Ad ogni costo

Dopo la “scoppola” elettorale del M5S alle europee qualunque segretario di partito si sarebbe dimesso. Non è così per Di Maio. D’altronde, il M5S, chi altro potrebbero mettere a “capo politico”? Un Toninelli? Un Fraccaro? Una Castelli?

Così il M5S ha deciso di continuare l’esperienza al governo con l’unica persona simil-capace: il “giggino” di Avellino.
Dal canto suo Di Maio pur di governare, pur di non mandare a casa il governo e pur di non perdere il biglietto della lotteria che si è ritrovato in tasca dopo il 4 marzo 2018, sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa.
Come ha accettato di spostare l’azione del governo sul versante leghista, in futuro sarà disposto ad accettare l’autonomia, la Tav, la Flat Tax e altri condoni.

Il M5S in un anno ha cambiato forma e sostanza. Da un movimento che “non si allea con nessuna forza politica” (ricordiamo le aperture di Bersani e Letta) ha trovato ora il suo ideale interlocutore nel partito di Salvini.
Le parole di Di Battista “nessuna apertura a Salvini, M5S non fa alleanze” risuonano oggi accompagnate da una risata fragorosa.
Dimostrazione che sostenere la frase “non sono né di destra né di sinistra” prefigura comunque l’essere di destra.
Ora il M5S apre alla possibilità, per i consiglieri comunali, di fare più di due mandati legislativi.
Avevano sempre detto che “la politica non è un mestiere”… è caduto anche questo tabù.

Dopo le varie promesse No Tav, No Tap, No Triv, No Ilva… dal M5S attendiamo, impazienti, le prossime barzellette.