La retorica della commemorazione dei caduti

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Domenica 6 novembre si è svolta a San Michele al fiume la commemorazione dei caduti di tutte le guerre.

La manifestazione prevedeva la celebrazione
eucaristica alle ore 11,15, seguita dal corteo verso il monumento ai
caduti presso il quale fermarsi per un momento di riflessione con la
partecipazione delle amministrazioni comunali di Mondavio e dell’Unione
Roveresca e gli alunni della scuola primaria di San Michele al fiume.

Devo
ammettere di aver trovato la riflessione del sindaco di Mondavio,
Mirco Zenobi, decisamente deludente. Il nostro primo cittadino mi è
apparso retorico nel ricordare l’eroicità della prima guerra
mondiale, un conflitto nel quale, purtroppo, a combattere e ad essere
massacrati furono gli italiani provenienti dai ceti più poveri,
mentre gli abbienti se ne stavano tranquillamente a guardare.
Papa
Benedetto XV nel 1917 non esitò a definire la Grande Guerra
“un’inutile strage”: il desiderio di pace degli italiani
venne violentato da un militarismo che sarebbe poi sfociato nel
fascismo.

Il
sindaco Zenobi, dopo una filippica contro la “politica populista
di oggi” (a chi faceva riferimento?) si è lanciato in un
ricordo delle “missioni di pace all’estero” che secondo lui
portano “democrazia”, per concludere con un esortante “viva
le Forze Armate!”. Ma in che senso “viva le Forze Armate”?
Nel senso “viva la spesa italiana di 23 miliardi di euro
all’anno per mantenere le Forze Armate di cui 5 miliardi di euro solo
per acquistare nuovi armamenti”?
Inoltre
sarebbe interessante capire a quali “missioni di pace” si
riferisce Zenobi. Anche perché sulle presunte “missioni di
pace” aveva già fatto chiarezzanel
2013 un giornalista de l’Espresso in questo articolo
(datato, ma
sempre attuale). E se proprio non si ha voglia di leggere l’articolo
di Gianluca Di Feo basterebbe ricordare che la famigerata guerra in
Iraq, avviata per “portare democrazia”, non solo ha
destabilizzato il paese facendolo precipitare in una sanguinosa
guerra civile, ma ha anche generato l’Isis, che ora tutti dicono di
voler combattere.
Sono
certamente importanti le giornate di commemorazione dei caduti di
tutte le guerre.
Ma
proprio perché si ricordano “tutte le guerre” invito
organizzatori e partecipanti (Associazione Reduci e Combattenti,
amministrazioni comunali, scuole, cittadini) a considerare di
trasformare il 4 novembre in una giornata di studio, memoria e
ripudio della guerra, in cui ricordare che i conflitti mondiali
furono spaventosi massacri.
Affinché
il 4 novembre, anniversario della fine dell’“inutile strage”
della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i
poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno
in cui nel ricordo degli esseri umani morti a causa di conflitti
armati gli esseri umani viventi esprimono e rinnovano l’impegno
affinché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più
persecuzioni.
A
più di cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, mentre
è tragicamente in corso la “terza guerra mondiale a pezzi”, è
ora di dire basta.

2 pensieri riguardo “La retorica della commemorazione dei caduti

  • 11 Novembre 2016 in 11:12
    Permalink

    Risposta
    Caro Francesco, nel leggere il tuo commento al mio discorso fatto in occasione della celebrazione della Festa Nazionale del 4 Novembre, ho notato grande attenzione da parte tua nell’ascoltare le mie parole, ma forse un pregiudizio nell’interpretarle, tanto da “andare oltre”. Conosco perfettamente il tuo impegno a favore della Pace e ho condiviso tante tue battaglie, infatti ho definito la Prima Guerra Mondiale come la prima volta in cui gli italiani si trovarono a combattere sotto la stessa bandiera nella prima drammatica esperienza collettiva che si verificava dopo la proclamazione dell’Unità nazionale. Volenti o nolenti molti di coloro che furono chiamati alle armi sono morti e questo credo ci imponga rispetto e soprattutto il nostro ricordo. Il 4 Novembre è dedicato anche a loro.
    Non ho parlato di politica populista, ho parlato di cattivi esempi che possono esprimersi in qualsiasi veste nella società e dar voce all’antipolitica e ho voluto sottolineare il ruolo della buona politica fondamentale per il progresso della società. Ho poi rivolto un richiamo ai giovani all’impegno per una società giusta, fondata sulla solidarietà e priva di violenza.
    Non ho voluto celebrare la guerra, ma coloro che permettono oggi a noi di vivere in democrazia e consentono a te come a me di esprimere liberamente i nostri pensieri.
    Aggiungo infine il mio discorso integrale affinché ognuno possa interpretare liberamente.

    Un saluto
    Mirco

    Carissimi Concittadini, autorità civili e militari, insegnanti ma soprattutto mi rivolgo a voi alunni delle scuole, vi ringrazio per la vostra presenza sempre gradita e sentita per questa ricorrenza che ogni anno va rinnovata ed attualizzata per mantenerla viva.
    Celebriamo oggi il 4 novembre, giornata di commemorazione dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, e noi siamo qui, ancora una volta, a testimoniare un importante momento della nostra storia e della nostra civiltà.
    Consentitemi di ringraziare, per l’impegno profuso nella preparazione di questa ricorrenza, non solo per oggi ma anche per gli anni passati, l’Associazione Combattenti e Reduci sezione di Mondavio, in particolare la neo Presidente Rosanna Franceschelli. Un vero e sentito ringraziamento da parte dell’Amministrazione Comunale per l’impegno immancabile in occasione di tutte le cerimonie ufficiali. Il 4 novembre 1918 con l’entrata delle truppe italiane vittoriose a Trento e Trieste, dopo quasi tre anni e mezzo di combattimenti, si concludeva quella che allora venne definita la “Grande Guerra”. Stiamo parlando del primo conflitto mondiale. Nella ricorrenza si celebra il “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate” per ricordare la data in cui andò a compimento il processo di unificazione nazionale che, iniziato in epoca risorgimentale, aveva portato alla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861. Fu proprio durante la Prima Guerra Mondiale che gli italiani si trovarono per la prima volta fianco a fianco, legati indissolubilmente l’un l’altro sotto la stessa bandiera nella prima drammatica esperienza collettiva che si verificava dopo la proclamazione del Regno. Ma il significato del ricordo della Grande Guerra non è quello della celebrazione di una vittoria, o della sopraffazione del nemico, bensì è quello di aver difeso la libertà, raggiungendo una unità tanto difficile quanto fortemente voluta.
    Carissimi giovani, a voi mi rivolgo in particolare. Siete l’ultima generazione, la generazione più giovane e attraverso la vostra coscienza libera e l’orgoglio della nostra storia, dovete, insieme a noi, trarre l’energia per ritrovare slancio e fiducia in un Paese migliore.
    Non lasciatevi scoraggiare dai cattivi esempi di cui oggi siamo troppo spesso testimoni e che potrebbero farvi crescere con la convinzione che non valga la pena di impegnarsi per il bene della propria comunità.
    Queste persone a cui oggi riconosciamo il giusto merito, erano ragazzi che hanno sacrificato i loro anni più belli, i loro affetti, perché credevano che il loro contributo, il loro sacrificio, sarebbe stato utile a rendere il nostro futuro migliore.
    Forse alcuni stanno disattendendo con i loro comportamenti questa speranza, ma io vorrei che voi, in qualità di costruttori di futuro, sappiate prendere esempio da questi uomini che ci hanno lasciato in eredità solidi principi, alti ideali sui quali ricostruire un nuovo Paese.
    Oggi l’antipolitica è diventato un sentimento molto diffuso pericoloso e premonitore, se sfociasse, dell’indifferenza, dell’apatia o addirittura, nell’eventualità peggiore, della violenza.
    La politica serve, è indispensabile per far progredire la società, ma deve essere fatta da donne e uomini onesti, in maniera sobria, trasparente, vissuta come missione e non come forma di arricchimento personale.
    Penso che ognuno di noi, in questa impegnativa presa di coscienza e in questo momento particolare per l’Italia, deve fare la sua parte ed offrire il proprio contributo alla costruzione di una società giusta, fondata sulla solidarietà e sul rispetto reciproco e allo stesso tempo debba lavorare affinché l’origine della violenza rimanga un solo e brutto ricordo e non una crudele realtà.
    Le Forze Armate, ogni anno ricordano la raggiunta unità nazionale, onorano il sacrificio di oltre seicentomila Caduti e di tante altre migliaia di feriti e mutilati, e con sentimento di gratitudine ci uniamo a loro affinché la festa del 4 novembre rimanga viva poiché è dall’esperienza della storia che nascono i valori irrinunciabili di una Nazione.
    Un messaggio di vicinanza alle nostre Forze Armate che, oltre ad essere impegnate in missioni all’estero, costituiscono un concreto presidio della democrazia e delle istituzioni del nostro Paese e che ancora oggi, fuori dai confini italiani, continuano a perdere vite nel segno della pace, affinché la pace, quella pace che tutti noi auspichiamo con grande speranza, possa essere garantita nei luoghi dove la democrazia non alberga ancora e fatica a crescere e svilupparsi.
    Un omaggio quindi va a loro, esempio per tutti noi.
    Viva le Forze Armate, viva l’Italia libera e democratica.

  • 27 Novembre 2016 in 10:14
    Permalink

    ascolto
    Si, mi piace prestare attenzione a ciò che ascolto. Lo so, a volte, è una pessima abitudine!
    Rileggendo il tuo testo mi sembra di aver ascoltato bene e confermo la mia impressione che ho cercato di esprimere nel mio scritto.
    Con stima,
    Francesco

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