domenica 10 Dicembre 2023
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Io sto con Carola Rackete

Carola Rackete comandante della nave Sea Watch è tornata finalmente libera. Il gip si è pronunciato a favore della capitana della nave Ong.
È stato escluso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e si è ritenuto che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una “scriminante” legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare.

È una bella notizia, significa che le Istituzioni italiane distinguono ancora tra i verbi “salvare” ed “accogliere”. Sul termine “salvarli tutti” non ci possono essere dubbi: si ha l’obbligo di salvare le persone che si trovano in difficoltà. Sul termine successivo “accoglierli tutti” è chiaro che si entra nella discussione politica.
Ma sulla necessità di far sbarcare i 41 migranti allo stremo dopo 17 giorni di mare non ci possono essere tentennamenti: prima si fanno sbarcare e poi si discute di politica!

Ecco perché la comandante Carola Rackele ha agito secondo la legge internazionale:

Alla comandante veniva contestato il reato di “atto di resistenza o violenza contro una nave da guerra nazionale”
La motovedetta della Guardia di finanza contro cui è finita la Sea Watch non è una nave da guerra. È invece un’imbarcazione militare (comandata da un ufficiale di Marina), quindi non si può applicare l’articolo 1100 del codice della navigazione.
Inoltre la Sea Watch è un’ambulanza (natante con a bordo un’emergenza), quindi non è tenuta a fermarsi.
Piuttosto, la nave militare avrebbe dovuto scortarla a terra.

La manovra di Rackete, che ha rischiato di travolgere la motovedetta, non configura comunque un reato?
Dalle immagini non sembra un atto violento (la Sea Watch non è andata di prua a sfondare!), la comandate ha chiesto scusa in quanto si è trattato di un errore di manovra.

Quali alternative aveva la comandante Rackete?
Si può ipotizzare che la scelta della comandante non fosse facile: violare una norma italiana (il blocco del Governo) oppure venir meno agli obblighi stabiliti dai trattati internazionali. Secondo quanto scritto dall’Onu nella lettera inviata all’Italia sul decreto “Sicurezza bis”, il diritto alla vita e il principio di non respingimento, che sono stabiliti dai trattati internazionali, prevalgono sulla legislazione nazionale.

Perché la comandante non ha valutato altri paesi?[1]
Le leggi internazionali chiedono di portare i migranti nel primo porto sicuro. La Libia non è un porto sicuro: c’è la guerra e ci sono i campi di concentramento. Neanche la Tunisia è un porto sicuro in quanto non ha rispettato la Convenzione di Ginevra e perché in passato ha riportato i migranti in Libia.

E perché la Sea Watch non ha portato i migranti a Malta?
L’isola, che è piccolissima in confronto all’Italia, ha accolto in proporzione molti più immigrati dell’Italia. E continua ad accoglierli. Però Malta non è sempre il porto più vicino, dipende dove viene effettuato il salvataggio. E bisogna guardare anche le condizioni del mare. In questo caso il porto sicuro più vicino era Lampedusa.

L’Italia è da considerarsi un paese invaso dai migranti?
No. Già dal 2017 l’Italia è uno dei paesi che accoglie meno rifugiati e con una delle percentuali di immigrati più basse in Europa. I nostri numeri sono risibili rispetto a quelli degli altri paesi europei, in proporzione sia alla popolazione sia al prodotto interno lordo. Non c’è alcuna invasione.

Fa ridere questo Governo che si mobilita per non far sbarcare 41 persone mentre la Lega e il Movimento 5 Stelle hanno sistematicamente disertato le riunioni per riscrivere il Regolamento di Dublino. Secondo il trattato di Dublino, l’accoglienza e la valutazione delle richieste di protezione internazionale spettano al paese in cui è avvenuto l’ingresso nell’Unione Europea. Nel 2018, dopo molte trattative, si riuscì a trovare un compromesso per cambiare il regolamento in favore di un meccanismo di ricollocazione automatica. Ma Lega e M5S hanno disertato tutte le riunioni del parlamento europeo in cui si è discussa la riforma.

Un problema quindi è che mancano gli accordi internazionali. Salvini in questo anno di governo avrebbe dovuto fare questo tipo di accordi, ma è stato assente 6 volte su 7 alle riunioni europee dei Ministri dell’Interno.

 

 

Fonti:

  • Gregorio De Falco, ex comandante della Guardia Costiera
  • Avvocato Giorgio Bisagna
  • Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica all’Università La Sapienza di Roma
  • Roberto Saviano, giornalista
  • La Repubblica

[1] Per approfondire leggi l’articolo de “Il post” dal titolo “Perché la Sea Watch 3 non è andata da un’altra parte?”