sabato 15 Giugno 2024
Politica locale

Ovazione per il presidente Mattarella incorona Pesaro «Oggi inizia il vostro sogno»

di Benedetta IacomucciSe il giorno prima il sindaco Matteo Ricci aveva parlato di un’accoglienza da rockstar, a confermare le impressioni della vigilia è stata l’ovazione degli ottomila della Vitrifrigo Arena, che ieri hanno dato un benvenuto così caloroso al presidente Sergio Mattarella da impressionare lo stesso Paolo Bonolis: «Presidente, che ovazione! – ha detto il conduttore – Come se fosse Bruce Springsteen». Ma il ’boss’, ieri, era l’inquillino del Quirinale, la prima carica dello Stato, la cui autorevolezza e statura non sembrano poter essere scalfite dalle alterne fortune della politica. Standing ovation per il capo dello Stato, con una platea variegata composta da oltre 2mila studenti, che composti e attenti hanno intonato l’Inno di Mameli eseguito dall’Orchestra Olimpia, interamente costituita da musiciste donne, compresa la «direttrice» – come lei stessa ha rimarcato – Francesca Perrotta. «Con curiosità, speranza e motivato orgoglio i pesaresi vivono quest’anno da Capitale della Cultura – ha esordito il Presidente –. Un testimone ricevuto da Bergamo e Brescia. L’Italia raccoglie un gran numero di luoghi della cultura, dai centri più remoti alle grandi città, ma molto più dei siti esposti in vetrina, è l’espressione della pluralità delle culture che rendono così attraente la nostra patria e inimitabile la nostra identità». «Una cultura – ha proseguito il Presidente – libera da ogni ideologia, data dall’insieme di diritti e doveri che ci fanno sentire partecipi della comunità nazionale nella nostra diversità. Quella cultura che è fatta di rapporti con paesi vicini, con gli altri popoli. Una civiltà che si fonda su dignità, libertà, uguaglianza dei diritti e partecipazione solidale al bene comune. Tutto questo è stato costruito nella storia e trova testimonianza in ogni forma d’arte». Un patrimonio da preservare, non da distruggere: «Le guerre ai confini d’Europa ci riguardano, non solo per le morti e le distruzioni, ma perché l’Europa ha scritto la parola pace nella sua identità». Una pace di cui la cultura «è un lievito rigenerante, perché la cultura è beneficamente contagiosa e permette di non ricadere negli errori del passato. La cultura permette di ammirare la bellezza, consapevoli che l’estetica non piò separarsi dall’etica di rispetto della cultura». E ancora, «la cultura che non sopporta restrizioni o confini, che pretende il rispetto delle opzioni di ogni cittadino, che respinge la pretesa, di pubblici poteri o di grandi corporazioni, di indirizzare le sensibilità verso il monopolio di un pensiero unico». In conclusione, un augurio: «Per Pesaro inizia oggi un sogno operoso: un sogno sorretto dall’impegno di realizzazioni concrete. Buon anno da capitale italiana della cultura per il 2024».Prima del presidente Mattarella aveva preso la parola il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ricordando un aneddoto che anni prima l’aveva portato a Pesaro. «Facevo ancora il giornalista ed ero venuto a intervistare Landini. Il sindaco Matteo Ricci mi fece fare una passeggiata in città e poi mi chiede: ’che ne dici se lanciamo la candidatura per la Capitale della Cultura?’ Gli dissi che era un’ottima idea, e mai avrei pensato di trovarmi qui oggi in veste di ministro della Cultura a celebrare questo evento». Poi Sangiuliano ha citato Rossini, «un’eredità culturale senza tempo con la forza del suo crescendo, nel suo trascinante volo verso le altitudini di suoni, nell’attesa di un’esplosione finbale». Poi ha parlato dei pesaresi come «esempio di operosità», un’attitudine che deriva dall’essere «su una linea di margine, luogo di soglia tra mare e Apennino, tra nord e sud, dove Pesaro è cerniera, luogo di transito dove si ibridano culture e si intrecciano identià diverse. Questa è la vostra unicità: un saper fare che non è solo evanescente produzione, ma al servizio della comunità; un’immaginazione che diventa materia da plasmare per uno sviluppo concreto». Ha poi elogiato la scelta di coinvolgere i Comuni, «senza chiudersi in un’operazione narcisistica, ma portando un racconto collettivo di cui Pesaro è il cuore pulsante».