Pillola del giorno dopo in consultorio La Regione dice no, è polemica

Protestano Pd, In Comune, +Europa ed M5S: «Siamo al medioevo»

La bocciatura nell’ultimo Consiglio regionale della mozione di Pd-Rinasci Marche sulla distribuzione nei consultori della pillola del giorno dopo ha scatenato una indignata ondata di reazioni. «La giunta ha scelto il 27 gennaio, giornata della Memoria, – commenta Rita Carnaroli di In Comune – per decidere che la pillola abortiva RU486 non sarà distribuita nei consultori, obbligando di fatto al ricovero. Sapevamo già cosa ci saremmo dovute aspettare da uomini (e donne, questo è grave) della destra sul tema aborto ma il capogruppo di Fratelli d’Italia, è andato oltre, quando ha dichiarato che ‘la battaglia per il diritto ad abortire è retroguardia e che oggi la battaglia è quella per la natalità: non possiamo essere sostituiti da altre etnie». Per Alessandro Cirelli di + Europa «dietro i veti della maggioranza alla pillola abortiva e alla garanzia del diritto all’aborto si nascondono pregiudizi retrogradi, una visione patriarcale della famiglia e la paura della libertà della donna. La legge c’è e va rispettata». «Negare – incalzano dal Pd Fano – il diritto di scelta sull’aborto legandolo alla necessità di incrementare la natalità nel nostro paese è un’operazione di rara misoginia e di sicura ignoranza. Questa destra non lotta per garantire diritti a qualcuno ma conduce le proprie battaglie per toglierne a qualcun altro». Non sono meno dure le consigliere regionali e i parlamentari di M5S: «Sono bastati pochi mesi alla maggioranza guidata dal presidente Acquaroli per gettare la nostra regione in un medievalismo dei diritti molto preoccupante. Addirittura Il consigliere Carlo Ciccioli, capogruppo Fdi, è arrivato ad affermare che la battaglia contro l’aborto va portata avanti per contrastare il problema della denatalità: queste persone, come soluzione al problema nascite, azzerano decenni di conquiste e diritti civili delle donne».