Biodigestore a Barchi Il Comitato si mobilita

«Abbiamo preso contatti con avvocati, oncologi e altri e porteremo avanti la battaglia. Basta coi servizi per la costa e l’immondizia per l’entroterra»

TERRE ROVERESCHE La Provincia ha convocato per il 12 maggio la prima seduta della conferenza dei servizi sul progetto che prevede la realizzazione del biodigestore a Barchi di Terre Roveresche. Un progetto presentato ad inizio 2020 dall’azienda Feronia srl per la zona Ca’ Rafaneto, nelle vicinanze dell’ex discarica. Alla vigilia di questa fondamentale tappa, il comitato cittadino ‘A difesa del territorio’ guidato da Mauro Biagioli (foto), ribadisce il proprio ‘no’ assoluto nei confronti dell’impianto e si dice «pronto a tutto per impedirne la costruzione, anche procedendo con azioni legali e relative richieste di risarcimento danni per le ripercussioni economiche che si produrrebbero a causa della svalutazione delle unità immobiliari e territoriali». Biagioli spiega: «Il sito individuato si trova a pochissima distanza dai centri abitati di Barchi, Orciano e Mondavio, ad appena 500 metri in linea d’aria da strutture ricettive che hanno nel contesto ambientale la loro principale prerogativa, da un asilo nido, dalla scuola materna e secondaria, oltre che da aziende agroalimentari e vitivinicole biologiche che rappresentano una vera eccellenza regionale». «Ebbene – aggiunge il presidente del comitato -, molteplici studi sugli impianti di digestione anaerobica-aerobica rivelano l’insorgenza di problemi di inquinamento ambientale che incidono sulla qualità della vita e sulla salute delle persone. Questo territorio ha già sofferto di pessima gestione in tema ambientale (discarica di Ca’ Rafaneto e vicenda Agroter su tutte) e la gente è fortemente preoccupata e veramente agguerrita contro questo nuovo progetto sul trattamento dei rifiuti». «Il nostro comitato – prosegue Biagioli – nell’aprile 2020 ha inviato al Comune di Terre Roveresche una pec di diffida alla realizzazione dell’impianto e nel settembre ha fatto altrettanto con tutti gli enti preposti, Provincia in primis, motivando le preoccupazioni dal punto di vista della salute, dell’ambientale, della logistica e sul piano strategico. Le amministrazioni di Terre Roveresche, Mondavio e Fratte Rosa hanno già più volte ribadito la contrarietà all’opera. Come mai, quindi, la ditta si ostina a voler andare avanti? Come si spiega questo gioco di forza a casa nostra? Si sappia che abbiamo preso contatti con avvocati, oncologi e altri comitati e porteremo avanti la battaglia con determinazione. Basta coi servizi per la costa e l’immondizia per l’entroterra».