lunedì 11 Dicembre 2023
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Federico Talè: a quando il passaggio a destra?

Ho sempre ritenuto, e ritengo tuttora, che Federico Talè sia una persona perbene. Non ho elementi per credere il contrario.

Ho sostenuto le sue due candidature come sindaco di Mondavio mentre non l’ho sostenuto nella campagna per le regionali, ritenendo allora che avrebbe dovuto concludere la sua esperienza da sindaco prima di presentarsi in altre competizioni elettorali.
Rimango della stessa idea anche se non posso non ammettere che Talè ha svolto in maniera positiva il suo ruolo di consigliere regionale.

Oggi mi permetto di commentare il suo recente passaggio dal Partito Democratico a Italia Viva, formazione partitica di Matteo Renzi.
Quando ho appreso dai giornali la notizia, mi è venuta in mente l’immagine dell’evoluzione dell’uomo di sinistra: si parte da un giovane con idee di sinistra, molto radicali, per spostarsi verso l’età di quarant’anni su posizioni più centriste e concludere in vecchiaia su posizioni di destra.

Conosciuto nel comune di Mondavio come storico rappresentante di sinistra (credo militante già dai tempi del Partito Comunista Italiano), Talè ha compiuto con l’adesione a Italia Viva la classica “evoluzione” (o “involuzione”?) del quarantenne. Italia Viva rappresenta l’ennesimo tentativo di riproporre il vecchio ma sempre amato centro, all’interno del quale tenere insieme l’elettorato “allentato” di sinistra con quello deluso di Forza Italia. D’altronde è lo stesso Talè a ribadirlo in un’intervista: “Ho aderito con entusiasmo ad una formazione politica liberale e moderata”.

Occorre segnalare che Federico Talè è stato un “renziano” della prima ora e quindi la notizia potrebbe non stupire molto. Mi domando però quale possa essere l’opportunità di creare l’ennesimo partito politico in Italia. E inoltre mi chiedo perché insistere su questo fantomatico centro (che somiglia molto alla Democrazia Cristiana) e non invece provare a recuperare un elettorato di sinistra deluso dalle scelte politiche centriste degli ultimi governi (Renzi compreso).
Mi domando come sia possibile che in tutti questi anni Talè si sia espresso contro le politiche di Berlusconi e oggi aderisca a una formazione partitica che mira a catturare i voti di Forza Italia.
Mi domando quale sia la tattica nel dividere ancora il centro-sinistra.
Talè in un’intervista afferma che “I valori del centrosinistra sono fuori discussione, ma oggi è la loro attuazione a lasciare perplessi”: ma veramente Talè pensa che dividersi continuamente in piccole formazioni partitiche aiuti a rafforzare i valori del centrosinistra e portarli a concreata attuazione? O piuttosto non serve a indebolire ulteriormente lo schieramento di cui fa parte?

La sinistra ha sposato a un certo punto l’idea che la società frantumata potesse funzionare. Invece non sarebbe più utile ricomporre una società divisa? Non sarebbe più urgente discutere di temi piuttosto che di composizioni partitiche? Talè non pensa che sarebbe più istruttivo discutere di ambiente, lavoro, salute e istruzione? In quante occasioni ha incontrato gli elettori e spiegato loro il suo lavoro e i suoi risultati da consigliere regionale?
Vorrei che i politici trovassero i luoghi per parlarsi e parlare alla gente. Invece non lo fanno più, ognuno parla tramite un tweet, una dichiarazione sul quotidiano, due righe sui social network, ciascuno insomma per la propria strada. Non credo che questo modo di fare ci porti molto lontano.

Infine è indubbio che il confine che separa “convinzioni politiche” da “opportunismo partitico” è sempre molto labile. Forse non è un caso che il prossimo anno si terranno le elezioni regionali e mi chiedo se nelle scelte che i politici fanno non ci sia, a volte, un guardarsi intorno per trovare l’opportunità per “rimanere in sella”.

Un dubbio alla fine rimane: ci dovremo aspettare un futuro “passaggio a destra” anche del nostro Federico Talè?