lunedì 15 Aprile 2024
Mafia

«Bruzzese, nessuna cautela nella protezione»

IL PROCURATORE nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho riporta alla ribalta l’omicidio Bruzzese – sul quale sono ancora in corso indagini da parte della procura di Pesaro e della procura Distrettuale Antimafia, per catturare i presunti colpevoli. De Raho ha pronunciato ieri parole pesanti, ripetendo un concetto già in parte espresso in interventi precedenti, nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, svoltasi nell’ l’Aula del IV piano di Palazzo San Macuto, a Roma. «NESSUNA cautela», ha detto De Raho, «è stata adottata nè nei confronti di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo, che fu ucciso il giorno di Natale 2018 da due sicari della ‘ndrangheta a Pesaro in via Bovio, nè nei confronti del suo nucleo familiare addirittura “pubblicizzato con proprio nome all’esterno dell’edificio” in cui abitava». «QUELLO che è peggio – ha sottolineato De Raho – è che nessuno si sia mai accorto che Marcello Bruzzese si recasse ogni settimana regolarmente fuori dal territorio (in Corsica, ndr ) e si trattenesse quindi fuori da Pesaro per 5 giorni su 7, rientrando quindi il venerdì». Una carenza al vaglio delle necessarie verifiche da parte della Commissione centrale e del Servizio centrale. «Il Nop (Nucleo Operativo di Protezione – ndr) – spiega il Procuratore – dovrebbe avere possibilità di verificare puntualmente i movimenti dei collaboratori di giustizia e dei familiari. Dovrebbe essere il riferimento a cui puntualmente riportare ciò che necessario e soprattutto l’allontanamento dal luogo di residenza». «OGNI allontanamento – ha aggiunto il procuratore nazionale De Raho – avrebbe dovuto essere segnalato, e autorizzato, come tra l’altro prevede il contratto di collaborazione dei familiari che impone il rispetto di una serie di regole. Anche nel caso della “situazione particolare in cui si trovava Marcello Abruzzese” per il quale da 18 mesi “era stato espresso parere favorevole alla capitalizzazione” (una sorta di buonuscita che paga lo Stato al collaboratore, che diventa a quel punto più autonomo e quindi meno protetto, ndr) in cui si passa da misure di protezione speciali ad ordinarie. Ma nel nostro caso – precisa De Raho – ancora non c’era stata capitalizzazione. Dunque dovevano essere in atto misure speciali». Considerazioni queste che secondo il procuratore nazionale antimafia «non modificano assolutamente sia i doveri del servizio centrale che del soggetto che doveva rispettare le regole» e sottopongono il caso «alla valutazione delle procure competenti e all’approfondimento della Commissione».