mercoledì 29 Aprile 2026
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Il Coordinamento Nazionale No Triv per il NO

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IL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

SI IMPEGNA NELLA CAMPAGNA REFERENDARIA PER IL NO

Il 10 luglio si è costituito il
Coordinamento Nazionale No Triv (CNNT) che, tra le proprie finalità,
annovera la difesa della Costituzione.
Per questo motivo il CNNT intende
attivarsi da protagonista nel dibattito costituzionale sostenendo in
modo chiaro il NO al referendum confermativo sulla riforma
Renzi-Boschi.
Tra le motivazioni che ci inducono alla
contrarietà segnaliamo quelle che ci preoccupano maggiormente.

Riteniamo che il rafforzamento
dell’esecutivo, che è il cuore di questa riforma costituzionale,
venga evocato in nome di una servile ubbidienza alle pretese esigenze
dell’economia globale e dei relativi diktat della Commissione Europea
e della Bce.
Riteniamo la Renzi-Boschi una riforma
neoliberista che si sposa perfettamente con il modello economico che
l’Europa ha in mente e che per molti risulta fallimentare: da un lato
si taglia la spesa pubblica e dall’altro si cerca di fare cassa
velocemente, tramite infrastrutture strategiche come le attività
petrolifere.

Difatti «Il Comitato per il sì» ha già
dichiarato che, se passerà la riforma costituzionale, riferendosi
alla modifica del Titolo V, sarà finalmente possibile rilanciare le
attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio nel nostro
Paese. Per fare questo, afferma il Comitato, occorre riportare la
competenza legislativa sull’energia nelle mani dello Stato; in questo
modo, si «delinea un quadro chiaro e preciso delle competenze
esclusive dello Stato e delle Regioni» e di conseguenza si riduce
anche il contenzioso davanti alla Corte Costituzionale.
E’ così: l’energia, collegandosi
strettamente alla politica economica del nostro Paese, non può
essere materia di competenza legislativa concorrente Stato-Regioni. E
infatti non lo è mai stata: la legge n. 239 del 2004 l’ha attribuita
allo Stato, nonostante la Costituzione dicesse il contrario. E la
Corte ha stabilito che questa attribuzione fosse legittima, a patto
che lo Stato consentisse alle Regioni (e agli Enti locali) di
partecipare alle decisioni da assumere. Quindi se passerà il «sì»
sarà sempre possibile cancellare il diritto dei territori di poter
decidere assieme allo Stato, mentre le modifiche accolte nella legge
di stabilità – con le quali il Parlamento ha sancito che la
partecipazione delle Regioni non dovesse essere solo di facciata –
verranno cancellate.

Tutto questo rappresenta un duro colpo
alla partecipazione e alla democrazia.
Ricordiamo che le Regioni e i Comuni
esistono non come istituzioni meramente burocratiche, ma per una
ragione storica e giuridica ben precisa: nel 1954 uno dei primi
commentatori della Carta Costituzionale, Carlo Esposito,
nell’illustrare l’articolo 5 auspicava “il più ampio
decentramento” non solo orizzontale (come lo intendeva
Montesquieu), ma anche verticale, questo a garanzia di autonomia,
libertà e partecipazione dei cittadini.

La modernità non sta nella
concentrazione del potere, ma nel coniugare la governabilità con la
rappresentatività. Questa riforma invece sacrifica drasticamente la
rappresentatività in nome di una presunta governabilità, presunta
perché l’unica vera governabilità può essere data dalla stretta
e reale connessione tra cittadini e istituzioni cioè da una vera e
non formale democrazia rappresentativa e partecipativa.
E’ per questo che ci impegneremo
convintamente nella campagna referendaria invitando i cittadini a
votare NO.

28.09.2016

Coordinamento nazionale No Triv