mercoledì 29 Maggio 2024
Politica italiana

Il caso Cospito non può delegittimare il 41 bis

Il caso Cospito sta esaspe-
rando le divisioni della po-
litica, sta infiammando le
piazze, sta scatenando for-
me pericolose di violenza
anche internazionale. I ri-
schi sono tanti e diversi. In gioco
c’è pure il 41 bis, che spesso certe
polemiche associano inappella-
bilmente a parole pesanti come
violenza, barbarie, vendetta,
tortura, incostituzionalità.
Premesso che il “doppio bi-
nario”, di cui il 41 bis è parte, si
raccorda alla “specificità” della
mafia rispetto a ogni altra forma
di criminalità ( Consulta dixit),
specificità che può rendere ra-
gionevole e quindi non incosti-
tuzionale un diverso trattamen-
to; proviamo a ricordare come
stanno le cose.
L’ ossessione dei mafiosi con-
tro il 41 bis (in accoppiata con la
legge sui “pentiti”) è una realtà
storica consolidata. Essi infatti
sanno bene che si tratta di un si-
luro sempre pronto a colpire
sotto la linea di galleg-
giamento la loro orga-
nizzazione. Lo sapeva
Totò Riina, che si dice-
va pronto a “giocarsi i
denti” (a fare di tutto)
pur di sbarazzarsi del
micidiale pericolo. Lo
sanno i mafiosi ancora
in libertà che testual-
mente affermano “i no-
stri in carcere li dobbia-
mo cercare in qualun-
que maniera di accon-
tentarli, di portagli il
più rispetto possibile”
(e sì, caro Nordio, i ma-
fiosi parlano e le inter-
cettazioni servono…).
Lo sanno e lo dicono i
mafiosi detenuti, per esempio i
Ganci, i fratelli Graviano, Pippo
Calò e altri di rango criminale e-
levato che, nel processo “Borsel-
lino ter”, comunicano di aver in-
trapreso uno sciopero della fa-
me (di cui non si avranno ulte-
riori notizie) per protesta con-
tro le condizioni disumane del
regime carcerario cui sono sot-
toposti. Oppure Leoluca Baga-
rella: in videoconferenza dal
carcere de L’Aquila legge una
lunga lettera a nome di tutti i de-
tenuti al 41 bis, “stanchi di esse-
re umiliati, strumentalizzati,
vessati”. E l’ossessione continua
anche oggi: i mafiosi detenuti a
Sassari esortano Cospito a con-
tinuare la sua protesta “perché
pezzo dopo pezzo si arriverà al
risultato”. E se non basta per i-
potizzare una vera alleanza tra
mafiosi e anarchici, si può ben
sostenere che il caso Cospito è
diventato un piatto sporco nel
quale molti hanno messo o pos-
sono mettere le mani per trarne
vantaggio. I mafiosi in primissi-
ma linea.
E poi accusare il 41 bis di tor-
tura etc. a mio avviso è insensa-
to. È carcere duro nel senso di
giustamente severo nei con-
fronti dei mafiosi detenuti, i
quali prima del 41 bis vivevano
ad aragoste e champagne (chi
ne dubita per favore si infor-
mi!). E non era una questione…
gastronomica, ma ben altro. E-
ra simbolo e sigillo dello stra-
potere dei mafiosi, che nel car-
cere facevano il brutto e il cat-
tivo tempo a loro piacere; della
sopraffazione dei mafiosi sullo
Stato, incapace di impedire lo-
ro di comandare anche in car-
cere e nel contempo di conti-
nuare a esercitare il loro domi-
nio criminale fuori, in attesa di
una perizia medi-
c o- le ga le c om pi a-
cente o dell’imman –
cabile (allora) assolu-
zione per insufficien-
za di prove. Così la
mafia era sempre più
forte dello Stato e la
battaglia contro la
mafia persa prima an-
cora di cominciare.
In ogni caso, che
tortura è quella di un
detenuto che scrive
“solo per me spendo
venti milioni al mese
di avvocato, vestirmi,
libretta e colloqui”? Si
tratta di Giuseppe
Graviano in una delle
lettere scambiate con Antonino
Mangano, capo del manda-
mento di Brancaccio dopo la
sua cattura. Si dirà, vabbè ma gli
altri? Sempre Graviano nelle
sue lettere chiede “perché ai car-
cerati gli è stato diminuito il
mensile dopo il mio arresto?”. E
non c’è solo il “mensile”. Ancora
Graviano: “Ci sono venti carce-
rati che sono rovinati proces-
sualmente e non hanno mezzi e-
conomici per affrontare la si-
tuazione; l’impegno è di darci
dai tre a quattro appartamenti
ciascuno per avere un futuro e-
conomico sicuro sia loro che le
loro famiglie”. Millanterie? No
di certo, perché Graviano ag-
giunge: “I costruttori debbono
uscire questi appartamenti, se
qualcuno babbìa gliela debbo
fare pagare, chi approfitta dei
carcerati è un infame”. Uno
spaccato che fa a pugni con le di-
sinvolte accuse di tortura. Ge-
neralizzarlo sarebbe sbagliato,
ma ignorarlo lo è ancora di più.
Infine, guai se qualcuno di-
menticasse la genesi del 41 bis,
approvato dopo le stragi del
1992 e perciò praticamente
scritto col sangue di Falcone, di
Borsellino e di quanti hanno
perso la vita con loro a Capaci e
in via d’Amelio. Il nostro non
sarebbe un Paese serio. E allo-
ra, che Cospito (è una sua scel-
ta) faccia lo sciopero della fa-
me; che gli sia assicurata un’a –
deguata assistenza sanitaria;
che sia risolto l’intreccio di ri –
corsi e contro-ricorsi della sua
vicenda carceraria. Ma che Co-
spito non si allarghi a fare l’in-
fluencer per l’abolizione del 41
bis in favore dei mafiosi. E nes-
sun altro con lui