mercoledì 29 Maggio 2024
Politica locale

RIFORMA DEL FISCO, IL TEMA ELUSO DAL PREMIER DRAGHI

Elusione. È la parola

che si adopera per

definire gli espedienti

al limite del lecito

tramite cui un

contribuente riesce

a sottrarsi al pagamento del dovuto,

senza incorrere in sanzioni

penali. Specialità italiana, solo

un gradino sotto l’evasione fiscale

vera e propria. Presentando in

Parlamento il suo Pnrr anche

Mario Draghi ha scelto, consapevolmente,

di praticare una forma

di elusione: si è ben guardato

dall ’esporre le linee generali della

riforma del fisco che pure il suo

governo si è impegnato ad approntare

entro fine luglio. Un

impegno vincolante, assunto di

fronte alla Commissione europea.

Il perché di questa elusione,

è presto detto: le posizioni diametralmente

opposte delle forze

politiche che sostengono Draghi,

in materia fiscale, non sembrano

lasciare spiragli di mediazione.

Salvini, come se niente fosse,

continua a fantasticare

di flat tax. Si è già portato

a casa un condono fiscale.

Le tasse intese come

una rapina dello

Stato ai danni del cittadino,

sono da sempre il

cavallo di battaglia delle

campagne elettorali

della destra…e figuriamoci

della prossima!

Le gravi sofferenze economiche

inflitte dalla

pandemia, in particolare

nel settore del lavoro

autonomo, incoraggiano

chi aspira a rappresentarlo

a salire sulle

barricate. Già è partita

l’offensiva contro la rivalutazione

dei valori catastali

degli immobili, additata come una

patrimoniale mascherata. Introdurre

criteri più equi di progressività

nelle aliquote, immaginare

contributi di solidarietà in

favore di chi è rimasto senza reddito,

o anche solo concepire un

minimo prelievo sui grandi patrimoni,

suscita preventive reazioni

bellicose. Insomma, nonostante

l’autorità e le virtù mediatrici

di Draghi, riesce difficile immaginare

una vera riforma del fisco

che non provochi l’uscita dalla

maggioranza dei perdenti.

Tanto più che da agosto scatterà il

semestre bianco ma di fatto s’inaugurerà

una campagna elettorale

lunga otto mesi.

La questione fiscale incombe

su un Paese lacerato che non può

illudersi di fondare la sua ricostruzione

solo sui 248 miliardi in

arrivo da Bruxelles. Gli appetiti

elettorali lasciano inevasa l’u rgenza

di una più equa distribuzione

della ricchezza, senza la

quale oltretutto la ripresa economica

acuirebbe le disuguaglianze.

Dentro alla pandemia –e non

possiamo fargliene una colpa –

c’è anche chi ha incrementato i

suoi fatturati. Solo per fare un esempio,

ha suscitato scalpore la

voce dal sen fuggita di un dirigente

della Federazione degli ordini

dei farmacisti campani:

“Dobbiamo ringraziare Santo

Covid che ci sta dando un’oppor –

tunità incredibile”. Infelice, ma

sincera. Ebbene, i farmacisti, così

come altre categorie, godono di

protezioni dirette nella rappresentanza

parlamentare della destra.

Proporre, come ha fatto la

Uil, una forma di tassazione temporanea

sugli extra-profitti generati

dalla pandemia, destinando

i proventi di tale gettito a nuovi

investimenti e a sostegno

dei più colpiti,

sembrerebbe ragionevole.

Ma l’idea è caduta

nel vuoto. Più complesso,

ma ancor più

necessario, sarebbe

l’adeguamento della

tassazione delle multinazionali

farmaceutiche

e della logistica

così come ha proposto

l’Ocse, col beneplacito

della presidenza Usa.

Solo che ci vorrebbe una

chiara volontà politica.

Per ora Draghi ha

scelto di non esprimersi

su tutta questa

spinosa materia.

La riforma del sistema fiscale

in Italia – un Paese debilitato da

130 miliardi di evasione fiscale –

non può essere un coniglio che si

estrae dal cappello a sorpresa fra

due o tre mesi. 130 miliardi equivalgono

a più di metà del Pnrr, ed

esistono nuovi strumenti per individuare

gli evasori. Ma chi vuole

davvero provarci? Ieri il Sole 24

Ore elogiava la sintonia fra l’azio –

ne del nuovo esecutivo italiano e

l’Amministrazione Biden. Ma

non si può sottacere che il piano

di rilancio dell’economia americana,

da duemila miliardi, è partito

cancellando le agevolazioni

fiscali alle imprese e ai ricchi concesse

da Trump; e introducendo

un’aliquota maggiorata dal 21 al

28 per cento sui bilanci aziendali,

nonché una tassazione dei profitti.

Alla Confindustria non piacerà,

ma questi sono i fatti. In Italia

possiamo far finta di niente

perché tanto arrivano i soldi del

Recovery Plan?

A sinistra è difficile rintracciare

chi anche solo osi pronunciare

la parola “p at ri mo ni a le ”, nella

convinzione che sarebbe foriera

di catastrofi elettorali. Paradossalmente,

solo sparute e generose

esperienze di base –come l’as –

sociazione “Nessuno si salva da

solo” di Pavia che abbiamo raccontato

nei giorni scorsi – prati –

cano forme di “patrimoniale fai

da te”: contribuenti la cui busta

paga o la cui pensione non hanno

subito decurtazioni che decidono

di destinarne una quota ai

concittadini caduti in disgrazia.

Una goccia nel mare.

Ma una vera riforma del prelievo

fiscale resta l’i n c og n i t a

che grava