Ddl anticorruzione: ostruzionismo all’italiana

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La giustizia continua ad
essere motivo di scontro anche nell’era del governo Monti. Sarà
perché le forze in gioco sono sempre quelle, sarà perché il
partito di Berlusconi, pur avendo rottamato il suo leader, continua a
farne le veci.

È stata una giornata
esemplare quella di oggi alla Camera, dove il disegno di legge
anticorruzione e anticoncussione voluto dal ministro Severino, che
dovrebbe cambiare i connotati al malaffare nel nostro paese e magari
consentire a quest’ultimo di spiccare il volo oltre la crisi, è
rimasto vittima in Commissione Affari Costituzionali di un tenace
ostruzionismo da parte del Popolo della Libertà.
Risultato: un’ora e mezzo
di seduta e un solo emendamento votato!
A questo aggiungiamo
l’ulteriore beffa della norma sul falso in bilancio con il governo
che approva, grazie ai voti di Pdl e Terzo Polo, due emendamenti che
si annullano a vicenda, lasciando così inalterato il testo attuale
che non consente di perseguire l’alterazione di bilancio. Ricordo che
il falso in bilancio non garantisce la trasparenza dei mercati e
questo è un grave danno nei confronti dell’economia sana di un
Paese.

Con la convenzione di
Strasburgo del 1999 abbiamo assunto degli impegni internazionali.
Il fenomeno della
corruzione, in Italia, ha raggiunto livelli altissimi diventando un
fenomeno sistemico. La corruzione comporta un’incidenza sul Pil e
sull’economia per cui ogni cittadino paga circa 1.000-1.500 euro di
tasse all’anno.

L’impressione è che
ancora una volta, in materia di Giustizia, siano in corso trattative
di vario genere per lo più sotterranee nelle quali si scambiano
benefici con apparenti inasprimenti della legislazione. Tutto sembra
ancora una volta finalizzato a tutelare gli interessi, nello
specifico di Silvio Berlusconi (imputato per concussione nel processo
Ruby a Milano) ma anche dell’intero ceto politico, visto che al
momento sono oltre novanta i politici coinvolti in indagini, processi
o condanne per questo genere di reati.