venerdì 23 Febbraio 2024
Politica locale

Cultura: orgoglio capitale Ricci: «Giornata storica Siamo gente di provincia ma sapremo volare alto»

Se Mattarella è il ’boss’, Matteo Ricci è il ’birbante’. Li ha battezzati tutti, Paolo Bonolis, ieri mattina all’astronave. Non ha risparmiato nemmeno i due vescovi, Salvucci e Andreozzi, né le musiciste dell’orchestra Olimpia, con quella sfrontatezza sorniona tante volte sfoggiata in tv. Bonolis ha accompagnato gli 8mila spettatori della Vitrifrigo alla scoperta della Capitale della Cultura, tra ispirazioni e aspettative, raccontate soprattutto da un lanciatissimo Matteo Ricci (detto «birbante», per inciso, perché andò ad agganciare Bonolis al ’Senso della vita’). «Per noi questo è un giorno storico – ha detto –, tutte queste persone sono la dimostrazione di un grande orgoglio locale. Ma è soprattutto un omaggio a lei, Presidente, perché queste persone sono qui per lei, un faro dell’orgoglio e dell’unità nazionale». Poi Ricci ha rivendicato la paternità di un percorso iniziato 10 anni fa: «Fu un patto per uscire dalla crisi economica – ha detto –. Tante aziende avevano chiuso, c’era molta disoccupazione. Abbiamo proposto un modello diverso di sviluppo, incentrato sulla manifattura ma che puntasse su bellezza, cultura e turismo. Se siamo qua oggi è perché 10 anni fa quel patto l’abbiamo portato avanti con determinazione, tenendo insieme la sfida della cultura con quella della sostenibilità».Cultura della sostenibilità ma anche della pace, con un pensiero alla città gemella di Rafah, ma anche a quella di Kharkiv, in Ucraina. E ancora, la cultura del lavoro e del fare, «del genio e dell’intraprendenza dei nostri imprenditori». La cultura della solidarietà «verso i fragili e gli ultimi. E tutto ciò lo faremo con i sindaci della provincia ma anche con i sindaci delle città medie che come noi hanno deciso di scommettere sulla bellezza». E se uno dei leit motiv del sindaco è sempre stato il desiderio di sprovincializzare il territorio, ora rivendica queste radici con orgoglio: «La provincia ci fa correre e ci fa stare con i piedi per terra. Ma non dobbiamo volare basso, anzi, dobbiamo coltivare l’ambizione di dare una speranza alla nostra terra». Una terra sotto i riflettori, che allarga lo sguardo «all’Italia da ricucire, non differenziare». Il presidente Acquaroli non ha raccolto la polemica politica, preferendo restare nei confini del garbo istituzionale, partendo da una lunga carrellata di marchigiani illustri, originari o ’acquisiti’: oltre a Rossini, Raffaello, Bramante e Federico da Montefeltro, Leopardi, Gentile da Fabriano, Lorenzo Lotto, Carlo Crivelli e ancora Maria Montessori, Nazareno Strampelli ed Enrico Mattei. Persone il cui genio si è espresso «in un paesaggio ispirante, in un indissolubile connubio tra uomo e natura, che è anche il tema del progetto di Pesaro». E il progetto ora è realtà. «Ci siamo – ha detto l’assessore alla Bellezza Daniele Vimini – e ci siamo con orgoglio. L’orgoglio di centinaia di volontari e volontarie. Pesaro arriva a questo appuntamento forte di una programmazione di anni: dall’eredità di Rossini che ha generato il Conservatorio, la Fondazione Rossini, un festival d’opera tra i migliori al mondo, fino al riconoscimento di Città creativa della musica Unesco». Ha poi parlato dei tanti artisti che vivono nel nostro territorio, di poeti e scrittori, di rassegne importanti come la Mostra del Cinema, il Gad, la Sonosfera. «E da ultimo la sfida della biosfera, l’installazione in piazza che trasmetterà contenuti multimediali interrogando il passante». La senatrice a vita Liliana Segre ha mandato un saluto che era più una dichiarazione d’amore per Pesaro, «una città a cui devo moltissimo – ha scritto –: l’incontro con mio marito Alfredo, il mio bisnonno materno che era pesarese e abitava in via delle Scuole… Il mio è un legame a doppia elica, indissolubile. Qui tutto risuona, un intreccio speciale di memoria e futuro, luogo dell’anima. Ad maiora città mia». Poi spazio alla poetessa Mariangela Gualtieri, e allo show di luci e proiezioni con la collaborazione del pubblico. Tutti trasformati in «artigiani dell’immaginario» come li ha definiti il direttore artistico Agostino Riitano, pronti a disegnare simbolicamente, con un cartoncino bianco e un fascio di luce, la complessità del presente.Benedetta Iacomucci