venerdì 23 Febbraio 2024
Varie

Ragazzi più forti delle dipendenze «Mi drogavo e spacciavo ma ora ho riacciuffato la mia vita»

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale»: quei gradini, che fanno parte di un percorso per vivere una vita felice, lontana dalle dipendenze e dalle cattive compagnie. Ed è con le parole di Eugenio Montale che ieri, in un teatro Rossini strapieno, si è tenuta la festa de «L’Imprevisto», l’associazione che si occupa di ragazzi e ragazze finiti nel tunnel delle dipendenze. In questa giornata, di grande impatto sono state le dimissioni di quei giovani che hanno finito il percorso riabilitativo e che sono pronti a tornare a casa dalle loro famiglie. Come Luca, di Forlimpopoli, contraddistinto, «da un forte senso di solitudine», dovuto alla mancanza di un padre ed alla timidezza: «Verso gli 11 anni ho iniziato a drogarmi, fino ad arrivare allo spaccio – spiega il giovane –. Mi sentivo grande, potente, pensavo che non mi mancasse più nulla. E’ durato così per 7 anni. Infatti, l’arrivo dei carabinieri a casa mia mi fece capire come tutto quanto fosse finto e costruito sulla sostanza e sulla menzogna. Quando sono entrato in comunità, qui all’Imprevisto, mi sentivo spaesato, era una tortura dover pulire, rifarmi il letto o rastrellare il giardino. Non avevo mai fatto nulla di tutto ciò, mi hanno anche insegnato a tenere in mano una scopa. Ed ora sono qui, 2 anni e 8 mesi dopo, pronto a riprendere in mano la mia vita e tornare nella mia città a testa alta». Oltre a Luca muove i passi in questa nuova vita anche Krizia, 22 anni, emozionata del traguardo raggiunto: «Soffrivo di depressione, ma non sapevo cosa fosse né quali fossero i sintomi, ma ho passato la mia adolescenza ed i primi mesi in comunità al buio, dormendo – racconta la ragazza –. Infatti, nell’adolescenza, dopo tanta solitudine, nel buio di una stanza che non era nemmeno una camera, ho fatto ciò che si era insinuato nella mia testa: ho tentato il suicidio. Ho conosciuto poi le sostanze, che mi hanno allontanato dalla ragione. A 16 anni ho incontrato un ragazzo di dieci anni più grande di me, che provava ad allontanarmi in tutti i modi da ciò che era la mia realtà di allora. Ed è così che mi sono ritrovata a vivere con lui a Bologna, rinchiusa, in un turbinio di ossessione, violenza e sostanze. Dopo quasi tre anni ho trovato il coraggio di scappare e chiamai mia madre. Ci ho messo mesi ad accettare il fatto che avessi davvero il bisogno di una comunità: ero confusa e smarrita. Ora so che io non sono i miei problemi. Io sono Krizia ed ho tutta la vita davanti per continuare a cercare il meglio e non il peggio». «Alcune volte cerchiamo disperatamente di colmare delle mancanze, come l’affetto, con relazioni malate e droga, senza nemmeno rendercene conto – racconta Stefano, 28 anni da Roma –. Grazie ai miei fratelli e a mia sorella, 3 anni fa ho deciso di entrare in comunità non solo per salvare me, ma anche per restituire a mia madre quel figlio che era diventato l’ombra di sé stesso. È stato difficile, ma grazie anche a tutte le persone che mi sono state vicine e che non hanno mai smesso di credere in me, ce l’ho fatta. Chi l’avrebbe detto che ci sarei riuscito? Io non ci avrei creduto 3 anni fa. Invece ho capito che delle volte bisogna sempre credere a tanto, ad un ’imprevisto’ continuo, grande e sempre nuovo». Ad aver «dato le dimissioni», assieme ai tre ragazzi, anche Serena, Viktorjia, Andrea, Daniel, Matteo, Manuel, Cristina e Angela.