domenica 21 Luglio 2024
Immigrazione

TRA MIGRANTI E SOVRANISTI COM ’È“PICCOLA” L’ITALIA

In Europa abbiamo legittime

pretese: siamo tra i

fondatori, da un’idea italiana

nata nel confino fascista

di Ventotene, e abbiamo

partecipato abbastanza

bene al suo diventare la

vera nuova istituzione del

mondo dopo il fascismo, cosa

che non è riuscito in modo altrettanto

compiuto alleNazioni

Unite.Ma il sovranismo, un

tarlo che ha tormentato e poi

seriamente danneggiato il capolavoro

di un mondo nuovo,

fatto di democrazie associate e

senza tiranni, ha lasciato presto

il suo segno negativo; in caso

di necessità, fingere di non

sapere il problema dell’a lt ro ,

non condividerlo e lasciarlo al

suo destino.

È CIÒ CHE È SUCCESSO, con una

forte collaborazione del sovranismo

italiano, quando le migrazioni

hanno cominciato a lasciare

strisce di morti sulle acque

occidentali del

Mediterraneo e sulla

terra da cui si arriva in

Europa attraverso l’Oriente.

È meglio notare

subito che le migrazioni,

che ci piace immaginare

e descrivere come

un grande e ricorrente

fenomeno dell’umanità,

sono state provocate

soprattutto da

uno sciame di guerre

con forte partecipazione

di potere estraneo e

di benefici accumulati

altrove, lungo una serie

di percorsi strategico-

commerciali che

sono tuttora in funzione.

Quando aumenta l’intensi –

tà di quei percorsi, aumentano

le fughe disperate di migliaia di

famiglie, che dalle nostre parti

si esprime con l’osser vazione

che “di recente l’arrivo dei profughi

sembra in aumento”, come

se ci fosse una stagione come

per le vacanze.

Di fronte a questo problema,

che vuol dire un cimitero di

morti sempre aperto (dal bombardamento

in Siria al barcone

rovesciato che ha chiamato tutti

i porti del mare senza risposta),

l’Europa, che vuol dire l’Italia

e tutto il resto dell’Unione,

ha adottato una decisione che

sarà studiata a scuola come esempio

di “errore a grappolo”,

ovvero errore che continua a

produrre errori.

Ecco l’elenco. L’Italia dice

“No, basta. Da soli non possiamo”.

È vero e non è vero, perché

l’impossibilità è assoluta con

governi sovranisti e meno assoluta

con governi normali, cioè

senza la componente fascista

del “guardare in faccia la bella

mor te” (degli altri). Ma anche

con i governi normali resta in

sospeso. E si parla, con buona educazione,

di “moderare i flussi”

che vuol dire fermare le barche,

che vuol dire niente Ong

volontarie, niente risposte alle

chiamate della Guardia costiera

civilizzata (Italia) e nuove armi

alla Guardia costiera dei pirati

libici.

La Libia è come la pistola del

Covid puntata in fronte all’Ita –

lia: c’è sempre febbre. Perché

molto prima che l’Europa dica i

suoi “no” indecorosi e disumani

all ’accoglimento di nuovi scampati,

l’Italia manda il suo ministro

degli Esteri in Libia in veste

di gentile messaggero disposto

a capire i problemi

della Libia e a far sapere

non di voler discutere

il “che fare e

come fare” (che comunque

i libici non

sanno e non vogliono)

ma, per favore, di

fermare “i flussi” ( la

parola suona bene, la

realtà sono donne e

bambini in mare),

servizio ovviamente

non gratuito.

Ecco che cosa è accaduto.

Il sovranismo

italiano, che controlla

ancora umori, giornali

e partiti politici

nel nostro Paese, ha

reso piccola e irrilevante l’Italia.

L’Italia va mestamente in Libia

(va da un nuovo governo, ignoto

come quello precedente) a chiedere

un favore del tipo che gli italiani

svolgevano per i tedeschi

in Dalmazia, Serbia e Slovenia:

fermare il nemico. Se l’It a li a

provvede da sé a questo terribile

compito, l’Europa, naturalmente,

tira il fiato e non si sente

colpevole. E diminuisce ancora

l’immagine e il peso della nostra

Repubblica che era e resta un

Paese che non ha una politica e

cerca mercenari per il lavoro

sporco che non può più rimproverare

al silenzio europeo.

Il Parlamento Ue sembra voler

funzionare solo da organismo

amministrativo e non ha

mai fatto sentire la voce forte di

una nuova Europa. I ministri italiani

a Bruxelles sembrano

scrupolosamente schermati

dalla definizione delle funzioni.

a voce dei parlamentari italiani

in Europa non si sentono mai se

non, a volte, per esprimere rancori

contro il proprio Paese.

Brutto periodo in cui un’Italia

“piccola piccola”pensa di dover

andare in Libia a chiedere, pur

non avendo un piano politico

sulla Libia (dai tempi in cui

quasi le stesse persone adesso

al governo volevano, all’u n a n imità,

un trattato di amicizia perenne,

senza alcun tratto di reciprocità).

Non sentirete alcuna

comunicazione di rilievo

dopo il viaggio del ministro degli

Esteri italiano in Libia. Unica

differenza (a crescere) il numero

dei morti in mare, nonostante

la presenza solitaria e

sgradita delle navi di salvataggio

Ong.