giovedì 25 Aprile 2024
Articoli 2019

La lotta alla corruzione non è mai stata una priorità

Mentre siamo tutti in attesa di scoprire come finirà la soap opera della “crisi gialloverde”, il Governo che non è certo dimissionario, ha pensato male di declassare come prioritaria la lotta alla corruzione.

Raffaele Cantone si è dimesso dalla guida dell’Agenzia Nazionale Anticorruzione con una lettera nella quale scrive: “Sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo”.

Il Movimento Cinque Stelle, l’alfiere dell’anticorruzione, l’inventore dello spazzacorrotti, ma anche, insieme alla Lega, membro di un governo che ha voluto e approvato una riforma del Codice degli Appalti, che aumenta i rischi di corruzione e diminuisce la possibilità di controllo sulle gare pubbliche, in nome di una inesistente e non dimostrata maggiore velocità nell’aggiudicazione delle opere, riceve questo messaggio fortissimo e chiaro, da colui che per cinque anni, con grande autorevolezza e capacità ha fondato e guidato il centro della battaglia alla corruzione nel nostro paese.

Eppure Raffaele Cantone era stato scelto il 27 marzo 2014 alla guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sia dalla maggioranza che dalla minoranza di allora… all’unanimità!
Cos’è cambiato quindi in questi anni?
E’ cambiato che chi aveva promesso di aprire il Parlamento come una scatoletta, di affidare allo streaming ogni singolo respiro di un membro del movimento Cinque Stelle, di documentare gli scontrini anche di un singolo caffè, si è ritrovato a dover spiegare cosa c’entrasse il proprio Presidente del consiglio comunale a Roma con la vicenda della costruzione del nuovo stadio, che il movimento che vorrebbe rescindere il contratto con Atlantia poi vorrebbe chiedergli di salvare Alitalia, ma anche che il Partito delle scope di Maroni e Salvini, quello che avrebbe dovuto far piazza pulita degli scandali della gestione Bossi/Belsito, si trova oggi a dover spiegare di Savoini e di Arata, passando per 49 milioni da restituire in comode rate agli italiani.