venerdì 23 Febbraio 2024
AmbienteEnergia

Quei campi da salvare No ai pannelli fotovoltaici «Metteteli sui tetti qui lasciate l’agricoltura»

Una sfilza di auto parcheggiate in strada in Sala, un centinaio di persone assiepate ai margini di quello che i frequentatori della zona chiamano il prato dei caprioli. Ultimi lembi di paesaggio agrario pressoché integro alle porte della città, le anse del Foglia sullo sfondo, ecosistema nel senso più nobile e pieno. Gli striscioni inalberati, la voglia di far sentire forte la protesta. Perché quei dieci ettari di fertilissimo terreno agricolo, fin qui dispensatore di ottimi foraggi destinati alla produzione del parmigiano, sono diventati il simbolo del ‘no’ al fotovoltaico speculativo su suolo agricolo. ‘I pannelli sui tetti e l’agricoltura sui campi’, recitano quelle pezze. Dal primo sit-in improvvisato di due settimane fa, il popolo degli attivisti si è moltiplicato. Stavolta sono il quintuplo, circa 100, per un evento organizzato dall’associazione locale Upupa, che si occupa di temi ambientali a Villa Fastiggi. Sono venuti anche dagli altri quartieri, e pure dai comuni vicini, perché la minaccia dei campi fotovoltaici ormai è ovunque, con i progetti che piovono sul tavolo degli amministratori approfittando dei buchi di sistema. L’ha spiegato il consigliere regionale Andrea Biancani: «Il decreto legislativo del 2021 considera questi impianti di interesse strategico e pubblico, con l’obiettivo di produrre energia da fonti rinnovabili. Ad oggi una regolamentazione chiara che dica dove si possono fare non è stata ancora emanata. Mancano le linee guida del Governo, manca di conseguenza l’individuazione delle aree idonee da parte della Regione. Il Veneto l’ha fatto senza aspettare, io ed altri consiglieri chiederemo che si faccia altrettanto da noi. A partire da un caposaldo: no al fotovoltaico sui terreni agricoli; essi vanno considerati strategici per altro: per la produzione di cibo, per il paesaggio e l’ambiente, sono la vera risorsa del Paese. Per i pannelli ci sono decine di soluzioni alternative: capannoni, aree industriali, parcheggi, abitazioni, bordi delle strade e via dicendo». «Questo è solo uno dei terreni minacciati – avverte il consigliere comunale Luca Di Dario. Il tema sarà portato al più presto in consiglio comunale. La Regione Marche deve dotarsi di strumenti per consentire alle amministrazioni di dire no». Giulio Formica, della famiglia di produttori e commercianti di foraggio che aveva in affitto quei campi, racconta di come i contratti vengano man mano lasciati decadere: «Le aziende del fotovoltaico propongono agli agricoltori cifre a cui noi non possiamo neppure avvicinarci. Così perdiamo terreni e coltivazioni». Intervengono alcuni cittadini: «Ma quali diavolo di politici abbiamo votato», lamenta uno. C’è chi chiede al sindaco di muoversi. «Ma il sindaco non c’entra niente, non può per legge», è la risposta. «Sensibilizzare la classe politica – l’invito di Biancani – però si può, eccome. Così come prendere una posizione politica netta». E poi verificare l’iter delle autorizzazioni ambientali in Provincia. Alcune famiglie sono scese da Tavullia, dove sono in cantiere due impianti: «Abbiamo acquistato la casa su terreno agricolo – raccontano – e adesso ci ritroviamo i progetti di grandi campi fotovoltaici. Avevamo chiesto di partecipare alla conferenza dei servizi, ci hanno tenuto fuori’. La seconda ondata di fotovoltaico dopo quella partita nel 2010.