono sarcastico va benissimo, figuriamoci, ma, Francesco perdonami, tradisce una presunzione di titolarità di conoscenza e verità che, francamente, mi appare fuori luogo e…fuori tempo !
    L’ironia va bene, se però sconfina nella scortesia non è più ironia ma, appunto, scortesia: sarebbe bastata una semplice ricerca o qualche domanda per scoprire che il moderatore Mattioli vanta una lunga esperienza e un nutrito curriculum nel campo della cooperazione e dell’internazionalizzazione delle imprese: chi ha pretesa di fare informazione, Francesco perdonami ancora, ha il dovere di documentarsi prima di emettere giudizi sprezzanti.
    Montanari era presente all’incontro e oggi scrive: avrei voluto segnalare all’autore; sarebbe stato utile ricordare ad Angelo Polimeno: perchè non l’ha fatto ? Perchè non ha preso la parola ? Temeva forse che il confronto diretto gli avrebbe svelato quello che tutti i presenti hanno compreso e cioè che quella di Polimeno è soltanto una documentata ricostruzione giornalistica della nascita dell’euro che non mette assolutamente in discussione la scelta europeista ?
    Posso assolvere Montanari per il suo riferimento (un po’ scontato per la verità !) alla testata giornalistica di appartenenza di Polimeno: Montanari è arrivato al Chiostro in ritardo, dopo che il moderatore aveva già fatto la domanda cattiva su questo e Polimeno aveva risposto che non aveva avuto alcuna difficoltà con la sua Direzione a scrivere il libro, dimostrando che al TG1 c’è più pluralismo di quanto si pensi, probabilmente anche più che a Fuoritempo !
    Più difficile assolvere Montanari quando richiama l’art.10 del Trattato visto che il nocciolo delle argomentazioni di Polimeno è proprio questo: l’euro, o meglio, questo euro discende da regolamenti e non da trattati che invece, avendo rango costituzionale, consentono, attraverso i referendum, la partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell’Unione come recita, appunto, l’art.10.
    Apprendo con un certo stupore che Montanari ritiene inutili gli incontri e, addirittura, i libri: detto da chi fa informazione è sconcertante ma indubbiamente… è molto più comodo il pensiero unico, naturalmente il proprio !
    Ribadisco quanto ho già avuto modo di dire a voce a Montanari: organizzare la presentazione di un libro, anche da parte di un Comune, con la possibilità di un libero dibattito, non vuol dire sposarne la tesi ma semplicemente offrire ai cittadini l’occasione per discutere di argomenti attuali e anche difficili. Questa è democrazia !
    In ogni caso, il commento feroce di Montanari è graditissimo e di grande utilità e mi fa piacere pensare che segni l’avvio di una nuova stagione di cultura e di dibattito a Mondavio: avrei tuttavia preferito un suo intervento durante la serata piuttosto che questa riflessione nata davanti ad una rassicurante tastiera senza rischio di contraddittorio.
    Infine, caro Francesco, puoi stare tranquillo: nessuno (neanche Polimeno !) vuole l’uscita dall’Unione Europea nè dall’Euro. Siamo tutti europeisti convinti, ma vogliamo un’Europa più attenta alle persone e meno ai soldi. Sono sicuro che a Mondavio non ci sarà mai un referendum per la Mondaviexit !
    A titolo strettamente personale, con stima, Girolamo Martino

  • Angelo Polimeno

    Angelo Polimeno – Commento
    Gentile (nonostante tutto) Montanari,
    i problemi dell’Europa – istituzione nella quale credo fin dalla sua fondazione e che per questo, nel mio piccolo, cerco di difendere anche attraverso una ricostruzione storico- giornalistica basata su documenti e testimonianze di grandissime personalità favorevoli all’Unione – è in parte riconducibile ad atteggiamenti come il suo. Una critica tanto piena di (inspiegabile)rancore,quanto attenta a evitare un sereno e utile confronto. Come le chiede Girolamo Martino, perchè non ha avanzato le sue osservazioni venerdi’ scorso nel chiostro di Mondavio? Molti, tra i presenti, lo hanno fatto. E il dibattito – lei avrà potuto constatarlo – non è stato sottoposto ad alcuna censura.
    Ecco, gentile (nonostante tutto) Montanari, uno dei problemi dell’Europa di oggi – che purtroppo è molto, molto, molto diversa da quella dei padri fondatori che tanto per cominciare non si vergognavano di sottolinearne le radici cristiane – è che non tollera il confronto. Peggio ancora: decide della vita dei cittadini senza dar loro la parola. E in taluni casi disconoscendola (violazione del Trattato di Maastricht). La decisione di Camerun, che pur contrario alla Brexit ha dato la parola agli inglesi, rappresenta una grande lezione di democrazia. Un fatto di principio e che prescinde dall’esito finale del referendum. Un precedente – questo è il vero problema – che fa paura.
    Avrei ancora tante cose da dirle, gentile (nonostante tutto) Montanari.Ma lo ha già fatto – e molto bene – Girolamo Martino. Francamente, non saprei fare di meglio. La invito però, non a cambiare idea sul libro o sull’Europa, ma a usare un tono diverso quando parla di altre persone. Riferirsi al moderatore Simone Mattioli come il non è cosa bella. Ma non per Mattioli, che probabilmente se ne farà un baffo. Ma per lei, che così facendo rischia di squalificare le sue stesse considerazioni.
    Distinti saluti,
    Angelo Polimeno

  • Angelo Polimeno

    Commento 2
    Errata corrige: … Riferirsi al moderatore Simone Mattioli cone il non è cosa bella…..

  • Angelo Polimeno

    Commento 3
    .. come il tal Mattioli

  • Ok, però non esageriamo.
    La presentazione di un libro (154 pagine € 12,00)è pubblicità, non democrazia.

  • Girolamo Martino

    Libri e pubblicità
    Considerando che sul sito Fuoritempo sono stati recensiti (dunque presentati) ben 24 libri, se do ragione a Mister No devo pensare che Fuoritempo va assimilato ad un banale sito pubblicitario ! In Italia ci sono decine di Fiere del Libro più o meno prestigiose e centinaia di presentazioni ogni giorno ma nessuno ha mai pensato di screditarle perche fanno pubblicità ai libri…ora ci penserà Mister No ??

  • Era ‘na battuta…
    Però vorrei farle notare che recensione e presentazione sono due cose diverse, inoltre le Fiere del Libro si chiamano appunto Fiere, un motivo ci sarà.

    Personalmente non scredito né le presentazioni né tantomeno le fiere, semplicemente non le chiamo democrazia.

  • Girolamo Martino

    …una sintesi !
    Potremmo trovare una sintesi ! Se per democrazia intendiamo semplicemente l’accesso al voto, la presentazione di un libro c’entra poco…se però allarghiamo il discorso alla democrazia deliberativa allora anche la presentazione di un libro può esserne un utile ed efficace strumento. Che ne pensa ? Ci accordiamo su questo ??? 🙂

  • E facciamolo ‘sto accordo…
    Anche se la sintesi che abbiamo trovato assomiglia parecchio alla sua tesi 😉

    Diciamo che una discussione pubblica su un argomento così importane è sicuramente qualcosa di positivo, resto perplesso sul fatto che l’incontro (un po’ di parte, me lo conceda) sia stato organizzato da un’amministrazione comunale, ma ammetto che, probabilmente, è una mia pignoleria.

  • Francesco Montanari

    a dott. Martino e dott.Polimeno
    Gentile dott. Martino, gentile dott. Polimeno,
    francamente non comprendo il tono così piccato dei Vostri interventi. Chiunque sia attivo “pubblicamente” non può non essere a conoscenza che in democrazia si può anche essere criticati, così come nella democrazia rientrano i Vostri commenti critici al mio articolo.
    A tal proposito mi siano permesse alcune precisazioni:
    1 – il relatore ha sicuramente un’esperienza maggiore del sottoscritto, ma ciò non impedisce che chiunque (il sottoscritto, o uno qualsiasi degli utenti del sito) possa criticare l’incontro nel merito e non nella persona, come ritengo di aver fatto.
    2 – Non ho mai affermato che ritengo inutili gli incontri e, addirittura, i libri; la prima riga del mio articolo è lì a testimoniarlo (e io qui a ribadirlo).
    3 – Ho già esposto personalmente al dott. Martino le motivazioni per cui ho deciso di non moderare l’incontro, non credo di dovermi giustificare ulteriormente.
    4 – Il mio articolo non presenta nessun giudizio in merito al sig. Mattioli, a meno che non riteniate offensivo l’utilizzo dell’aggettivo “tale”.
    5 – Preferirei ricevere critiche sui contenuti piuttosto che commenti vaghi su presunti miei atteggiamenti quali presunzione, scortesia, pensiero unico, commenti feroci, rancore.
    6 – Se sono arrivato con quei cinque minuti di ritardo tanto rinfacciati, è perché non mi sentivo bene e sono stato sino all’ultimo in dubbio se riuscire a partecipare alla serata o meno, facendo comunque uno sforzo perché ritenevo importante esserci.
    7 – Non sono intervenuto la sera dell’incontro per esporre il mio pensiero, è vero, ma l’ho fatto non per viltà, ma perché come detto sopra non mi sentivo bene. All’esporre un intervento raffazzonato e poco convincente ho preferito prendere appunti ed argomentare le mie considerazioni in un articolo. Nel nostro sito è sempre stata garantita la possibilità di confrontarsi, così come avviene alla fine di un incontro pubblico.

    Cordialmente.
    Francesco Montanari

  • Girolamo Martino

    Se Francesco Montanari e Mister No sono d’accordo…continuerei questa interessante conversazione davanti ad un Bianchello…che ne dite ??? ???

I commenti sono chiusi.