domenica 21 Luglio 2024
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La ‘ndrangheta nelle Marche

Finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata – Scico e dei Comandi provinciali della Guardia di Finanza di Ancona e Pesaro-Urbino, coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione – in Calabria e nelle Marche – ad un provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del locale Tribunale che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni per un valore complessivamente stimato in circa 5 milioni di euro.
Uno dei presunti boss, Domenico Laurendi, 54 anni, detto Rocchellina, dal 2005 viveva a Fabriano. Era stato arrestato nel febbraio 2020 insieme a due geometri e un broker, tutti operativi nella città di Fabriano.

Con quell’operazione, ribattezzata Eyphemos (dal greco “famoso, acclamato”), la Squadra Mobile e i carabinieri del Ros decimarono la ‘ndrangheta che opera a Sant’Eufemia d’Aspromonte, nel reggino, considerata dipendente della potente cosca degli Alvaro che sarebbe arrivata a ramificare i suoi interessi economici persino in Australia e in nord America.

In un primo blitz finirono in manette 65 persone, inclusi personaggi politici. In una seconda tranche, nel settembre 2020, furono arrestate altre 9 persone tra cui il 24enne figlio di Laurendi, che a Fabriano aveva la fidanzata e una casa intestata. Società fantasma, aziende costruite come scatole cinesi, imprenditori fittizi, commercialisti compiacenti: c’era tutto questo nel disegno criminale che, per gli inquirenti, vedeva tra i protagonisti Laurendi, che sarebbe riuscito ad allargare il suo raggio d’azione in tutta Italia, anche nelle Marche, e a costruirsi un vero impero.

L’indagine a carattere economico-patrimoniale è stata eseguita da militari appartenenti al Gico del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria e si è concentrata su Laurendi, che aveva interessi imprenditoriali nel settore dell’edilizia e, per gli investigatori, era impegnato a promuovere la creazione di un “banco nuovo” con l’affiliazione di nuovi soggetti e il consolidamento dei ruoli di quelli già cooptati, attraverso il conferimento di doti e cariche.
L’imprenditore avrebbe pianificato le attività economiche attraverso cui riciclare il denaro e avrebbe coordinato operazioni patrimoniali per eludere l’applicazione di misure di prevenzione, con l’intestazione fittizia di beni a lui riconducibili. Reati, tra cui quello di associazione di stampo mafioso, per i quali in secondo grado è stato condannato a 19 anni di reclusione.

Sono stati sequestrati l’intero compendio aziendale di una ditta individuale e due imprese edili, 10 immobili, fra cui 3 terreni e 7 fabbricati, otre a rapporti bancari, finanziari e assicurativi, tra la Calabria e le Marche, per un valore stimato appunto in 5 milioni. A Fabriano i sigilli sono scattati in 2 abitazioni e una società, nel Pesarese ad un terreno.

Roberto Rossi, il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Ancona, intervistato dal quotidiano “Corriere Adriatico” ha commentato: “Dobbiamo partire da un dato: non esistono zone franche e luoghi esenti dalle possibili infiltrazioni mafiose. La criminalità va dove intravede possibilità di profitto. Un territorio florido dal punto di vista economico come le Marche può certo attirare l’attenzione della criminalità. Ma c’è da dire che questa regione ha un vantaggio enorme. E’ una realtà sana, non è predisposta a un certo tipo di malaffare. Qui non si riscontrano fenomeni come la collusione diffusa o l’omertà. Per questo non è affatto facile che le organizzazioni mafiose si infiltrino nella nostra realtà. Ma questo non vuole dire che non sia possibile. Il territorio reagisce per via di un sistema sociale che tiene e per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. L’attenzione che si riserva verso certi fenomeni è altissima, così che si riescono a stroncare sul nascere”.

 

Fonte: Corriere Adriatico del 28/06/2024 a firma di Stefano Rispoli